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Le professioni educative del formale, non-formale e informale
Lo scritto intende riflettere e proporre le categorie essenziali a partire dalle quali ripensare le problematiche e le potenzialità delle professioni educative a cavallo delle dimensioni istituzionali e delle pratiche formative socialmente diffuse. Tutto ciò con particolare riferimento al contesto contemporaneo caratterizzato da una società della conoscenza e dell’Informazione in cui, tra l'altro, è ma anche un movimento di profondo rinnovamento identitario delle professionalità stesse di educatore e pedagogista
Studiare all’università. Rappresentazioni e percezioni degli studenti per ripensare il sistema delle missioni
Presentiamo qui i primi risultati di una azione condotta nell’Università del Salento nel corso dell’a.a. 2013-2014
e che ha coinvolto gli studenti delle tre sedi universitarie della Puglia (Salento, Bari “Aldo Moro”, Foggia). Si tratta di una prassi di ricerca e monitoraggio attivata sulla piattaforma dell’Università del Salento e che ha per titolo: “La mia Università – Questionario esplorativo delle percezioni e delle rappresentazioni degli studenti delle Università di Bari, Lecce e Foggia”. Tale iniziativa è nata per cercare di mettere a regime un primo strumento utile a comprendere se le azioni intraprese dall’università e le rappresentazioni che di essa hanno i suoi più numerosi utenti (gli studenti) riescono a procedere, se non all’unisono, quantomeno nella stessa direzione.
L’analisi dei dati può permettere di segnalare l’eventuale presenza di un problema di condivisione e comunicazione (delle finalità istituzionali, di saperi, di pratiche, di missione ecc.) che potrebbe indebolire il legame che l’università da sempre intrattiene con il proprio territorio.
Inoltre, l’impostazione teorica della ricerca, basata sulla relazione sistemica e complessa dell’unità università-territorio-studenti, consente di argomentare come anche una analisi micro di questi terzi protagonisti può, in ragione del principio ologrammatico, restituirci conoscenza e possibilità di comprensione, suggestioni e chiavi di lettura di quanto accade a livello di macro sistema.
Infine, è importante sottolineare come valutare la capacità di comunicare azioni e intenzioni significa anche consentire a tutto il corpo docente di autovalutare le criticità progettuali o didattiche dei singoli corsi di studio, riducendo al massimo i rischi di una non pedagogicamente qualificata “inattualità”. In tal modo evitando chiusure autoreferenziali e attivando prospettive condivise delle finalità dei corsi e pratiche di compartecipazione alla vita e organizzazione degli stessi (Moreno-Murcia, Silveira Torregrosa, Belando Pedreño, 2015; Xu, 2012)
Note a margine di una pedagogia critica delle capacitazioni
La prospettiva all’interno della quale si intende collocare il presente contributo, mira a ricondurre – pure in maniera provvisoria e ricognitiva –
il problema delle capacitazioni umane a un fatto eminentemente storico e, dunque, materiale. Proprio perché consapevoli della forza euristica, oltre che progettuale ed emancipativa, di una teoria delle conoscenze e competenze capacitative, riteniamo necessario riflettere su alcuni effetti di deriva cui tale concetto recentemente ci pare essersi pericolosamente prestato. Una deriva che ha preso piede all’interno di un contesto economico e sociale improntato ai principi dell’economico, e che si è ampliata fino a toccare lo stesso mondo della formazione di ogni ordine e grado, pesando particolarmente sui modelli formativi delle scuole secondarie e terziarie
Formare altrimenti: dalla relazione centro-periferia alla mobile riorganizzazione delle differenze
Spesso idee preconcette sul periferico e sulle situazioni marginali abitano il linguaggio comune, passando pericolosamente inosservate sotto forma di slogan. A partire da una riflessione su queste forme linguistiche si ha la possibilità di pensare un altro modo di relazionarsi a quanto è periferico, delineando, per tal via, emergenze pedagogiche che implicano anche una riflessione sulle strumentalità formative
L’educazione del pensiero nella società del rischio. L’attualità del contributo deweyano
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