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    Un accordo sulla produttività pieno di nulla (di buono)

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    La lettura del testo definitivo dell’accordo sulla produttività proposto da Confindustria in data 16 novembre 2012 (Linee programmatiche per la crescita della produttività e della competitività in Italia) per la firma da parte delle varie organizzazioni imprenditoriali e sindacali delle imprese e dei lavoratori, e portato poi al tavolo di discussione con il Governo in data 21 Novembre 2012, induce preoccupazione e sconforto, per quello che dice e per quello che non dice. Gli anni trascorsi dal famoso protocollo sottoscritto il 23 luglio 1993 si vedono tutti, come si notano i passi indietro fatti dalle parti sociali rispetto alla prospettiva nell’ambito della quale si muoveva quel patto, da un lato il rientro dall’inflazione, dall’altro l’avvio dei due livelli di contrattazione e la volontà di introdurre modalità di partecipazione sostanziale entro le imprese anche mediante – ma non solo – meccanismi retributivi premianti. Il rientro dall’inflazione non è certo oggi il tema rilevante – mentre all’opposto vi è quello della deflazione. Ma quello dei modelli contrattuali e delle modalità di partecipazione lo dovrebbe essere di certo se ci si propone di affrontare la questione del declino della produttività (Antonioli, Pini, 2009). Leggendo il testo non sembra proprio questo il caso. Andiamo, con ordine, le cause del declino, le proposte per affrontarlo, gli effetti possibili, le questioni aperte nel dettagli

    Il contesto di riferimento

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    La pandemia COVID-19 ha rappresentato la più grande emergenza sani-taria dal secolo precedente e, come ci si aspettava, la crisi sanitaria ha portato con sé una delle crisi economiche più profonde affrontate negli ultimi de-cenni, che non ha lasciato scampo a nessuna economia, toccando in maniera pesante anche le economie mondiali più forti che, anche se in alcuni casi non hanno visto i loro indicatori economici diventare negativi come la Cina da cui tutto è partito, hanno certamente visto rallentare la loro crescita. Le ca-ratteristiche di questa crisi però si presentano piuttosto diverse da quelle pre-cedenti; la pandemia ha generato uno shock nell’intera economia che ha cau-sato enormi perdite al sistema

    Survey alle imprese aderenti. Formazione e innovazione durante la pandemia

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    Le analisi presenti in questo capitolo si basano su un’indagine che ha riguardato circa 7.000 imprese presenti sul territorio della regione Emilia-Romagna. Il presente studio mira ad accrescere il capitale informativo già messo a disposizione nei precedenti lavori sulle imprese aderenti a Fondartigianato e costituisce elemento essenziale per la definizione di strategie regionali a sostegno degli interventi focalizzati sulla formazione per le imprese artigiane emiliano-romagnole. L’analisi intende fornire una fotografia del panorama regionale all’indomani dell’inizio della pandemia COVID-19, quando una profonda crisi ha colpito l’economia mondiale, causando uno spostamento di forze e risorse verso quei settori che ne sono stati particolarmente colpiti

    INDUSTRIAL RELATIONS, TECHNO-ORGANIZATIONAL INNOVATION AND FIRM ECONOMIC PERFORMANCE

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    In the last decades the changes in firm’s organizational structures has attracted great interest because of their widespread diffusion. At the same time technological innovation, especially in the domain of ICT, has also experienced a rapid diffusion. Several works have tried to disentangle the linkage between innovation and its determinants as well as to uncover the relation between techno-organizational changes and firm economic performances. I likewise conduct an empirical investigation using original information collected through a questionnaire administered to union representatives of manufacturing firms with at least 20 employees located in a province of Northern Italy, Reggio Emilia. The phases of the analysis are two: at first, the aim is to uncover the relationship between a participative industrial relations regime, contractual flexibility and the propensity to innovate; secondly, I investigate on the existence of linkages between several innovation activities, namely technology, organization, ICT and training, on the one hand, and firm economic performance, on the other. The results can be summed up as follows. First, the participative aspects of the industrial relations system and contractual flexibility show a nexus mainly with two kinds of innovative spheres: organization and training. Second, firm performance is linked to all four innovation spheres. Since the regressions are also conducted in principal components, evidence of complementarities between innovation spheres is provided

    Innovazione tecno-organizzativa e relazioni industriali: modalità di produzione per un contesto produttivo locale

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    In corso di pubblicazione Una vasta letteratura ha evidenziato i cambiamenti avvenuti all’interno delle imprese negli ultimi decenni. Tali cambiamenti hanno riguardato almeno tre sfere di attività d’impresa: l’organizzazione d’impresa, l’innovazione tecnologica ed il sistema di relazioni industriali. Diversi autori hanno studiato le interazioni tra le diverse sfere di attività al fine di comprendere i cambiamenti occorsi nell’organizzazione della produzione. Il principale obiettivo del presente lavoro è individuare le associazioni tra le componenti appartenenti alle tre sfere di attività che possano fornire indicazioni sulla struttura delle modalità di produzione presenti nel contesto locale di Reggio Emilia. Infatti, i tratti delle diverse tipologie di organizzazione della produzione sono declinati in base all’adozione di cambiamenti organizzativi, all’introduzione di innovazione tecnologica ed alla presenza di aspetti partecipativi del sistema di relazioni industriali. I risultati derivanti da due analisi di statistica multivariata, analisi delle componenti principali e analisi cluster, forniscono indicazioni sull’esistenza di almeno due modalità di organizzazione della produzione. La prima, è caratterizzata da un’adozione sistematica di differenti pratiche appartenenti alle tre diverse sfere di attività d’impresa. La seconda mostra cambiamenti che riguardano principalmente gli aspetti organizzativi della flessibilità numerica

    La debolezza dell'attività innovativa delle imprese Italiane

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    The main evidence emerging from a simple overview of the eurostat data on firms’ innovation strategies is a remarkable backwardness of the Italian production system. On the side of techno-organisational changes, training and environmental innovation, the Italian firms show a worse performance than their counterparts located in other comparable European countries (Germany, France and United Kingdom). Although this overview is less than explorative, the general conclusion is that the dynamic of innovation for Italian firms has been deteriorating for two decades and this contributes to explain part of the productivity decline in Ital

    Innovazioni, relazioni industriali e performance: analisi statistica multivariata.

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    Il presente capitolo intende evidenziare i risultati di una analisi statistica multiva-riata condotta su variabili che sintetizzano informazioni sulle caratteristiche struttu-rali d’impresa e sulle sue sfere di attività. Queste sono declinate in termini di attività innovative (innovazioni tecnologiche, di prodotto e di processo, cambiamenti di na-tura organizzativa, adozione ed utilizzo di TIC, formazione per i dipendenti), cam-biamenti nelle condizioni di lavoro, flessibilità del lavoro e relazioni industriali. Poi-ché le attività innovative rivestono un ruolo cruciale nel definire e caratterizzare le strategie competitive d’impresa si indagano le associazioni tra di esse e con altre sfe-re d’attività d’impresa . L’adozione congiunta di diverse tipologie di innovazione, ovvero un’adozione sistemica e sinergica di innovazioni tecnologiche e organizzati-ve, può costituire un driver competitivo rilevante per le imprese, oltre che essere il fondamento per performance economiche superiori. Nella prima parte del capitolo gli strumenti di analisi multivariata adottati al fine di individuare l’esistenza di un’adozione sistematica delle diverse attività innovati-ve, e le loro associazioni con altre caratteristiche d’impresa, sono costituite anzitutto dall’Analisi delle Componenti Principali (ACP) e dalla Cluster Analysis (CA). Con l’implementazione di tali tecniche si mira, infatti, a fornire una rappresentazione del-le caratteristiche che i nuovi contesti produttivi assumono. Nella seconda parte segue una analisi multivariata di tipo econometrico, come fase successiva ad una ACP che sintetizza tutte le variabili di innovazione, con l’obiettivo di cogliere potenziali complementarietà tra singoli aspetti innovativi sulle performance economiche delle imprese

    Retribuzioni e contrattazione decentrata. L’accordo sbagliato tra le parti sociali

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    L’accordo sulla produttività del 21 novembre 2012, induce preoccupazione e sconforto per quello che dice e per quello che non dice. Il testo non costituisce un passo avanti nelle relazioni industriali in tema di modello di regolazione del legame tra retribuzione del lavoratore e risultati aziendali, e neppure costituisce lo strumento adatto per fermare il declino della produttività italiana, invertendone il trend. Tale accordo non propone neppure soluzioni avanzate rispetto a quanto vi era già di sbagliato contenuto nell’accordo quadro sulla contrattazione del 22 gennaio 2009. Semmai esso segna un ulteriore capitolo delle difficoltà che incontra la sfera delle relazioni industriali nel nostro paese, contrassegnate da fattori sia politici sia economici che hanno minato la loro efficacia, riducendone lo spazio di intervento e anche la credibilità. Un’occasione persa, ancora una volta, per indirizzare il nostro paese su un sentier

    I limiti del modello contrattuale dopo l’Accordo Quadro del 2009

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    Il presente contributo fornisce una disamina degli effetti dell’Accordo Quadro separato su due temi fondamentali riguardanti le relazioni industriali: il modello contrattuale e la salvaguardia del potere d’acquisto dei salari. Su entrambi i fronti l’ Accordo Quadro disattende le aspettative e lascia nodi irrisolti. In ragione di ciò il giudizio finale sull’accordo è negativo e si auspica che in un prossimo futuro le parti sociali abbiano la capacità ed il coraggio di innovare a fondo il sistema di relazioni industriali, dando vita ad un modello produttivo partecipativo sulla cui base fondare il rilancio della competitività delle imprese
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