1,721,082 research outputs found

    Halal Goods and Services Compliance

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    Halal is an Arabic word meaning “lawful”or “permitted”according to Islamic principles, the opposite is “Haram”defining what is “banned.” The term Halal is not only used in the context of consumables or products but refers to a wide range of applications and influences all aspects of Muslim life

    Le “sweet proteins”: una nuova opportunità nel settore dei dolcificanti

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    In questi ultimi anni le aziende che producono e commercializzano i dolcificanti hanno indirizzato sempre più la loro ricerca allo studio di nuovi prodotti dotati di un elevato potere dolcificante ma, nello stesso tempo, di un apporto calorico molto ridotto o addirittura nullo. Gli studi hanno condotto alla scoperta di diversi composti naturali, per lo più di origine proteica, con un potere edulcorante molto elevato. Queste sostanze si estraggono dai frutti di piante tropicali e sono indicate come “sweet proteins” (proteine dolci) e sono la taumatina (l’unica ad essere stata approvata dalla Unione Europea), la brazzeina, la pentadina, la monellina, la curculina, la mabinilina e la miraculina. Dette sostanze, oltre a svolgere la funzione dolcificante possono anche modificare il gusto dell’alimento o della bevanda a cui sono addizionate migliorandone le caratteristiche organolettiche. Ad esempio, addizionate ai dolcificanti artificiali ne eliminano il retrogusto o attenuano l’asprezza caratteristica di alcuni prodotti. C’è tuttavia da precisare che le sweet proteins non sono molto stabili, spesso si denaturano alle elevate temperature e alla variazione del pH, per cui non possono essere impiegate nei prodotti da forno o in quelli ad elevata acidità. Obiettivo della presente ricerca è lo studio delle caratteristiche tecnico-economiche delle sweet proteins evidenziandone le potenzialità e le criticità riguardanti il loro impiego. Verrà inoltre esaminata la legislazione che disciplina questo settore prestando anche molta attenzione all’informazione del consumatore, circa la diversa natura dei dolcificanti, spesso non corretta e fuorviante

    Come rendere dolci gli alimenti

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    Prefazione Chi sarà mai stato il nostro lontano predecessore, centinaia di migliaia di anni fa, quando gli esseri umani vivevano ancora come raccoglitori di frutta e bacche e radici e come cacciatori, che ha scoperto che certi frutti e succhi vegetali erano “buoni” e gradevoli, erano “dolci”. A mano a mano che gli esseri umani, con la rivoluzione del Neolitico, sono passati a vivere come coltivatori e allevatori in capanne e villag-­ gi, l’addizione di sostanze dolci agli alimenti ha migliorato rapida-­ mente la qualità del loro cibo. Più avanti ci si sarebbe accorti che mol-­ te sostanze “dolci” erano anche nutritive. Se, come sostiene giustamente questo libro, il primo dolcificante degli alimenti è stato il miele, si deve riconoscere che c’è voluto molto spi-­ rito di osservazione, fantasia e anche capacità tecnica, anzi biotecno-­ logica, come si direbbe oggi, per capire come estrarre il miele, per ri-­ conoscere la possibilità di conservarlo e infine per capire che si tratta-­ va di una merce rinnovabile, prodotta ogni anno dallo stesso alveare. Altra biotecnologia sarebbe stata necessaria agli abitanti della lontana India per capire come estrarre una sostanza dolce contenuta fra i nodi di alcune canne spontanee e poi coltivate;; i mercanti avrebbero poi fatto conoscere lo zucchero di canna nel bacino del Mediterraneo, nel-­ le zone dominate dai Musulmani e poi nell’Europa cristiana, e da qui, ma molto più tardi, cinque secoli fa, nelle Americhe e nelle zona a clima tropicale. La produzione dello zucchero di canna ha dato vita ad estese coltiva-­ zioni “nelle Americhe”, rese possibili dall’importazione di schiavi a-­ fricani, e poi al “commercio triangolare” di zucchero greggio dall’America all’Inghilterra e Olanda dove sarebbe stato raffinato, di cianfrusaglie dall’Europa agli schiavisti africani e di schiavi dall’Africa all’America. “Zucchero insanguinato” dalla morte e dal dolore di innumerevoli schiavi fino a quando, ma ormai in tempi vicinissimi a noi, due secoli fa, la crescita delle conoscenze della chimica e della Merceologia ha portato alla scoperta che lo stesso zucchero avrebbe potuto essere e-­ stratto dalla barbabietola una pianta adatta ai climi temperati. Ci sarebbe voluto il divieto napoleonico di importazione delle merci inglesi e americane in Europa del 1806 per dar vita all’industria dello zucche-­ ro di barbabietola in Francia e poi in tutta Europa. Il libro mette bene in evidenza la concorrenza che lo zucchero di barbabietola e di canna si sarebbero fatta fino all’attuale situazione in cui lo zucchero di bar-­ babietola rappresenta soltanto il 20 percento della produzione saccari-­ fera mondiale, con un declino in quasi tutti i paesi fra cui l’Italia dove pure era attiva una coltivazione della barbabietola e una produzione di zucchero, attività agroindustriali importanti anche nel Mezzogiorno. Il prof. Giuseppe Testoni, che ha coperto la cattedra di Merceologia dell’Università di Bari – la stessa ora coperta dalle autrici di questo li-­ bro – tenne la prolusione all’anno accademico 1923 con una conferen-­ za dal titolo “Le merci sintetiche”. Fra le altre ricordò come, in quei primi anni del Novecento, fosse attiva la ricerca di fonti sintetiche al-­ ternative ai prodotti naturali, spesso di importazione dai paesi allora coloniali, e in questo ambito fu sintetizzata la saccarina, il primo dol-­ cificante prodotto in laboratorio dapprima per far fronte alla scarsità di zucchero durante la Prima Guerra mondiale, poi diffusa per conto suo. Col progredire del benessere consumistico si sono diffuse le mode dietetiche e i dolcificanti sintetici o artificiali sono stati cercati come alternativi allo zucchero che, per il suo elevato contenuto calorico, cir-­ ca 16 megajoule per chilogrammo, “facevano ingrassare”. Una storia ricca di contraddizioni perché ben presto si è visto che i dolcificanti sintetici, prima la saccarina, poi i popolari e diffusi ciclammato (anni trenta del Novecento) e aspartame (anni ottanta del Novecento) e poi tutti gli altri, avevano luci e ombre. Ogni nuovo dolcificante sintetico era salutato dapprima con entusia-­ smo, sostenuto anche da forti campagne pubblicitarie, fino a quando i consumatori si accorgevano di qualche sgradevole effetto secondario e le autorità sanitarie scoprivano qualche effetto biologico indesiderabile, una battaglia nella quale le potenti organizzazioni dei produttori di zuc-­ chero avevano un ruolo nel contrastare questi invadenti concorrenti. Dagli anni ottanta del Novecento in tutto il mondo è in corso un conti-­ nuo lavoro per cercare “qualcosa” che abbia potere dolcificante, che non abbia sapori secondari sgradevoli e che non abbia controindica-­ zioni sanitarie. I vari successi e insuccessi di questo continuo lavoro, di grande interesse dal punto di vista della ricerca chimica e merceo-­ logica, non ha portato finora ad una produzione massiccia di concor-­ renti allo zucchero;; essi hanno un mercato soprattutto nei prodotti die-­ tetici o in certi dolciumi o bevande, ma la loro produzione nel mondo resta ancora, complessivamente, dell’ordine di poco più di 100.000 tonnellate all’anno, rispetto ai 180 milioni di tonnellate della produ-­ zione annua di zucchero e dei due milioni di tonnellate di produzione mondiale annua di miele. Le due studiose, autrici del presente libro, da anni docenti in quello che è stato il prestigioso Istituto di Merceologia della Facoltà di Eco-­ nomia e Commercio dell’Università di Bari, ora scomparso nella ri-­ strutturazione degli studi universitari italiani che ha visto gli insegna-­ menti merceologici sparpagliati in vari dipartimenti, si sono dedicate per molti anni, fra l’altro, allo studio della storia, della chimica, della produzione e del mercato dai dolcificanti artificiali;; sono così in grado di offrire un quadro esauriente di questo importante settore industriale e commerciale, in continua evoluzione, integrato da utili e aggiornati riferimenti bibliografici. Buona lettura. Professore emerito Giorgio Nebbi

    Amaranthus: a crop to rediscover

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    Mother Nature supplies human kind with a wide array of edible species, although humans do not take advantage of all of them. Grains make up more than 80% of the world food supply, and unfortunately it has been reported that per capita grain production has been declining for the past 23 years. This suggests that an increasing amount of agricultural resources will be required to satisfy human nutritional needs. The studying of ancient population eating patterns and habits demonstrated that a large number of crops have been abandoned since centuries no matter if they were a simple growing valid source of high nutritional food and high biological compounds. One of these ancient crops is Amaranth. Due to its agronomic and nutritional properties as well as its richness in bioactive compounds, this crop could represent an interesting option in order to increase alternative source of protein with high biological value, good quality starch, gluten-free products and squalene. The objective of this paper is to describe amaranth main botanical, physical and nutritional properties to illustrate amaranth potentialities in the food and no food sector

    L’industria del cemento in Italia: flussi di materia, energia e impatto ambientale

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    The cement production requires high level of row material and energy input and it is the cause of an impact assessment. In this work is presented an analysis of material and energy flows across the cement industry, with particular reference to Italy the best European cement producer

    Jatropha Curcas a no edible versatile cultivar

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    The increasing recourse of biomass energy exploitation to obtain biofuels is a crucial option to answering to the growing transport energy demand much more sustainable. Up today, the production of biofuels and particularly of biodiesel is a realty with more than 13 million tons (Mt) and palm and rape oils are respectively the principal raw materials. In this scenario, Jatropha curcas a non-edible but a multipurpose plant could play an interesting role due its proper peculiarities. Not by chance, this cultivar receives a growing attention by researchers because from its management it is possible to obtain a wide range of energy and no-energy commodities. Furthermore, its exploitation could be a new concrete opportunity for rural areas development. The objective of this paper is to investigate Jatropha curcas potentialities to produce biodiesel and other different goods and raw materials for chemical, medical, pharmaceutical, and other industrial applications
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