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INDUSTRIAL RELATIONS, TECHNO-ORGANIZATIONAL INNOVATION AND FIRM ECONOMIC PERFORMANCE
In the last decades the changes in firm’s organizational structures has attracted great interest because of their widespread diffusion. At the same time technological innovation, especially in the domain of ICT, has also experienced a rapid diffusion. Several works have tried to disentangle the linkage between innovation and its determinants as well as to uncover the relation between techno-organizational changes and firm economic performances. I likewise conduct an empirical investigation using original information collected through a questionnaire administered to union representatives of manufacturing firms with at least 20 employees located in a province of Northern Italy, Reggio Emilia.
The phases of the analysis are two: at first, the aim is to uncover the relationship between a participative industrial relations regime, contractual flexibility and the propensity to innovate; secondly, I investigate on the existence of linkages between several innovation activities, namely technology, organization, ICT and training, on the one hand, and firm economic performance, on the other.
The results can be summed up as follows. First, the participative aspects of the industrial relations system and contractual flexibility show a nexus mainly with two kinds of innovative spheres: organization and training. Second, firm performance is linked to all four innovation spheres. Since the regressions are also conducted in principal components, evidence of complementarities between innovation spheres is provided
Innovazione tecno-organizzativa e relazioni industriali: modalità di produzione per un contesto produttivo locale
In corso di pubblicazione
Una vasta letteratura ha evidenziato i cambiamenti avvenuti all’interno delle imprese negli ultimi decenni. Tali cambiamenti hanno riguardato almeno tre sfere di attività d’impresa: l’organizzazione d’impresa, l’innovazione tecnologica ed il sistema di relazioni industriali. Diversi autori hanno studiato le interazioni tra le diverse sfere di attività al fine di comprendere i cambiamenti occorsi nell’organizzazione della produzione.
Il principale obiettivo del presente lavoro è individuare le associazioni tra le componenti appartenenti alle tre sfere di attività che possano fornire indicazioni sulla struttura delle modalità di produzione presenti nel contesto locale di Reggio Emilia. Infatti, i tratti delle diverse tipologie di organizzazione della produzione sono declinati in base all’adozione di cambiamenti organizzativi, all’introduzione di innovazione tecnologica ed alla presenza di aspetti partecipativi del sistema di relazioni industriali.
I risultati derivanti da due analisi di statistica multivariata, analisi delle componenti principali e analisi cluster, forniscono indicazioni sull’esistenza di almeno due modalità di organizzazione della produzione. La prima, è caratterizzata da un’adozione sistematica di differenti pratiche appartenenti alle tre diverse sfere di attività d’impresa. La seconda mostra cambiamenti che riguardano principalmente gli aspetti organizzativi della flessibilità numerica
La debolezza dell'attività innovativa delle imprese Italiane
The main evidence emerging from a simple
overview of the eurostat data on firms’ innovation
strategies is a remarkable backwardness of
the Italian production system. On the side of
techno-organisational changes, training and environmental
innovation, the Italian firms show
a worse performance than their counterparts
located in other comparable European countries
(Germany, France and United Kingdom). Although
this overview is less than explorative, the
general conclusion is that the dynamic of innovation
for Italian firms has been deteriorating for
two decades and this contributes to explain part
of the productivity decline in Ital
Retribuzioni e contrattazione decentrata. L’accordo sbagliato tra le parti sociali
L’accordo sulla produttività del 21 novembre 2012, induce preoccupazione e sconforto
per quello che dice e per quello che non dice. Il testo non costituisce un passo avanti nelle
relazioni industriali in tema di modello di regolazione del legame tra retribuzione del lavoratore
e risultati aziendali, e neppure costituisce lo strumento adatto per fermare il declino della
produttività italiana, invertendone il trend. Tale accordo non propone neppure soluzioni
avanzate rispetto a quanto vi era già di sbagliato contenuto nell’accordo quadro sulla contrattazione
del 22 gennaio 2009. Semmai esso segna un ulteriore capitolo delle difficoltà che
incontra la sfera delle relazioni industriali nel nostro paese, contrassegnate da fattori sia politici
sia economici che hanno minato la loro efficacia, riducendone lo spazio di intervento e
anche la credibilità. Un’occasione persa, ancora una volta, per indirizzare il nostro paese su
un sentier
I limiti del modello contrattuale dopo l’Accordo Quadro del 2009
Il presente contributo fornisce una disamina degli effetti dell’Accordo Quadro separato su due temi fondamentali riguardanti le relazioni industriali: il modello contrattuale e la salvaguardia del potere d’acquisto dei salari. Su entrambi i fronti l’ Accordo Quadro disattende le aspettative e lascia nodi irrisolti. In ragione di ciò il giudizio finale sull’accordo è negativo e si auspica che in un prossimo futuro le parti sociali abbiano la capacità ed il coraggio di innovare a fondo il sistema di relazioni industriali, dando vita ad un modello produttivo partecipativo sulla cui base fondare il rilancio della competitività delle imprese
Contrattazione, dinamica salariale e produttività
Produttività e salari stagnanti, crescita piatta, e contrattazione in declino. Come riprendere un percorso virtuoso ripensando obiettivi e metodi della contrattazione collettiva. La proposta di produttività programmata e contrattata può essere una ricetta? Discutiamone
Contrattazione, dinamica salariale e produttività: ripensare obiettivi e metodi
Sommario
Produttività e salari stagnanti, domanda effettiva in contrazione, crescita ormai un miraggio, e contrattazione in declino. Come riprendere un percorso virtuoso anche ripensando obiettivi e metodi della contrattazione collettiva. La proposta di produttività programmata e contrattata può essere una ricetta? Condizione essenziale è la ripresa delle politiche keynesiane dal lato della domanda, con un forte ruolo pubblico. Discutiamone.
Abstract
Productivity and wages are stagnant, effective demand is in contraction, growth appears now as an illusion and we have also decline in bargaining. How to restore a “virtuos” path also re-thinking objectives and methods of collective bargaining. Can the proposal of a planned and bargained productivity be a solution? The essential condition is the revival of Keynesian policies on the demand side, with a strong public role. Let's have a discussion on it
Dinamiche innovative e performance d’impresa: analisi cluster per un sistema industriale locale
Innovation, at the organizational level in particular, and social dialogue in the field of industrial rela-tions are commonly considered two crucial determinants of the competitiveness, productive efficiency and economic performance of the firm. The economic literature stresses how innovative processes cou-pled with social dialogue characterize firms with superior performances; furthermore, a functional linkage between the adoption of new organizational practices and economic performances is highlighted by some empirical studies. The present work shows some results of an empirical study on the innovation dynamics and economic performances of the firms of an Italian local system of production: the industrial system of Reggio Emilia in the Emilia-Romagna region. Rather than the identification of a causal linkage between innovations and economic performance at the firm level, the paper aims at supporting the existence of sta-tistically robust linkages between, on the one hand, innovation components, both technological and or-ganizational ones, and, on the other hand, firm economic outcomes. Cluster analysis is applied to a set of principal components drawn on four sets of variables concerning, respectively, innovation, industrial rela-tions, economic performances and firm structural characteristics. The study is based on firm micro-data extracted from datasets whose coverage and richness of information makes them unique in the research field for the Italian context
Un accordo sulla produttività pieno di nulla (di buono)
La lettura del testo definitivo dell’accordo sulla produttività proposto da Confindustria in data 16 novembre 2012 (Linee programmatiche per la crescita della produttività e della competitività in Italia) per la firma da parte delle varie organizzazioni imprenditoriali e sindacali delle imprese e dei lavoratori, e portato poi al tavolo di discussione con il Governo in data 21 Novembre 2012, induce preoccupazione e sconforto, per quello che dice e per quello che non dice.
Gli anni trascorsi dal famoso protocollo sottoscritto il 23 luglio 1993 si vedono tutti, come si notano i passi indietro fatti dalle parti sociali rispetto alla prospettiva nell’ambito della quale si muoveva quel patto, da un lato il rientro dall’inflazione, dall’altro l’avvio dei due livelli di contrattazione e la volontà di introdurre modalità di partecipazione sostanziale entro le imprese anche mediante – ma non solo – meccanismi retributivi premianti. Il rientro dall’inflazione non è certo oggi il tema rilevante – mentre all’opposto vi è quello della deflazione. Ma quello dei modelli contrattuali e delle modalità di partecipazione lo dovrebbe essere di certo se ci si propone di affrontare la questione del declino della produttività (Antonioli, Pini, 2009). Leggendo il testo non sembra proprio questo il caso.
Andiamo, con ordine, le cause del declino, le proposte per affrontarlo, gli effetti possibili, le questioni aperte nel dettagli
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