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    Benessere termoigrometrico in ambiente esterno ed interno: sviluppo di modelli predittivi, analisi di materiali innovativi e ripercussioni sui consumi energetici

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    Nell’ambito del presente lavoro di tesi sono stati investigati differenti aspetti legati al thermal comfort in ambiente interno ed esterno. Per quanto concerne gli ambienti aperti, sono stati sviluppati modelli predittivi della percezione termoigrometrica, è stata valutata l’influenza sul microclima di materiali innovativi e di varie strategie di mitigazione e si è proceduto a mappare, attraverso opportuni indici, il territorio italiano e globale in relazione anche ai flussi turistici nazionali ed intercontinentali. Per gli spazi indoor è stata invece valutata la relazione intercorrente tra sensazione termica e temperatura di colore della luce con l’obiettivo di ridurre i consumi energetici. La tesi è stata quindi suddivisa in cinque sezioni. Nella prima sono stati individuati, con riferimento all’area mediterranea, i valori della Physiological Equivalent Temperature (PET) neutrale e preferita, della temperatura dell’aria neutrale, del Physiological Equivalent Temperature (PET) comfort range ed è stato ricavato un nuovo indice empirico in grado di predire, sulla base dell’ASHRAE 7-point scale, la sensazione termica della popolazione mediterranea in ambienti aperti. Questo indice, denominato MOCI (Mediterranean Outdoor Comfort Index), predice però un voto medio ed è per tale ragione che è stata anche riadattata alla popolazione mediterranea la relazione della PPD (Predicted Percentage of Dissatisfied) proposta nell’ISO 7730. Le prestazioni del MOCI sono state poi confrontate numericamente con quelle di Actual Sensation Vote Europe (ASVEUROPE), Effective Temperature (ET), Physiological Equivalent Temperature (PET) e Predicted Mean Vote. È stato inoltre proposto e validato il Global Outdoor Comfort Index (GOCI), un indice empirico in grado di predire la percezione termica a livello globale. Nella seconda sezione sono state invece analizzate differenti strategie di mitigazione del microclima urbano. I siti analizzati sono il campus dell’Università degli Studi Sapienza di Roma, il chiostro di San Pietro in Vincoli (sede della Facoltà di Ingegneria del medesimo Ateneo) ed il canyon urbano di via delle Carrozze, anch’esso sito in Roma. Oltre ad un aumento dello urban greening, sono state implementate configurazioni caratterizzate dall’uso di materiali ad elevato coefficiente di albedo. L’analisi dei valori assunti dalle variabili micrometeorologiche e dagli indici di comfort termico è stata possibile grazie a modelli validati sperimentalmente ed elaborati attraverso il software ENVI-met. Per quest’ultimo, è stato inoltre proposto un nuovo approccio simulativo basato su dati provenienti da radiosondaggi. Nella terza sezione è stata valutata, con riferimento al territorio italiano e mondiale, la percezione termica di un individuo afferente all’area mediterranea (mediante il MOCI) e quella di un normotipo globale (mediante il PMV). I risultati, relazionati ai flussi turistici, sono stati elaborati in termini di andamenti orari annuali, valori medi settimanali e relativi picchi, diagrammi di frequenza, variazioni dei percentili e mappe spaziali. Nella quarta sezione, differentemente rispetto a quanto fatto in precedenza, vengono discussi aspetti legati al benessere termoigrometrico in ambiente interno. In particolare, si è cercato di valutare se la temperatura di colore della luce è in grado o meno di influenzare la percezione termica. Questo studio è stato effettuato in collaborazione con la “Escuela Técnica Superior de Ingeniería de Caminos, Canales y Puertos de la Universidad de Granada” e mira a ridurre i consumi energetici degli edifici. Per esempio, la temperatura di uno spazio confinato potrebbe essere inferiore in presenza di una luce con bassa temperatura di colore durante la stagione di riscaldamento e viceversa durante quella di raffrescamento. È stata quindi organizzata, all’interno di una test room, una field survey in cui sono state esaminate la percezione e preferenza termica, la tolleranza e l’accettabilità personale e la confortevolezza nello svolgere un dato compito in presenza di luce calda, neutrale e fredda. Nella quinta ed ultima sezione vengono infine riportati i risultati ottenuti

    Innovare la valutazione di vulnerabilità attraverso il Backcasting Partecipativo. Accesso all’acqua delle comunità costiere di Dar es Salaam (Tanzania)

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    La ricerca affronta il tema della pianificazione locale per l’adattamento al cambiamento climatico nei contesti ad elevata vulnerabilità, specificatamente nella città sub-Sahariana, focalizzandosi in particolare sull’impiego dei due principali approcci all’analisi di scenario, il Forecasting ed il Backcasting, come strumento di supporto ad una valutazione di vulnerabilità finalizzata ad un adattamento in ottica trasformativa. Negli ultimi anni, con il riconoscimento della stretta connessione tra adattamento al cambiamento climatico e sviluppo sostenibile, il dibattito scientifico sull’adattamento si è sempre più focalizzato sul tema della trasformazione dei sistemi attuali in risposta al cambiamento climatico, e più in generale ai molteplici cambiamenti economici, politici, ambientali e sociali a cui molte comunità e regioni debbono confrontarsi. La necessità di un adattamento in senso trasformativo, specialmente per i contesti ad elevata vulnerabilità, ha indotto la comunità scientifica a ricercare metodi di supporto alla decisione che siano complementari/alternativi rispetto ai più diffusi metodi di tipo climate proofing, oltreché capaci di diversificare ed ampliare le conoscenze necessarie per confrontarsi con la crescente incertezza futura e complessità dei Sistemi Socio-Ecologici. Con questo proposito, attraverso uno studio di caso esplorativo sviluppato a Dar es Salaam (Tanzania), la ricerca sperimenta in pratica l’uso del Bakcasting, un approccio all’analisi di scenario che, a differenza del Forecasting, non risulta ampiamente utilizzato per la pianificazione dell’adattamento locale, sebbene indicato in letteratura come teoricamente in grado di favorire il dispiegarsi di processi trasformativi. Nello specifico, attraverso lo sviluppo di un processo di valutazione della vulnerabilità che ha presupposto in una prima fase l’utilizzo di un metodo di Forecasting applicato analiticamente per studiare a livello urbano un fenomeno biofisico su cui può influire il cambiamento climatico (ossia l’intrusione marina nell’acquifero costiero), ed in una seconda fase l’utilizzo di un metodo di Backcasting Partecipativo applicato a livello comunitario per studiare una tematica di rilevanza sociale correlata al fenomeno biofisico in questione (cioè l’accesso all’acqua di una specifica comunità costiera peri-urbana di Dar es Salaam), la ricerca intende comprendere se il Backcasting Partecipativo possa contribuire a colmare le carenze del Forecasting in materia di aiuto alla decisione per la pianificazione dell’adattamento al cambiamento climatico in prospettiva trasformativa. L’analisi dei risultati ottenuti ha consentito la definizione di un quadro dei limiti e degli elementi conoscitivi che il Backcasting Partecipativo, applicato a livello comunitario, può apportare ad una valutazione di vulnerabilità finalizzata ad un adattamento trasformativo, oltre all’individuazione degli elementi di complementarietà nell’uso del Forecasting e del Backcasting Partecipativo per la pianificazione di un adattamento in ottica trasformativa. L’analisi svolta ha inoltre permesso di individuare una serie di elementi contestuali e processuali che un determinato metodo dovrebbe considerare ed introdurre nel processo di valutazione per favorire una rappresentazione alternativa della vulnerabilità e l’emergere di piattaforme di azione in senso trasformativo, oltre a definire una serie di possibili sviluppi futuri di ricerca. I risultati conseguiti dall’attività di ricerca hanno dunque concorso all’avanzamento delle conoscenze in merito all’utilizzo dell’analisi di scenario di tipo Backcasting Partecipativo per sostenere la pianificazione dell’adattamento in senso trasformativo a livello locale/comunitario nei contesti ad elevata vulnerabilità, in particolare nella città sub-Sahariana
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