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    Vittoria Colonna, "La raccolta di rime per Michelangelo", edizione e commento a cura di Veronica Copello, Firenze, Società Editrice Fiorentina, 2020.

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    Recensione alla nuova edizione commentata, a cura di Veronica Copello, del ms. Vat. Lat. 11539 della Biblioteca Apostolica Vaticana, contenente la silloge di testi religiosi che Vittoria Colonna allestì per Michelangelo Buonarroti tra il 1539 e il 1540. Si tratta dell'unica raccolta di rime a tema sacro ideata ed organizzata espressamente dalla Colonna

    Tra pseudonimo e senhal. L'onomastica dell'amore nelle "Rime" di Gaspara Stampa

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    L'articolo analizza le scelte onomastiche compiute da Gaspara Stampa nel suo volume di "Rime". La poetessa crea per sé lo pseudonimo di Anassilla - derivante dal nome latino del fiume Piave, Anaxum - per evocare i luoghi legati alla figura dell'amato, che proprio sui colli a dominio del Piave aveva i suoi possedimenti feudali. A lui è riservato il senhal di "colle alto" o "alto colle", trasposizione del suo nome (Collaltino di Collalto) e rimando metaforico al suo ruolo ispiratore per la poesia dell'autrice: così come i poeti tradizionalmente si rivolgono agli "alti colli" di Parnaso ed Elicona, la Stampa rintraccia nell'"alto colle" dell'amato la sede della propria vena lirica

    Chiara Matraini, "Lettere e rime", introduzione e commento a cura di Cristina Acucella, Firenze, Firenze University Press, 2018.

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    Recensione alla nuova edizione commentata delle “Lettere e rime” di Chiara Matraini, a cura di Cristina Acucella. Il volume, insignito del Premio Ricerca ‘Città di Firenze’, offre un decisivo avanzamento negli studi sulla poetessa lucchese e, più in generale, sul fenomeno della scrittura femminile in Italia nel Cinquecento

    Johnny L. Bertolio, "Le vie dorate. Un’altra letteratura italiana: da San Francesco a Igiaba Scego", Torino, Loescher, 2021.

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    Recensione al volume di Johnny L. Bertolio che si rivolge a studenti di lingua italiana di livello B2-C2 proponendo "opere e temi capaci di interrogare il presente" e dando spazio anche a figure (soprattutto donne) lasciate spesso ai margini delle storie letterarie

    Luisa Bergalli editrice delle "Rime" di Gaspara Stampa

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    Il saggio analizza l’edizione settecentesca delle "Rime" di Gaspara Stampa (Venezia, Piacentini, 1738) curata da Luisa Bergalli. Poetessa, drammaturga, traduttrice e studiosa di letteratura, la Bergalli è figura di raccordo tra i vari personaggi coinvolti a vario titolo nell’edizione (Antonio Rambaldo di Collalto, Apostolo Zeno, Rosalba Carriera e l’allieva Felicita Sartori), e attraverso questo lavoro aggiunge un ulteriore tassello al programma di recupero e valorizzazione della scrittura femminile da lei già avviato con i "Componimenti poetici delle più illustri rimatrici d’ogni secolo" (Venezia, Mora, 1726), prima antologia di questo tipo realizzata da una donna

    Gaspara Stampa. The Complete Poems. The 1554 Edition of the "Rime", a Bilingual Edition. Ed. Troy Tower and Jane Tylus. Chicago & London: University of Chicago Press, 2010.

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    Recensione al volume a cura di J. Tylus e T. Tower che presenta una nuova edizione delle Rime di Gaspara Stampa secondo l'editio princeps del 1554 e fornisce la prima traduzione integrale in lingua inglese dell'opera

    «’l comandamento [...] che già mi fece in Bollogna»: una lettera inedita di Veronica Gambara a Pietro Bembo

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    Il contributo analizza la corrispondenza epistolare fra Veronica Gambara e Pietro Bembo e porta alla luce una lettera autografa inedita (Correggio, 15 giugno 1532) con cui la poetessa risponde ad una ben nota missiva del letterato veneziano (Padova, 27 maggio 1532), che chiedeva alla destinataria di inviargli un sonetto giovanile a lui indirizzato, poiché egli avrebbe voluto includerlo nella seconda edizione delle sue "Rime" (1535). Il ritrovamento della risposta della Gambara consente di spiegare perché Bembo non poté inserire il componimento nella silloge e getta luce sull’attitudine della Gambara nei confronti della propria scrittura poetica e delle nuove possibilità offerte dalla stampa. Il dittico così ricomposto è inoltre inquadrato nella più ampia cornice del rapporto di lungo corso che unì i due scrittori, e in particolare in relazione alla felice congiuntura che portò entrambi a risiedere per un certo periodo a Bologna in occasione del Congresso del 1529-30

    "Non est mortale quod opto". Il ritratto di Gaspara Stampa nel programma iconografico dell’edizione Piacentini delle sue "Rime" (Venezia, 1738)

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    Il saggio raccoglie le testimonianze ad oggi disponibili sul presunto ritratto di Gaspara Stampa di mano del Guercino. L’opera sarebbe stata donata dall’imperatore d’Austria Carlo VI ad un discendente del conte Collaltino di Collalto, Antonio Rambaldo, in occasione dei lavori preparatori alla riedizione settecentesca delle “Rime” della poetessa (Venezia, Piacentini, 1738), voluta e finanziata dallo stesso Rambaldo. Il ritratto funge da modello per l’incisione che Felicita Sartori – allieva di Rosalba Carriera – realizza per l’antiporta del volume, nella quale compare, accanto a quello di Gaspara, il ritratto di Collaltino, che deriverebbe da un originale perduto di Tiziano. Il contributo si sofferma inoltre sul programma iconografico dell’edizione, ideato di concerto fra Antonio Rambaldo, Apostolo Zeno e Luisa Bergalli, per mostrare come il motto latino contenuto nell’impresa della poetessa miri a celebrarla in quanto autrice che con la propria scrittura ha raggiunto l’immortalità

    Le «meste rime» di Gaspara Stampa tra petrarchismo ed elegia

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    Il saggio esamina le principali caratteristiche del petrarchismo di Gaspara Stampa, mostrando come nelle sue “Rime” il rapporto con Petrarca sia di tipo micro-testuale, basato cioè sull’imitazione di singoli componimenti, sia di tipo macro-testuale, basato cioè sulla volontà di organizzare la raccolta poetica in forma di canzoniere, secondo il modello dell’architettura complessiva dei “Rerum vulgarium fragmenta”. Viene poi analizzata la scelta dell’autrice di sostituire l’aggettivo «sparse», usato da Petrarca in sede proemiale per descrivere le proprie «rime», con quello di «meste»: mostrando come quest’ultimo termine giungesse alla Stampa dalla tradizione lirica precedente in modo fortemente connotato, per il suo legame con temi afferenti all’area semantica del dolore e della perdita, si giunge alla conclusione che in questo modo l’autrice intendesse sottolineare la compresenza nella sua lirica di ispirazione petrarchista ed elegiaca

    "Genealogías. Re-Writing the Canon: Women Writing in XVI-XVII Century Italy", a cura di S. Santosuosso, s. l., ArCiBel Editores, 2018.

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    Recensione al volume a cura di Stefano Santosuosso, con una postfazione di Maria Teresa Girardi, che raccoglie dodici contributi su otto delle più rappresentative autrici della scena letteraria italiana in età moderna: Vittoria Colonna, Laudomia Forteguerri, Isabella Morra, Gaspara Stampa, Isabella Andreini, Moderata Fonte, Lucrezia Marinelli e Margherita Sarrocchi
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