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Sviluppo al capolinea. Le crisi che l’Italia deve risolvere per non precipitare
Da più di tre decenni lo sviluppo italiano ha subito una battuta d’arresto e oggi il Paese appare fermo al capolinea. Grazie a un’imponente mole di dati ed esempi significativi, Pier Giorgio Ardeni traccia un quadro completo – e drammatico – dei grandi mali che rischiano di travolgerci: la crisi demografica, con l’invecchiamento della popolazione e la bassa natalità; la crisi del sistema produttivo e del lavoro, dovuta alla mancanza di investimenti pubblici e privati, all’impatto dell’automazione e soprattutto all’aumento della precarietà stabilito dalle nefaste riforme del lavoro; gli squilibri tra Nord e Sud, tra uomini e donne, tra giovani e adulti, dettati da politiche sociali irresponsabili; e infine gli effetti della crisi ecologica, con alluvioni, siccità e dissesto idrogeologico, che ci chiamano a superare un modello di sviluppo “produttivista” cresciuto sullo spreco di natura
Across the Ocean to the Land of Mines
This is a book of thousands of stories, names and family names of those that flew from the Apennine mountains of Bologna and Modena – between 1885 and 1915 – to the US and were part of the exodus known as the Great Italian Emigration. Swarms of men, women and children who, out of sheer lack of a decent living, moved from villages like Gaggio Montano, Fanano, Montese, Lizzano in Belvedere and Sestola, to labor in the American Midwest of Illinois and Oklahoma. These mountain villagers found themselves in the prairies crossed by rivers and valleys like the stunning Spoon River valley, but their lives were anything but idyllic. They toiled, suffered and sometimes paid with their lives as they tried to support families both in America and back in their homeland. The majority of them went down the bowels of the earth, digging and excavating “black diamonds” from the coal mines with their bare hands and tools. Many of them stayed and forged new lives, contributing to America’s melting pot; others, such as Vittorio Ardeni (the grandfather of the author), returned to Italy. And all of them were exposed to the ruthless capitalism of the Industrial Age that saw them as nothing more than cheap, dirty, soulless hands only apt to work. And yet, thanks to their struggle and sacrifice, their were able to contribute to the great leap of both the US and Italy into an era of increased wealth and improved living conditions. The work presented here is the result of years of research into the archives of Italy and the US, including the Immigration Records and the Passenger Lists at Ellis Island, the National Archive and Record Administration (NARA) files, the American Census data, the Naturalization and Passport applications, various on-line archives and even the church and population archives in the parishes and municipalities of Italy. The research has been enriched by interviews with the direct descendants of the immigrants and their collections of photographs, documents and letters
Le classi sociali in Italia oggi
Alla fine, il capitalismo maturo della globalizzazione è stato capace di traghettarci in un mondo dove le antiche divisioni di classe sono tornate a fare la differenza.
Esistono ancora le classi sociali in Italia? Esiste una borghesia e un proletariato o siamo diventati tutti ceto medio? E in che modo ceti e classi influiscono sulla crisi della democrazia e della rappresentanza?
Cinquant’anni fa Paolo Sylos Labini pubblicò il Saggio sulle classi sociali, un libro fondamentale che rivoluzionò l’idea stessa della struttura sociale italiana, mettendo in luce come negli anni del boom economico fosse nato un vasto ceto medio, non più proletario e non ancora borghese, ormai egemone. In questo mezzo secolo, nessuno è più tornato a indagare così in profondità la società e per molto tempo ci si è accontentati di dire che «le classi non ci sono più», che «la guerra di classe è finita» e perfino che «ora siamo tutti classe media».
Pier Giorgio Ardeni è ‘tornato sul luogo del delitto’ e riprende il lavoro di analisi laddove lo aveva lasciato Sylos Labini. Il risultato della sua ricerca descrive i cambiamenti intervenuti e come l’Italia intera è attraversata da differenze sociali che permangono forti e nette, che limitano la mobilità sociale, l’accesso all’istruzione, le possibilità e le opportunità. Certo, le classi non sono più quelle di un tempo perché sono mutate le professioni e gli stili di vita, ma esistono ancora, dopo che ci avevano convinto che in questa nostra società ‘liquida’ si fossero dissolte.
Queste pagine, seguendo passo passo come si è evoluta la struttura di classe in Italia e quantificando il peso dei vari strati e ceti nel mutare delle loro caratteristiche e composizione, vogliono mostrare come alle disuguaglianze nella distribuzione del reddito corrispondano differenze nella professione e nel titolo di studio e come la struttura sociale influisca ancora sui rapporti di potere. Il peso relativo delle classi è variato e con esso il loro peso ‘politico’, nei canali della rappresentanza. Un libro che vuole dimostrare come le classi esistano ancora, eccome, ed è da queste che bisogna ripartire per ripensare la crisi della democrazia e della rappresentanza
Dagli Appennini allo Spoon River. Storie dell'emigrazione dalla montagna bolognese e modenese verso l'America tra Ottocento e Novecento
Questo è un libro di storia, la storia di un paese che all’indomani dell’unificazione si trovò arretrato e quanto mai spossessato, povero e diseguale, e che in buona parte non trovò altra via per l’emancipazione se non emigrare in cerca di miglior destino. Questo è un libro di storie, centinaia, migliaia di storie che vanno a comporre la storia di quell’esodo che fu la Grande Emigrazione italiana. Sulle tracce di Vittorio Ardeni che partì ragazzo in cerca di fortuna, seguendo un gruppo di gaggesi che
viaggiarono fino a Le Havre e salparono per l’America per andare a lavorare nelle miniere di carbone dell’Illinois, la ricerca si allarga alle schiere di uomini, donne e bambini che da quella cerchia di paesi dell’Appennino bolognese e modenese in un venticinquennio, tra l’Ottocento e il Novecento, andarono a popolare il midwest americano tra i Territori Indiani e le praterie dell’Illinois, in quelle valli attorno allo Spoon River dove negli stessi anni Edgar Lee Master scriveva la sua Antologia. La-
vorarono, faticarono, a volte ci lasciarono la pelle, più spesso trovarono una nuova vita, ingrossando le fila dell’America del melting pot. Molti restarono, immigrati in terra straniera, molti tornarono, tutti
sperimentando la faccia feroce del capitalismo delle origini. Questo è un libro di nomi e cognomi, dove ritrovare le storie di molti nonni e avi, cinquemila storie di gente di Gaggio, di Fanano, di Montese, di Lizzano e di Sestola, di montanari d’Appennino che hanno fatto la storia dell’Italia randagia, quell’Italia che anche grazie a quell’esodo fece il salto verso lo sviluppo e la modernità
La Basilicata e il Mezzogiorno tra autonomia e sviluppo
From Carlo Levi to Franco Cassano, Basilicata and the Mezzogiorno
were interpreted in the light of the idea of autonomy, originating
from that peasant world of which Levi had seen its own autonomous civilization emerge, then crushed by the advance of modernity and the so-called development, which would overturn its social structure and culture. Peasant movements and the struggles for better living conditions will end with the advancement of reforms and industrialization policies, while emigration and the abandonment of the land will make agriculture marginal. Within twenty years, with the social change thus induced in the demography and in the economy, the transformation of the South will be completed. Autonomy and development will remain the horns of the dilemma for the growth of the South
Revisiting Italian emigration before the Great War: a test of the standard economic model
Among the various statistical studies on migration before the Great War, Italy has received little attention, with a few notable exceptions. The standard economic approach explains emigration to any given country as driven by relative wages, relative employment rates, and the stock of previous emigrants to that country, the “network”. This paper improves on earlier contributions by covering all Italian migration outflows between 1876 and 1915 to the most significant destination countries, taking all countries separately and simultaneously and adopting the most consistent and up-to-date econometric approaches. As it turns out, the standard model is only partially confirmed when accounting for heterogeneity of destinations, whereas other relevant hypotheses are not accepted
La trappola dell’efficienza
La trappola dell’efficienza è una critica di quel modello economico che si basa sull’idea di una crescita illimitata e sull’incessante ricerca dell’efficienza che la garantisce. Una visione che conduce a una netta separazione tra quanto teorizzato e la realtà limitata ed esauribile in cui viviamo. Per evitare instabilità, disuguaglianze e crisi climatiche e per garantire benessere sociale e ambientale, serve ripensare il capitalismo. Dobbiamo uscire dalla trappola dell’efficienza e compiere scelte che sappiano guidarci verso un diverso sviluppo, più rispettoso del pianeta
Le radici del populismo. Disuguaglianze e consenso elettorale in Italia
Negli ultimi anni movimenti e partiti populisti hanno registrato, in Italia come in Europa, un costante aumento di consensi. Certo, pesano il risentimento contro le élite e le ansie provocate dall’insicurezza, l’immigrazione e la paura della perdita delle tradizionali identità ‘culturali’, ma sono le disuguaglianze il vero, potente, motore del loro successo: disparità economiche, sociali e culturali, sia tra i ceti che tra i territori, che hanno creato una ‘classe dimenticata’.
Analizzando il nostro paese da nord a sud e dai centri alle periferie, mettendo insieme risultati elettorali e peculiarità economiche e demografiche, Pier Giorgio Ardeni arriva a un’evidenza incontestabile: che il successo dei populismi trae linfa da divari di condizione a cui non è stata data risposta. I poveri contro i più ricchi, i ceti ‘non protetti’ contro quelli ‘garantiti’, le aree interne e periferiche contro quelle urbane. Scopriremo che se vogliamo salvaguardare la nostra democrazia, non c’è altra strada che affrontare il problema alla radice: ridurre le disuguaglianze
Alla ricerca dello sviluppo. Un viaggio nell'economia dell'Italia unita
Gli autori guardano inizialmente «dentro al PIL», lungo
fasi e trend scanditi da punti di svolta cruciali, poi «al
di qua del PIL», analizzando la demografia e le determinanti
del prodotto dal lato dell’offerta e della domanda
e, infine, «oltre il PIL», misurando il benessere e gli effetti
della recente «rivoluzione industriale». Trovano così un
paese che ha inseguito lo sviluppo prima lentamente,
poi con passo più rapido e proficuo, per arrivare però al
XXI secolo con il fiato corto: se il benessere non ha coinciso
con l’evoluzione del reddito, nelle molte Italie, con
la nuova rivoluzione industriale, il Paese ha patito tanto
la jobless growth quanto le disuguaglianze crescenti,
con una evidente regionalizzazione degli squilibri. Tuttavia
l’Italia può ancora farcela, ma si deve abbandonare
la convinzione errata che si possa avere progresso
economico senza investire in ricerca e conoscenza
Task Team on Improving Support for Monitoring Development Goals - Country case study: Yeme
Analysis of MDG indicators in Yemen's PRSP: a country stud
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