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Lacuna architettonica e innovazione tecnologica. Aspetti teorici e metodologici
La questione della lacuna, cioè della perdita fisica di materia di un manufatto, costituisce uno dei temi aperti da sempre più dibattuti nel campo del restauro: la ricerca affronta l'argomento analizzandolo a partire da una riflessione di tipo teorico e di impostazione metodologica.
Intende poi valutare se, e come, un utilizzo cosciente e criticamente guidato degli strumenti messi a disposizione oggi dall’innovazione tecnologica e di metodo possa condurre alla formulazione di soluzioni per il trattamento della lacuna, coerenti alla specificità del contesto.Si veda anche il contributo in lingua inglese: A. ALVISI, N. SANTOPUOLI, C. SODANO, Lacuna's treatment in restoration and technological innovation in “6th international congress on 'Science and technology for the safeguard of Cultural Heritage in the Mediterranean basin'. Proceedings”, Athens, Greece, 22-25 october 2013, Valmar, Roma 2014, Vol. II, pp. 115-121
Castelnuovo (Meldola-FC): rilievo della pianta degli ambienti ipogei
Il contributo consiste nella restituzione del rilievo in pianta degli ambienti ipogei della Rocca di Castelnuov
Dal restauro del monumento alla valorizzazione del suo contesto attraverso una rifunzionalizzazione consapevole: il Castello di Cusercoli, Museo dell'Anatomia dell'Architettura
L'attenzione per il Castello di Cusercoli (FC) è rivolta alla necessità di non perdere l'insieme di valori che il complesso architettonico rappresenta. Nonostante l’incuria e i catastrofici eventi che hanno interessato il monumento, dall'alto dello sperone roccioso di accesso alla vallata bidentina la sua imponente volumetria ha contribuito a tenere viva nel tempo la sua presenza sul territorio, oggi in crisi per le preoccupanti condizioni di degrado, anche strutturale che manifesta. Dall'individuazione di tali criticità discende la reale necessità dell'intervento, operazione che ha lo scopo di valorizzare il monumento e che si esplicita attraverso la sua rifunzionalizzazione. Occorre innanzitutto ricucire il legame castello-paese-territorio, riaffermando il complesso monumentale come perno nella vallata, riassegnandogli così il ruolo che, per secoli, ha posseduto. Il Castello di Cusercoli costituisce, inoltre, un raro caso di compresenza di tecniche costruttive di differenti epoche, la cui anatomia risulta di facile lettura in virtù dell'attuale stato di conservazione. Il monumento si qualifica, pertanto, come caso esemplificativo dell’architettura della tradizione locale, configurandosi come Museo dell'Anatomia dell'Architettura che diventa anche Laboratorio didattico grazie alla presenza attiva dell'Università che, da tempo, vi organizza cantieri-scuola per gli studenti.The attention for Cusercoli Castle (FC) is aimed to the will not to lose all the monument's values. Despite the neglect and catastrophic events that have affected the Castle, from the high rocky buttress on the bidentina valley access, its impressive volume helped to keep alive in time its presence on the country, now in crisis due to the alarming state of decay, also structural, that is showing. From such critical focus descends the real need of intervention, which aims to valorize the monument and that is expressed through its conscious reuse. First it's necessary to reconnect the castle-town-environment, reaffirming the monument as a pivot in the valley, so reassigning it the role that, for centuries, has owned. Cusercoli Castle is a rare case of different historical periods construction techniques coexistence; because of the current preservation state, their anatomy is visible and easy to understand. Therefore, the monument qualifies as traditional local architecture significant example, taking shape as Anatomy's Architecture Museum. It becomes also didactic Laboratory, due to University active presence, which for some times organizes school-restoration site for students
Tavole n. 81-117 e 130-131
Il contributo consiste in una serie di tavole grafiche di rilievo, lettura critica del costruito e analisi metrologica di Palazzo Alberini a Rom
Dalla documentazione fotografica alla conoscenza: l'interpretazione del sisma ai fini della ricostruzione
I luoghi della conservazione del cibo: dalla conoscenza alla valorizzazione delle strutture architettoniche.
La pratica della conservazione di alimenti e bevande costituisce una problematica che da sempre l’uomo ha dovuto affrontare per potersi garantire adeguate fonti di sostentamento durante l’intero ciclo delle stagioni e i periodi di carestia. Fin dall’antichità sono stati elaborati sistemi atti a riporre gli alimenti in vista della loro conservazione e consumazione in un momento successivo. Dalla realizzazione di appositi recipienti atti a contenere il cibo, l’attenzione si è estesa poi anche ai locali dove riporre tali contenitori. I luoghi destinati alla conservazione degli alimenti così pure delle cisterne, dei pozzi e in generale degli spazi ipogei porta, nel corso dei secoli, ad affinare e a differenziare i sistemi costruttivi, i materiali impiegati e gli accorgimenti relativi al mantenimento del microclima per dare luogo a soluzioni architettoniche costruttive più specifiche rispetto ai semplici locali parzialmente o totalmente interrati destinati al deposito e alla conservazione di derrate alimentari. Un interessante caso di indagine ai fini della presente ricerca è costituito dai luoghi della conservazione situati nel complesso monumentale di Colle Ameno a Sasso Marconi, in provincia di Bologna. La settecentesca villa di Colle Ameno raggiunge il suo massimo splendore intorno alla metà del XVIII secolo, quando il marchese e senatore Filippo Carlo Ghisilieri comincia a costruire, attorno ad una preesistente palazzina di campagna, precedentemente di proprietà della famiglia Davia, una serie di edifici integrati fra loro – destinati a funzioni pubbliche e private – che la trasformano in una grandiosa residenza di villeggiatura con annessi un borgo rurale e una chiesa pubblica con ospedale, circondata dalle terre della tenuta agricola. Le vicende storiche che hanno visto Colle Ameno protagonista sono state ricostruite sulla base di un’approfondita ricerca di archivio che ha permesso di dedurre – e in alcuni casi solo di ipotizzare – la consistenza del costruito e la distribuzione interna degli ambienti nel corso delle differenti fasi evolutive del complesso, che purtroppo verte oggi nella condizione di rudere. Una descrizione piuttosto dettagliata di Colle Ameno viene fornita dal Catasto Gregoriano relativo al Comune di Pontecchio, redatto nel 1818. Dal confronto tra il brogliando e la relativa mappa, si evince che il complesso possedeva una conserva da neve, rappresentata nella cartografia come una costruzione circolare localizzata fra il complesso architettonico stesso e la Strada Comunale (l’attuale via Porrettana). Tale struttura, oggi non più esistente – almeno per quanto riguarda la parte fuori terra – , non compare nemmeno nelle fotografie aeree di inizio ‘900, periodo di piena decadenza e abbandono di villa e borgo, condizioni che porteranno al crollo di numerose porzioni del costruito: dall’osservazione della documentazione fotografica reperita, è però possibile trovare riscontro della presenza dei resti della conserva da neve analizzando le immagini aeree. Nella interpretazione della foto aerea, che mostra l’insieme dei fabbricati del complesso architettonico, suggerendo l’ipotesi che l’anomalia nella texture sia da attribuire ai resti ancora presenti della struttura muraria della neviera, probabilmente di forma circolare
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