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Rassegna: percorsi recenti 2005-2015
Ripercorrendo gli ultimi dieci anni di Rassegna, il saggio analizza la relazione tra la natura diacronica e interdisciplinare della ricerca e la contemporaneità sempre più smemorata, iper-settoriale e impaziente. L'autore analizza la relazione tra progettista e comunità, considerando il dualismo che da una parte suggerisce la completa identificazione tra il primo e la seconda, dall'altra parte non si ferma a questo reciproco rispecchiamento l'uno nell'altra, andando oltre. L'autore sostiene l'importanza di non separare la ricerca dalla razionalità, l'idea dalla concretezza, l'apparenza dalla sostanza, la storia dalla realtà, l'etica dal progettoRetracing the last ten years of Rassegna, the essay analyzes the relationship between the diachronic and inter- disciplinary nature of the research and the increasingly forgetful, hyper-sectorial and impatient contemporaneity. The author analyzes the relationship between designers and community, considering the dualism that on one hand suggests the complete identification between the first and the second, on the other hand leads not to stop at this mutual mirroring in each other, going beyond that. The author supports the importance of not separating research from reality, idea from concreteness, appearance from substance, history from actuality, ethic from design. She points up the difference between being out of fashion (almost a duty for those who do research) or out of time.
In the essay are mentioned some of the special issues of the review: on Ernesto Nathan Rogers, on the architecture of the «reconstruction» in Italy, on the transformation of Rome, on Marcello Piacentini and Franco Albini, on the languages of contemporary architecture, on the dynamic character of the building restoration, on the brazilian School of São Paulo, on the relationship between creativity, technique and technology
Ingegneria oggi. Editoriale
L’ingegneria pop è la fine della fase “adolescenziale” della disciplina, o invece il suo opposto, una sorta di regressione infantile? È l’inizio dello sviluppo dell’età matura, dove tutto è permesso; o la fase finale di un’involuzione senile, dove ogni discorso è incapace di declinare un senso, un significato, e si avviluppa invece su se stesso, creando soluzioni complesse per problemi semplici, noti? Iori e Poretti dichiarano, all’inizio del loro saggio, come il discorso sia da una parte necessario e dall’altra inevitabilmente aperto, perchè «la scarsità di studi storici specifici rende incompleta e lacunosa la stessa conoscenza dell’avventurosa vicenda dell’ingegneria moderna». Riprendendo questo dibattito, dunque, «Rassegna» si propone sin d’ora di alimentarlo
Il progetto per il Palazzo dell’acqua e della luce all’E 42
Il saggio illustra una ricerca svolta su un progetto presentato (fine anni ’30) per l’E42 da un gruppo di architetti tra i più noti del razionalismo italiano: Albini, Gardella ed altri. Progetto simbolo, non realizzato e poco studiato, però di grande interesse per la storia dell’architettura italiana del Novecento e di grande attualità per l’influenza esercitata ancora oggi sull’architettura contemporanea italiana e soprattutto straniera. Il primo obiettivo –necessitato - è stato quello di approfondire il progetto, basandosi sul materiale rintracciato prevalentemente presso archivi privati. Il secondo è stato quello di elaborare un’analisi critica: storica, estetica, compositiva, politica. È stato predisposto un modello in 3D attraverso un’inedita e rigorosamente documentata ricostruzione virtuale del progetto, mai realizzato proprio perché troppo moderno nella sua antimonumentalità per la retorica del regime. Il modello ha permesso di verificare sia gli spazi esterni sia quelli interni dell’edificio, fornendo la base (e una documentazione aggiuntiva) per una rivisitazione attualissima di una stagione di grande rilevanza per lo sviluppo del pensiero architettonico. L’originalità dell’approccio e la rilevanza teorica del risultato stanno nell’aver coniugato il rigore storico della ricerca con la concretezza dell’analisi progettuale e compositiva
Ritorno al futuro. La visione di Lina Bo Bardi
Il Leone d’oro alla memoria di Lina Bo Bardi è l’occasione per una riflessione sul rapporto fra l’architettura e le diverse
identità culturali, fra tradizione e progresso, fra identità e togetherness; in un momento in cui la crisi pandemica
mondiale sembra segnare un vero e proprio tornante nella storia.
Lina capì molto in fretta le criticità del tempo. Per questo insistette, inascoltata, sulla dimensione sociale del lavoro
dell’architetto, seguendo un approccio integrale ai temi dell’ambiente.
Contestò sia la scommessa su uno sviluppo incontrollato, banale e disumano sia l’ideale passatista dei movimenti
postmoderni. Lavorò su un diverso concetto di modernità, visionario senza essere paranoico, legato alla storia senza
essere passatista, comune senza essere banale, fondato sulla possibilità di farsi carico della tradizione e delle diversità
coniugando identità e meticciato.
Rifiutando il culto della purezza, propose una idea dinamica di identità dove insieme è la parola chiave. E coordinare
non è semplicemente connettere ma cogliere l’unità di fondo del tutto.
Nella sua lezione si può trovare una chiave per formulare un’ipotesi di futuro sostenibile. La rilettura delle sue opere ci
sfida a imparare, anche dalle culture indigene un altro modo di “architettare” il futuro. Non per fare le stesse cose di
un tempo. Ma per pensare in modo diverso, con una saggezza che abbiamo perduto, progetti nuovi per un mondo
nuovo.Back to the Future. The Vision of Lina Bo Bardi.
The awarding of the Golden Lion in memory of Lina Bo Bardi is an occasion for a reflection on the relationship
between architecture and diverse cultural identities, between tradition and progress, between identity and togetherness.
All at a time when the global pandemic crisis appears to mark a true and proper turning point in history.
Lina quickly understood the critical questions of her era. For this she insisted, her cries falling on deaf ears, on
the social dimension of the architect’s labours, pursuing an approach that integrated environmental questions.
She contested both the investment in uncontrolled, banal and inhuman development, and the past-thinking
ideal of postmodern movements. She worked with a diverse concept of modernity, which was visionary without
being paranoid, bound to history without being rooted in the past, common without being banal, founded on the
possibility to accept tradition and diversity, combining identity with hybridization.
Refuting the cult of purity, she proposed a dynamic idea of identity, rooted in the keyword together. Coordinating
was not simply a question of connecting, but understanding the underlying unity of everything.
Her lesson offers us a key to formulating a hypothesis for a sustainable future. The re-examination of her work
challenges us to learn, also from indigenous cultures, another way of “designing” the future. Not to repeat what has
already been done. But a different way of imagining, with an intelligence we have lost, new projects for a new world
L’insegnamento di Marcello Rebecchini
The teaching of architecture inherently possesses
something impossible to measure: an ethic, an
interpretation of the present and of history. Marcello
Rebecchini sought «the correct distance» between himself
and the object of his lessons. He moved almost with
circumspection, in order not to avoid being overrun by
momentary passions, aware of transmitting not only the
rudiments of an art but also a vision of life. He employed
only a few images to seek its essence and fix it in the mind
of his students, while warning against the risk of a purely
positivist or merely idealistic approach.
He considered poor teachers those who exchanged
«intuition for fantasy, personality for egocentrism,
individuality for a disinterest in social issues, [...] logic for
aridness, objectivity for anonymity». Creative freedom – he
believed – brought out its best when subjected to
limitations. For this reason, he desired that his students
confront the design of high-density dwellings: the family
home, the econo
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