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Freedom of religion, freedom of expression and the United Nations: recognizing values and rights in the “defamation of religions” discourse.
The article focuses on the issue of religious freedom and freedom of expression from the point of view of the United Nations. In particular, it examines the so called Defamation of religions, which has been the topic of a series of Resolutions voted by the Human Rights Commission, the Human Rights Council and the Assembly General, from 1999 to 2010. In the Defamation of religions debate, the UN institutions appear to tend to highlight the conflict between rights rather than the positive interrelation between them. Nonetheless, it has been repeatedly argued that it should be possible for political institutions and religious majorities to use anti-defamatory legislation in order to stem the activities of religious minorities. Applying penal anti-defamation laws might not be the best way to deal with the potential conflict between two fundamental rights. The more recent trends show a shift toward what seems to be a more suitable accommodation of the interests at stake. In this regard, the article will consider the Human Rights Council’s Resolution about discrimination on religious grounds (2011), the Ad Hoc Committee on Complementary Standards to the ICERD and the new General Comment on article 19 of the ICCPR
Discriminazioni per motivi religiosi nell'ambito lavorativo: una breve analisi dei dati elaborati dall'Agenzia dell'Unione Europea per i diritti fondamentali
The report focuses on the most recent data provided by the FRA on religious discriminations in the workplace, in EU member States. Data show that labour market, placement and workplace are the most common areas in which immigrants and national minorities experience forms of discrimination, frequently related to religion, ethnicity and immigration
Libertà religiosa e Patto internazionale sui diritti civili e politici. La prassi del Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite
Il volume analizza il ruolo del Patto sui diritti civili e politici, elaborato in ambito ONU nel 1966, tra gli strumenti internazionali di tutela della libertà religiosa, evidenziando le principali tappe della sua applicazione negli ordinamenti interni e della sua interpretazione ad opera, principalmente, del Comitato per i diritti umani, organo di monitoraggio e di controllo dell'attuazione del Patto presso gli Stati contraenti. Dopo un breve excursus sulla nascita e le funzioni degli strumenti ultranazionali di protezione dei diritti umani, il volume si concentra sui Lavori Preparatori al Patto, riservando particolare attenzione al dibattito che ha condotto alla redazione dell'art. 18 (sulla libertà religiosa) e delle altre disposizioni connesse. L'analisi dei Lavori Preparatori è integrata dal riferimento ai dibattiti in seno al Comitato per i diritti umani, fonte di interpretazione autentica dei contenuti del Patto. I capitoli successivi sono dedicati all'analisi della giurisprudenza elaborata dal Comitato nei suoi trent'anni circa di attività, in tema di libertà di pensiero, coscienza e religione. La suddivisione dei capitoli segue un ordine definito in base ai problemi che emergono nella casistica (l'educazione religiosa, l'obiezione di coscienza, la bioetica, le minoranze religiose, l'idea di dignità individuale ecc.), muovendo da una prospettiva che cerca di cogliere gli elementi di attualità ancora vivi nell'attuazione del Patto, mettendo in luce, nel contempo, le difficoltà e le debolezze legate ad un sistema di protezione dei diritti umani ancora essenzialmente statocentrico. L'orizzonte teorico da cui muovono le riflessioni proposte nel volume prende avvio dal dibattito dottrinale intorno al c.d. "effetto orizzontale" nella protezione dei diritti umani ed alla conseguente necessità di rivedere i meccanismi di garanzia tenendo conto del mutato contesto delle società attuali, nelle quali, a fronte di una percettibile crisi dello Stato, crescono gli effetti della globalizzazione e il ruolo degli attori non statali.
The emerging role of civil society and private actors in the field of human rights, as well as the outcomes of globalization, have changed the conceptual and legal framework in the struggle against human rights violations. International treaties elaborated at the end of the Second world war and designed to give protection to fundamental rights through States’ action, seem nowadays to some extent inadequate to face the complexity of the issues at stake. Taking into account the right to religious freedom, this book aims at considering weaknesses and potentialities of the international legal system, focusing on the role of the International Covenant on Civil and Political Rights (ICCPR, United Nations, 1966) in granting protection to freedom of religion and belief. After a brief overview on the international development of legal standards on religious freedom, the second part of the book analyzes the “Travaux Preparatoires” on article 18 of the ICCPR as well as the subsequent interpretation of the norm given by the Human Rights Committee in its General Comment (1993). Then it focuses on the case-law of the Committee as regards freedom of thought, conscience and religion, taking into account the issues which are presently at stake (religious education in public and private schools, conscientious objection, religious minorities, the idea of dignity). As the case-law review shows, new forms of manifestation of belief, as well as an effective protection of minorities, require from the Human Rights Committee a developing interpretation of the ICCPR norms, in order to safeguard the right to freedom of thought, conscience and religion in a new framework
Educare i giovani alla fede. Una riflessione alla luce del «superiore interesse del minore»
Il tema dell’educazione religiosa nell’ambito familiare costituisce da sempre un tratto rilevante della riflessione ecclesiale e riveste un indubbio interesse anche per gli studiosi dei rapporti tra diritto e religione, poiché incide su un aspetto qualificante del diritto alla libertà religiosa, ovvero la possibilità di educare i propri figli secondo le convinzioni e i valori morali ai quali ciascuno aderisce.
Gli ordinamenti nazionali (come quello italiano) e internazionali hanno elaborato, nel tempo, strumenti giuridici di composizione degli interessi dei due soggetti tradizionalmente considerati in questo settore: la famiglia e lo Stato. A questi si è però aggiunto il riconoscimento della centralità dell’interesse del minore, al cui raggiungimento deve essere indirizzata l’azione dei pubblici poteri, come quella dei genitori e di tutti gli educatori.
Alla luce del superiore interesse del minore e della esplicita tutela delle sue libertà individuali, tra le quali spiccano la libertà di pensiero, coscienza e religione insieme al diritto ad essere ascoltato in ogni situazione che lo riguardi, le dinamiche dei rapporti tra istituzioni pubbliche, familiari e religiose, nella materia educativa, meritano di essere rilette ponendo al centro un criterio di relazionalità positiva, che superi la dicotomia pubblico-privato tradizionalmente collegata alla dialettica tra interessi statali e prerogative familiari nel campo dell’educazione dei minori
Il discorso di David Cameron riaccende il dibattito sul multiculturalismo
Attraverso una breve analisi del Discorso pronunciato dal Primo Ministro inglese Cameron alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco (2011), si ripercorrono le tappe più recenti del dibattito europeo sui modelli di integrazione. Il multiculturalismo, l'assimilazionismo ed altri sistemi finalizzati alla integrazione degli immigrati e delle minoranze etnico - religiose sono riletti alla luce, in particolare, delle riflessioni di J. Habermas sulla c.d. assimilazione "forte" e "debole"
La questione del burqa/niqab in Italia, tra divieti amministrativi e aperture giurisprudenziali
Abstract: The burqa affair has recently become one of the most controversial issues in the European social, political and juridical debate, challenging the role of religion in the public sphere in a multicultural society. This article will consider how the question of regulating the integral veil in public spaces is currently dealt with in Italy. Firstly, Constitutional provisions on freedom of religion or belief will be explained, underlining that the wearing of religious symbols is one of the manifestations of individual freedom of religion and expression. Then municipal ordinances forbidding the integral veils for public security reasons will be taken into account, highlighting the political exploitation of the issue of burqa/niqab in order to respond to “urban fears” at local levels. The different approaches between local politics and the Judiciary will be emphasized, looking at the juridical responses from the Council of State and comparing the Italian Supreme Administrative Court’s rulings with that of the French Conseil d’Etat. Lastly, recent Parliamentary proposals for an absolute ban of the integral veil in public spaces will be analysed, comparing them with the French Law of 2010
Libertà d'espressione e libertà religiosa nei documenti delle Nazioni Unite: il concetto di diffamazione delle religioni è superato?
L'articolo inquadra la Risoluzione del Consiglio per i diritti umani ONU del marzo 2011, contro l'intolleranza religiosa, nell'ambito delle politiche adottate negli ultimi dieci anni dalle Nazioni Unite in tema di diffamazione religiosa. Dopo una disamina critica dei documenti elaborati dal 1999 sull'argomento, mettendo in luce gli elementi di debolezza argomentativa che circondano il concetto di diffamazione delle religioni, si giunge all'analisi dell'ultima Risoluzione, punto di svolta di un percorso accidentato e vivacemente criticato dalla dottrina nonché da ampi settori dell'opinione pubblica per i riflessi negativi delle scelte dell'ONU sull'esercizio della libertà d'espressione. La nuova Risoluzione non menziona più la diffamazione delle religioni ma riconduce, come è giusto, la questione del rapporto tra libertà d'espressione e libertà religiosa al nodo dei conflitti tra diritti umani fondamentali, tutti meritevoli di tutela e posti a garanzia della persona
La giustizia nei monoteismi. Ideali e pratiche.
L'articolo ripercorre i contenuti delle relazioni svolte al Convegno internazionale di studi “La Giustizia nei Monoteismi. Ideali e pratiche” tenutosi presso l’Università degli Studi di Siena (2- 3 aprile 2003) e realizzato grazie ad una collaborazione tra l’Ateneo senese, il Centro di Alti Studi in Scienze Religiose della Fondazione di Piacenza e Vigevano e l’Università Statale di Milano.
L’intento è quello di individuare e portare avanti nuove ed attuali piste di riflessione e di indagine nel dinamico e mutevole campo del rapporto tra fattore religioso e diritto.
In questo percorso si rivela di sempre maggiore importanza e attualità lo studio del peculiare intreccio tra i due elementi – diritto e religione - così come esso si esprime all’interno delle singole confessioni religiose e, in modo particolare, delle tre grandi tradizioni monoteiste, Ebraismo, Cristianesimo e Islam.
L’idea di giustizia è al centro dei modelli teorici ed istituzionali delle tre religioni e le forme storiche di realizzazione rivelano il complesso e a volte difficile rapporto tra ideali di giustizia e loro attuazioni pratiche.
Il Convegno ha cercato di far luce sui nessi tra giustizia divina e giustizia umana, che sono poi anche i nessi tra comunità dei credenti e comunità dei cittadini, tra diritti religiosi e diritti secolari. Lo si è fatto attraverso una comparazione interdisciplinare, coinvolgendo nel dibattito storici, filosofi e giuristi e scommettendo sulla possibilità di una comparazione dei tre sistemi giuridici, ebraico, cristiano e islamico
I minori tra diritto e religione. Libertà religiosa, best interests, educazione.
Come coniugare il rispetto della libertà religiosa dei genitori con l’esercizio dei diritti del minore e lo sviluppo delle sue capacità? E quale ruolo sono chiamate a svolgere le istituzioni per assicurare il superiore interesse del minore?
All’interno di una prospettiva di diritto e religione, e lungo il perimetro delle fonti internazionali ed europee, il volume ripercorre la lunga e travagliata vicenda del riconoscimento dei minori quali autonomi soggetti con propri diritti, fino alla consacrazione di tale principio nella Convenzione ONU sui diritti del fanciullo. Da tale presupposto, si dipana una riflessione intorno alla relazione che unisce la libertà religiosa dei genitori e i diritti e gli interessi del minore, che si affermano progressivamente con lo sviluppo della sua maturità. Una relazione che può assumere talvolta i contorni di un’alleanza, altre volte quelli di uno scontro. Prendendo a prestito la teoria delle capabilities, si propone di considerare, come possibile criterio di risoluzione dei conflitti, la salvaguardia di alcune capacità essenziali del minore, riconducibili a quelle conoscenze, competenze e relazioni umane che possono permettergli un ‘futuro aperto’. Decisivo a questo scopo si rivela l’ambito educativo. Questioni come la partecipazione alla vita scolastica, l’educazione confessionale, l’uso di simboli religiosi in aula o la preferenza verso forme di homeschooling, sono rilette alla luce di una prospettiva nella quale famiglie, comunità di fede e istituzioni, ciascuna col proprio retroterra religioso e culturale, sono chiamate a operare in sinergia per realizzare il superiore interesse del minore.How can we strike a balance between honoring parents' religious freedom and protecting the rights and development of children? And what role are institutions called upon to play in ensuring the best interests of the child? Within a perspective of law and religion, and applying international and European legal sources, the book recounts the long and troubled history of the recognition of children as autonomous subjects having their own rights, that led the UN Convention on the Rights of the Child to enshrine this principle. From this groundwork, a reflection is provided around the relationship that unites the religious freedom of parents and the rights and interests of the child, which are progressively affirmed with the development of his maturity. A relationship which can sometimes take the contours of an alliance, and sometimes those of a confrontation. Looking to the theory of capabilities, it is proposed to consider, as a possible criterion for conflict resolution, the preservation of some essential skills, knowledge and relations of the minor of age that may allow him an 'open future'. Decisive for this purpose is the educational field. Issues such as participation in school life, religious education, the use of religious symbols in classrooms or the preference for homeschooling, are re-read in light of a perspective in which families, faith communities and institutions, each with its own religious and cultural background, are called upon to work in synergy to achieve the best interests of the child
Religione, diritto, sociologia. Appunti sul diritto di libertà religiosa a partire dal saggio di Luca Diotallevi «La contingenza della contingenza»
Having in mind sociological reflexions on the differences between religion and belief, this article will explore how secular law defines religion for legal purposes. While international law on freedom of religion or belief (FoRB) provides for a broad understanding of the term religion, with the aim of achieving the most effective and far-reaching protection of faiths and beliefs, national governments take a more restrictive stance towards what counts as religion, through the policy of recognition. The state’s role as neutral organiser of pluralistic faiths increases wherever religions fail to give their meaningful contribution to society. It should then be questioned what legal means would better guarantee religious pluralism. On a theoretical point of view, it has been argued that the protection established for FoRB should be dismantled, in favour of a right to ethical independence. This proposal marks an innovative and challenging change of paradigm on the issue of religious freedom
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