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    MAP Position Paper (Italy, Tuscany) - Alternative Rural futures (Foresight)

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    The foresight exercise1 carried out by the Tuscany MAP represented a first attempt to align the work achieved in the MAP cycle with the policy cycle of the National Strategy for Inner Areas (SNAI). The SNAI is an integrated policy addressing issues related to depopulation and low access to basic services by enhancing the preconditions for territorial development and promoting local development projects. The rural area selected by the MAP for this task is the SNAI Pilot area of Garfagnana-Lunigiana-Media Valle del Serchio-Appennino Pistoiese. All four of the localities encompassed are, each to their specific extent, affected by remoteness, depopulation (especially of young people), ageing, loss of functions and lack of territorial control, with ensuing social and economic costs. Inaction in addressing these main challenges could potentially strengthen the vicious circle of marginalisation (Strategia d’Area, 2018)

    Lotta allo spreco, assistenza alimentare e diritto al cibo: punti di contatto e controversie

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    In Europa, e non soltanto, la fatale combinazione di crisi economica, da un lato, e politiche di austerità degli ultimi anni, dall’altro, ha messo a dura prova la sicurezza alimentare di individui e famiglie, costretti a ricorrere a varie strategie per far fronte alle difficoltà economiche (Lambie-Mumford e Dowler, 2015; Pfeiffer et al., 2015). Nei Paesi ricchi, dove la disponibilità di cibo non costituisce un problema, l’insicurezza alimentare è, dunque, prima di ogni cosa una questione di reddito inadeguato (Riches e Silvasti, 2014). In Italia, come mostra l’ultimo rapporto di Caritas sulle povertà1, alla base della richiesta d’aiuto ci sono problemi economici (55%), occupazionali (43%) e disagio abitativo (18%). Il rapporto non fa esplicito riferimento al bisogno alimentare perché si ritiene che chi non può mangiare non disponga di un reddito adeguato a garantirsi uno standard di vita accettabile (Caritas, 2015). Infatti, nell’assenza di un apposito indicatore di insicurezza alimentare – elemento comune a molti Paesi europei (Lambie-Mumford e Dowler, 2015), Italia compresa – a fungere da campanello d’allarme è stato l’aumento della domanda di assistenza alimentare e il conseguente diffondersi di iniziative messe in atto per affrontare quest’emergenza (Caraher e Cavicchi, 2014). Senz’altro, le mense per i poveri sono sempre esistite, costituendo uno dei principali strumenti rivolti alla cosiddetta “alta marginalità”, con cui si è cercato di rispondere alle necessità di senzatetto, rifugiati e di quanti vivono in povertà cronica (Lambie-Mumford e Dowler, 2015). Almeno in Italia, tuttavia, il fenomeno degli ultimi anni si è caratterizzato per la “normalizzazione sociale” degli utenti (Caritas, 2014), il cui profilo sembra essersi esteso dall’alta marginalità, pur sempre presente, verso fasce di popolazione che si consideravano sicure dal punto di vista alimentare. Al contempo, con la probabile complicità della crisi economica e della riduzione dei consumi, si è levato da più parti un forte interesse per la questione dello spreco alimentare. Nel 2012, il Parlamento Europeo ha approvato una “Risoluzione su come evitare lo spreco di alimenti: strategie per migliorare l'efficienza della catena alimentare nell'UE” (Parlamento europeo, 2012), con cui sollecitava la Commissione Europea e gli Stati Membri ad affrontare con urgenza il problema, mettendo in atto e incoraggiando misure di riduzione degli sprechi lungo tutta la filiera. Il 2014 è stato dichiarato “Anno europeo per la lotta allo spreco” e anche Expo ha dato visibilità al tema, promuovendo un dibattito che ha ottenuto una certa risonanza da parte dei media. Ulteriori spunti alla discussione sono poi giunti dalla Francia, dove di recente è stata approvata, come emendamento alla legge sulla transizione energetica, l’introduzione del reato di spreco alimentare e dell’obbligo, per i punti vendita maggiori di 400 metri quadrati, di donare le proprie eccedenze alle associazioni di volontariato affinché le distribuiscano agli indigenti. In Italia, è giunta al Senato proprio in questi giorni una proposta di legge anti-spreco la quale, attraverso un sistema di incentivi, incoraggia a risolvere il problema legandolo con l’attività di tutti quei soggetti che, a vario titolo, forniscono assistenza alimentare ai più bisognosi. Per dare un’idea delle quantità potenziali di cibo in gioco, una recente indagine del Politecnico di Milano ha messo in evidenza che la filiera agroalimentare italiana, consumatori compresi, produce ben 5.6 milioni di tonnellate di eccedenze. Se è vero che recupero e ridistribuzione di queste eccedenze sono in aumento, arrivando al 9%, è pur sempre vero che più di 5 milioni di tonnellate di alimenti perfettamente commestibili finiscono in discarica ed è, pertanto, molto difficile essere in disaccordo con l’affermazione secondo cui “la coesistenza tra l’enorme spreco di cibo, l’insostenibilità ecologica e l’aumento della povertà alimentare è eticamente intollerabile” (nostra traduzione da Riches, Silvasti, 2014:8). Se consideriamo le opzioni della cosiddetta “gerarchia dei rifiuti alimentari” (Papargyropoulou et al., 2014), al primo posto troviamo la prevenzione, ossia le azioni che vanno nel senso di minimizzare a monte eccedenze e sprechi di cibo evitabili; la donazione del surplus per ridurre la povertà alimentare si colloca al secondo posto e, infine, la terza possibilità è quella della conversione per l'alimentazione animale. In un contesto, come quello appena descritto, di forte attenzione verso lo spreco, da un lato, e di aumento della povertà e della domanda di assistenza alimentare dall’altro, tentare di combinare la risposta a questi due bisogni è diventato una sorta di imperativo per molti soggetti che svolgono attività di assistenza alimentare e che, almeno in parte, utilizzano e ridistribuiscono risorse altrimenti destinate a diventare rifiuti. Tuttavia, si possono identificare a partire dalla letteratura scientifica disponibile e facendo riferimento nello specifico ad alcune iniziative nazionali e locali, una serie di criticità legate all’incontro tra lotta allo spreco e lotta alla povertà. Il presente lavoro si propone, dunque, di evidenziarne i nodi problematici e proporre alcune riflessioni, rimandando l’approfondimento allo studio condotto in parallelo nell’ambito del progetto Transmango, in cui viene identificato un set di pratiche che uniscono recupero delle eccedenze e assistenza alimentare ai bisognosi

    Digitalisation in rural areas: exploring perspectives and main challenges ahead

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    This paper offers a comprehensive critical review on digitalisation in rural areas, drawing on international and EU policies, scientific and grey literature and real-life examples from two European H2020 research projects. In doing so, it aims at providing a basic conceptual framework encompassing three main intervention areas, with relative sub-themes, identified as relevant for rural areas, namely: the rural digital divide, the attractiveness of rural areas and opportunities for strengthening local gov-ernance. For each of these broad themes, the role of digital tools is explored and sup-ported by case study examples providing valuable insights and real-life applications in rural settings

    Measuring the sustainability performances of the Italian regions

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    The aim of this paper is twofold, methodological and empirical. From the methodological point of view it aims at contributing to the debate about composite indi- cators, from the empirical one it assesses the relative sustainability of the Italian regions. Instead of building a single composite indicator (score) for each region, we calculate many composite indices by combining different weighting systems and rules of normalization and aggregation. In this way, we get a distribution function of the ranks (and a plausible rank range) for each country. Such an approach represents a good compromise between the need of synthesising the information provided by many variables and the need to avoid the loss of relevant information that occurs when several indicators are aggregated into a single composite index

    MAP Position Paper (Tuscany, Italy) - Towards sustainable and resilient value chains

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    This position paper summarises the results from the work carried out in the third MAP (Multi-Actor Platform) Cycle by three MAPs in Tuscany (Italy). The reason for selecting ‘Sustainable value chains’ as a topic in all three MAPs is the strong interest in, and/or long experience of, this topic by the MAPs members. This position paper is based on desk-based research carried out by the MAPs’ monitor and facilitator, as well as on stakeholder engagement activities carried out in the MAPs

    Povertà alimentare: pianificazione guidata per il sistema di assistenza in Toscana

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    Questo articolo segue ad altri contributi precedentemente apparsi su questa rivista incentrati sul tema della sicurezza alimentare e nutrizionale ed il ruolo giocato dalle diverse forme di contrasto alla povertà alimentare. Arcuri e colleghi (2015) avevano analizzato i punti critici nell’implementazione del principio del diritto al cibo nelle politiche alimentari, secondo un approccio sistemico. Successivamente, gli stessi autori (Arcuri et al., 2016a) si sono soffermati sulle opportunità e i possibili conflitti che possono sorgere nel perseguire obiettivi di riduzione degli sprechi e, al contempo, di contrasto alla povertà. Il presente contributo si concentra sul ruolo delle organizzazioni che forniscono assistenza alimentare, le quali si trovano a fronteggiare le “tensioni” tra aiuto caritativo, efficienza della filiera e diritti umani. In una fase preliminare, abbiamo svolto un’indagine (con un focus sulla Toscana2) finalizzata a caratterizzare il sistema di assistenza, i principali attori, le competenze, le risorse impiegate e le forme di aiuto sviluppate. Oltre all’analisi della letteratura accademica e “grigia” disponibili, sono state svolte venti interviste in profondità, visite in loco e partecipazione diretta ad eventi (Arcuri et al. 2016b). L’indagine preliminare ha messo in luce alcune vulnerabilità del sistema di assistenza alimentare: il delicato equilibrio tra attori, risorse e responsabilità rende il sistema esposto alla domanda crescente e sempre più diversificata, in un contesto di carenza ma soprattutto di instabilità di risorse. Inoltre è emerso che gli operatori stanno riconsiderando il proprio ruolo per rispondere alle necessità dei gruppi più vulnerabili della popolazione, a partire dalla consapevolezza che l'assistenza alimentare rappresenta un primo passo verso l'inclusione sociale (www.eurofoodbank.eu). Al fine di comprendere le sfide attuali e le possibili direzioni per la mitigazione della povertà alimentare è stata riconosciuta l’importanza, in primis dagli attori protagonisti del sistema, di adottare un’ottica di medio-lungo termine. Avendo come principale interlocutore Caritas, abbiamo coinvolto i principali attori in Toscana, come il Banco Alimentare, la Regione, la Grande Distribuzione Organizzata (Gdo) e alcuni esperti in materia. Con essi abbiamo facilitato una riflessione partecipata durante due workshop, adottando la metodologia dell’elaborazione di scenari e percorsi di transizione, spesso utilizzati, sia dal pubblico che dal privato, per testare la fattibilità di una politica o di un progetto per il futuro. L’obiettivo principale è stato quello di discutere e articolare in concreto un’"Alleanza per il Cibo", quale “visione” desiderata (suggerita durante le interviste dagli stessi attori del sistema di assistenza) ma ancora astratta. In maniera collettiva, sono state affrontate le modalità e gli strumenti di collaborazione per adeguare le pratiche dell’assistenza alimentare alle necessità emergenti

    La sicurezza alimentare come diritto: per un approccio sistemico

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    Il tema della sicurezza alimentare globale ha acquisito una nuova centralità a partire dal biennio 2007-2008 in cui, a causa dell’improvviso aumento dei prezzi agricoli, milioni di persone al mondo hanno registrato un peggioramento delle condizioni di vita, particolarmente drammatico nei Paesi in via di sviluppo (Cohen, Smale, 2014). È stato stimato che l’incremento dei prezzi del cibo, che ha causato un effetto reddito negativo per le famiglie, si è tradotto in alcuni Paesi in un aumento della spesa pubblica finalizzata ad alleviare la povertà superiore al 3 per cento del Pil1(Dessus et al., 2008). Il perdurare della crisi economica, ambientale ed energetica implica una rielaborazione del concetto di sicurezza alimentare, ormai sempre meno inquadrato attraverso le categorie Nord – Sud tipiche dell’immaginario collettivo e delle narrative sottintese alle politiche in questo ambito (Godfray et al., 2010; Cordell et al., 2009). Anche in Europa, la crescita della povertà rende necessaria una riflessione specifica sulle politiche per la sicurezza alimentare interna, rimaste sostanzialmente ferme alle enunciazioni del Trattato di Roma

    La sicurezza alimentare come diritto: per un approccio sistemico

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    Il tema della sicurezza alimentare globale ha acquisito una nuova centralità a partire dal biennio 2007-2008 in cui, a causa dell’improvviso aumento dei prezzi agricoli, milioni di persone al mondo hanno registrato un peggioramento delle condizioni di vita, particolarmente drammatico nei Paesi in via di sviluppo (Cohen, Smale, 2014). È stato stimato che l’incremento dei prezzi del cibo, che ha causato un effetto reddito negativo per le famiglie, si è tradotto in alcuni Paesi in un aumento della spesa pubblica finalizzata ad alleviare la povertà superiore al 3 per cento del Pil1(Dessus et al., 2008). Il perdurare della crisi economica, ambientale ed energetica implica una rielaborazione del concetto di sicurezza alimentare, ormai sempre meno inquadrato attraverso le categorie Nord – Sud tipiche dell’immaginario collettivo e delle narrative sottintese alle politiche in questo ambito (Godfray et al., 2010; Cordell et al., 2009). Anche in Europa, la crescita della povertà rende necessaria una riflessione specifica sulle politiche per la sicurezza alimentare interna, rimaste sostanzialmente ferme alle enunciazioni del Trattato di Roma

    Povertà alimentare: pianificazione guidata per il sistema di assistenza in Toscana

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    Questo articolo segue ad altri contributi precedentemente apparsi su questa rivista incentrati sul tema della sicurezza alimentare e nutrizionale ed il ruolo giocato dalle diverse forme di contrasto alla povertà alimentare. Arcuri e colleghi (2015) avevano analizzato i punti critici nell’implementazione del principio del diritto al cibo nelle politiche alimentari, secondo un approccio sistemico. Successivamente, gli stessi autori (Arcuri et al., 2016a) si sono soffermati sulle opportunità e i possibili conflitti che possono sorgere nel perseguire obiettivi di riduzione degli sprechi e, al contempo, di contrasto alla povertà. Il presente contributo si concentra sul ruolo delle organizzazioni che forniscono assistenza alimentare, le quali si trovano a fronteggiare le “tensioni” tra aiuto caritativo, efficienza della filiera e diritti umani. In una fase preliminare, abbiamo svolto un’indagine (con un focus sulla Toscana2) finalizzata a caratterizzare il sistema di assistenza, i principali attori, le competenze, le risorse impiegate e le forme di aiuto sviluppate. Oltre all’analisi della letteratura accademica e “grigia” disponibili, sono state svolte venti interviste in profondità, visite in loco e partecipazione diretta ad eventi (Arcuri et al. 2016b). L’indagine preliminare ha messo in luce alcune vulnerabilità del sistema di assistenza alimentare: il delicato equilibrio tra attori, risorse e responsabilità rende il sistema esposto alla domanda crescente e sempre più diversificata, in un contesto di carenza ma soprattutto di instabilità di risorse. Inoltre è emerso che gli operatori stanno riconsiderando il proprio ruolo per rispondere alle necessità dei gruppi più vulnerabili della popolazione, a partire dalla consapevolezza che l'assistenza alimentare rappresenta un primo passo verso l'inclusione sociale (www.eurofoodbank.eu). Al fine di comprendere le sfide attuali e le possibili direzioni per la mitigazione della povertà alimentare è stata riconosciuta l’importanza, in primis dagli attori protagonisti del sistema, di adottare un’ottica di medio-lungo termine. Avendo come principale interlocutore Caritas, abbiamo coinvolto i principali attori in Toscana, come il Banco Alimentare, la Regione, la Grande Distribuzione Organizzata (Gdo) e alcuni esperti in materia. Con essi abbiamo facilitato una riflessione partecipata durante due workshop, adottando la metodologia dell’elaborazione di scenari e percorsi di transizione, spesso utilizzati, sia dal pubblico che dal privato, per testare la fattibilità di una politica o di un progetto per il futuro. L’obiettivo principale è stato quello di discutere e articolare in concreto un’"Alleanza per il Cibo", quale “visione” desiderata (suggerita durante le interviste dagli stessi attori del sistema di assistenza) ma ancora astratta. In maniera collettiva, sono state affrontate le modalità e gli strumenti di collaborazione per adeguare le pratiche dell’assistenza alimentare alle necessità emergenti
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