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Terrorismo, diritto alla sicurezza e diritti di libertà. Una riflessione intorno al decreto legge n. 7 del 2015
L'attentato terroristico alla redazione del giornale satirico Charlie Hebdo, avvenuto nel cuore dell'Europa e della civiltà occidentale, ha causato un acuirsi dell'emergenza sicurezza. A questo, il governo italiano ha risposto con l'emanazione di un decreto legge ( d.l. n.7 del 2015, recante misure antiterrorismo) che conferma la tendenza a propendere, nel bilanciamento fra diritto alla sicurezza e diritti di libertà, verso la restrizione di questi ultimi. L'articolo, dopo aver svolto una breve premessa in merito al diritto alla sicurezza e alle scelte del legislatore penale in questo campo, si sofferma sulle novità introdotte con tale decreto e su possibili contrasti con alcuni principi costituzionali.The terrorist attack to the satirical magazine Charlie Hebdo, which took place in the heart of Europe and in the centre of Western culture, has caused a worsening of the safety emergency. The Italian government has responded by the issuing of a decree-law ( n. 7 /2015, on anti-terrorism measures) that confirms, balancing between security and freedom, the tendency to lean towards the restriction of the latter. The article, after developing a brief introduction about the right to security and the corresponding legislative choices, focuses on the innovations introduced by this decree-law and on the possible conflicts with some constitutional principles
L'ordine pubblico e le tutele costituzionali
CAPITOLO I: L’ordine pubblico e le sue evoluzioni
1. I diversi tipi di ordine pubblico: prospettiva di teoria generale
2. Le componenti tradizionali
2.1. Allargamento progressivo delle componenti tradizionali
2.1.1. L’ordine estetico
2.1.2. L’ordine morale
2.1.3. L’ordine economico
2.1.4. L’ordine politico
3. Le divergenze in dottrina e i relativi “ordres publics”: il caso francese e l’esperienza italiana
3.1. I tentativi di reductio ad unum: un ordine pubblico politico, sociale o giuridico?
3.2. Il ruolo, lo scopo e il senso dell’ordine pubblico: i diversi approcci e alcune recenti evoluzioni (cenni)
4. Un precario equilibrio fra ordine materiale e ordine immateriale
CAPITOLO II: L’ordine pubblico nell’ordinamento italiano: dallo Stato liberale alla Costituzione
1. Cenni storici: l’evoluzione dell’ordine pubblico nello Stato liberale e nell’Italia fascista
2. La Costituzione e l’ordine pubblico: a) il dibattito in Assemblea costituente
2.1. Segue: b) l’ordine pubblico all’interno della nuova cornice costituzionale
3. La riforma costituzionale del 2001 e l’ingresso dell’“ordine pubblico” in Costituzione
CAPITOLO III: Le tutele costituzionali: su alcuni (problematici) bilanciamenti fra l’ordine pubblico e i limiti alle libertà
1. La libertà e il potere. Breve premessa.
2. La libertà personale. Art. 13, I e II comma: i confini dell’oggetto, l’ampiezza del contenuto
2.1. Il terzo comma dell’art.13 e la questione dei “casi eccezionali di necessità ed urgenza”: a) il fermo e l’arresto in flagranza
2.2. Segue: b) Le misure di prevenzione
3. La libertà di circolazione e soggiorno: a) l’intricato rapporto con l’art. 13 e l’“effetto deviante” delle misure di prevenzione
3.1. Segue b): le problematiche interpretazioni della locuzione “in via generale” e del limite della sanità e della sicurezza
4. L’articolo 17 e la libertà di riunione
5. L’articolo 21e la libertà di manifestazione del pensiero: il limite del buon costume
5.1. I reati di opinione e l’eterno ritorno dell’ordine pubblico
5.1.2. Su alcune recenti vicende della libertà di manifestazione del pensiero: riflessioni conclusive
CAPITOLO IV: Le recenti evoluzioni dell’ordine pubblico: l’emergenza e la declinazione in senso ideale della sicurezza
1. Gli anni Settanta: la violenza politica e la nascita del paradigma emergenziale
1.1. La legge Reale e la successiva legislazione d’emergenza: consolidamento di un metodo di governo
1.2. Il ruolo della Corte costituzionale
1.2.1. La sentenza n. 15 del 1982 e le diverse interpretazioni della dottrina
2. Le odierne “emergenze”: la sicurezza e l’immigrazione
3. Il “Pacchetto sicurezza” del 2008/2009: a) le misure relative all’immigrazione irregolare
3.1. b) La costruzione della “sicurezza partecipata”: ordinanze sindacali e “ronde”
4. I “decreti-legge Minniti”: a) le novità introdotte in materia di prevenzione internazionale e immigrazione
4.1. b) Il decreto legge n. 15 del 2017 e le misure relative alla sicurezza delle città
5. Le recenti novità in materia di sicurezza e immigrazione: a) il decreto legge n. 113 del 2018
5.1. b) il decreto legge n. 53 del 2019 (c.d. decreto “sicurezza-bis”
L'ordine pubblico nell'esperienza francese
This article analyses the different aspects of public order. Starting from the traditional components of this concept, the paper examines the public order in France with a special focus on case-law and doctrinal statements
Le basi militari Nato e i principi costituzionali
Da alcuni anni si è affermata una corrente di studi socio-politici che sottolinea
la presenza all’interno della geografia militare di una componente
relativa allo studio dell’utilizzo del suolo per finalità militari, sostenendo
la necessità di concentrarsi su tale aspetto, dato l’impatto che la presenza
militare può causare su un determinato territorio1. In effetti, lo sfruttamento
di uno spazio per finalità militari, anche in situazioni di non belligeranza, ha
un decisivo precipitato sul territorio che lo circonda, incidendo su diversi
aspetti, da quello economico a quello sociale.
Dunque, un’analisi delle basi militari NATO e USA in Italia e del loro
stridente rapporto con l’ordinamento costituzionale, può prendere le mosse
da una preliminare (e certamente non esaustiva) riflessione generale sul concetto
di base militare, termine diversamente interpretabile e a cui non è stata
data, a oggi, una definizione generale. Termine che, per esempio, può essere
declinato sia in maniera restrittiva, intendendo solo quelle installazioni in cui
sono custodite armi, sia in maniera estensiva, includendovi qualsiasi infrastruttura
militar
Le nuove disposizioni in materia di immigrazione. Il decreto legge n. 13 del 2017 e il consolidarsi di un paradigma discriminatorio nella gestione del fenomeno migratorio
Il presente lavoro si concentra sul decreto Minniti n. 13 del 2017 relativo all’immigrazione irregolare e alla protezione internazionale, analizzandone alcuni profili che sembrano sollevare interessanti problematicità sul piano dei diritti fondamentali. In particolare, richiamando alcune voci del dialogo fra la dottrina e la giurisprudenza in materia, si cercherà di evidenziare alcune tendenze del diritto penale che sembrano emergere dalle scelte di politica legislativa degli ultimi anni.This paper focuses on the Minniti decree on illegal immigration and asylum (d.l. 13/2017). The article analyses some contents of the decree which appear controversial with regards to the protection of the fundamental human rights. More specifically, by examining the dialogue between jurisprudence and case-law, this paper aims to highlight some trends in criminal law which may be originated from the recent choices in legislative policy
L'ordine pubblico e le tutele costituzionali
SOMMARIO: 1. Diversi sguardi sull’ordine pubblico: prospettive di teoria generale. – 1.1. Le
componenti tradizionali e i nuovi vettori di allargamento. – 1.2. Le diverse declinazioni
dell’ordine pubblico e i tentativi di reductio ad unum: un precario equilibrio fra ordine
materiale ed ordine immateriale. – 2. Le tutele costituzionali. – 2.1. L’ordine pubblico e la
libertà di manifestazione del pensiero: problematiche incursioni nell’art. 21 Cost. – 3.
L’ordine pubblico nell’epoca dell’emergenza. – 3.1. Le “emergenze” di oggi e il nuovo
volto dell’ordine pubblico. – 3.1.1. Sul Pacchetto sicurezza del 2008/2009. – 3.1.2. I decreti
Minniti. – 3.1.3. Le novità in materia di sicurezza e immigrazione: i decreti-legge n.113 del
2018 e n. 53 del 2019. – 4. Conclusion
Riflessioni intorno al decreto legge n. 113/2018. Quando l'immigrazione diventa una questione di sicurezza pubblica
Da anni nel nostro ordinamento si osserva la tendenza ad affrontare congiuntamente fenomeni politico-sociali in realtà assolutamente disomogenei fra loro, come l’immigrazione, la criminalità organizzata, la mafia, il terrorismo, l’eversione, il conflitto sociale, questioni che vengono indistintamente identificate come “problemi di sicurezza pubblica”. Simile tendenza si rende esplicita nei titoli di alcuni decreti legge degli ultimi anni che uniscono sotto il comun denominatore della straordinaria necessità ed emergenza problematiche eterogenee fra loro e con radici socio-economiche profondamente diverse.
Il decreto legge n. 113 del 2018 (c.d. decreto Salvini) – entrato in vigore il 4 ottobre 2018 e convertito, con modifiche, dalla legge n. 132 del 2018 – è solo l’esempio più recente di una propensione comune a più governi, indipendentemente dalle diverse maggioranze politiche. Ciò è evidente già dal titolo dell’atto normativo in esame, che reca “Disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonché misure per la funzionalità del Ministero dell’interno e l’organizzazione e il funzionamento dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la gestione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata”.
Per poter inquadrare meglio la prospettiva in cui si inserisce il decreto legge in esame e, quindi, individuarne le continuità con le precedenti scelte legislative, è opportuno richiamare, prima di analizzare le novità introdotte da tale decreto, alcuni punti critici del quadro normativo in cui le nuove disposizioni andranno ad operare
L'ordine pubblico tra tutela costituzionale dei diritti ed emergenza. lineamenti teorici e paradigmi applicativi di una nozione evanescente
L’ordine pubblico pone fin dalla nascita degli stati-nazione importanti interrogativi circa il portato, la natura e lo scopo del suo fondamento. Si tratta di un concetto composito, sfaccettato, vago, i cui confini sono difficili da definire e la cui natura è così complessa da far sembrare l’ordine pubblico un «soggetto temerario» o, addirittura, «un supplizio per l’intelligenza». Un termine ambiguo, strettamente connesso alle circostanze, storicamente variabili, delle diverse esperienze giuridico-organizzative in cui viene utilizzato ed al conseguente differente rapporto che si delinea fra la libertà e l’autorità.
In questo senso, definire l’ordine pubblico potrebbe rivelarsi pericoloso, dal momento che, essendo tale nozione espressione dell’epoca, del luogo e delle circostanze in cui è invocata, codificarla all’interno di una precipua definizione significherebbe cristallizzarla all’interno di equilibri politico-sociali, economici, morali, religiosi dominanti in un dato momento storico, facendo dell’ordine pubblico uno «strumento di omogeneità autoritaria» utilizzabile a prescindere dal contesto socio-politico di riferimento.
D’altro canto, però, rinunciare all’analisi ed alla riflessione su questo concetto appare altrettanto rischioso perché significherebbe confinare l’ordine pubblico fra quelle nozioni misteriose che costituiscono «une sorte de catégorie innommée» e spianerebbe la strada ad una deriva autoritaria del rapporto autorità-libertà.
Proprio nell’ottica di evitare tali derive, la dottrina ha dedicato negli anni particolare attenzione allo studio del concetto di ordine pubblico, nozione tanto vaga quanto fondamentale, ago della bilancia nel rapporto autorità-libertà e le cui evoluzioni rappresentano la cartina di tornasole della coesione sociale e del rapporto rappresentante-rappresentato.
Ma, nonostante i numerosi sforzi nel tentativo di delineare i confini di tale nozione e di configurare una possibile reductio ad unum delle sue differenti declinazioni individuandone quantomeno le componenti essenziali, il suo «noyau central», l’unica caratteristica dell’ordine pubblico unitariamente sottolineata dalla dottrina è l’essenza prettamente dinamica ed evolutiva di tale nozione che, data la sua natura circostanziale e fluida, muta forma e dimensioni in base alle trasformazioni del diritto e della concezione di Stato.
Tuttavia, bisogna evidenziare che anche il carattere estremamente variabile della nozione di ordine pubblico appare potenzialmente pericoloso per l’esercizio delle libertà fondamentali: una definizione meno evanescente del lemma in esame, forse, permetterebbe di circoscrivere meglio non tanto i comportamenti umani vietati, quanto piuttosto le decisioni che l’autorità pubblica può prendere per ragioni di tutela dell’ordine pubblico.
È da questo crinale che muove la presente ricerca: nel considerare ugualmente rischioso sia cristallizzare l’ordine pubblico all’interno di una (necessariamente) stretta definizione, sia abbandonare tale nozione alla discrezionalità ed all’arbitrio del potere (di cui costituisce fondamenta e condizioni di esercizio), si ritiene necessario ripartire dalla centralità del rapporto fra tale nozione e la Costituzione, dal momento che tanto più la nozione di ordine pubblico è fluida, tanto più è necessario che sia limitata dall’ordinamento giuridico e, segnatamente, dalla Costituzione
Dalla forza del dissenso alla forza contro il dissenso. spunti di riflessione su alcuni tornanti involutivi nella nostra democrazia
L’articolo muove dall’analisi degli art. 17 e 21 della Costituzione italiana e,
quindi, dalle forme di tutela previste nel testo costituzionale a garanzia delle
libertà di riunione e di manifestazione del pensiero, per poi osservare le recenti vicende che hanno coinvolto l’esercizio di tali libertà segnandone l’effettività della tutela. In particolare, l’indagine riflette sull’(ab)uso della forza
da parte dell’autorità di pubblica sicurezza nella gestione del dissenso; una
politica repressiva che sembra basarsi su una declinazione immateriale dell’ordine pubblico
Per un'analisi critica dell'autonomia differenziata: dai suoi precedenti alle problematiche attuali
Il contributo parte da una ricerca sui precedenti tentativi di attuazione
dell’autonomia differenziata nel nostro ordinamento per soffermarsi sull’analisi della legge n. 86 del 2024 e dei suoi aspetti critici. In particolare, vengono
evidenziati i contrasti fra gli articoli 5, 3 e 2 della Costituzione ed alcune disposizioni della normativa in esame, dai quali emerge una significativa distorsione del modello di regionalismo adottato dalla Costituzione
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