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La doppia articolazione del condividere
Condividere significa dividere con altri, partecipando ad un bene comune. L’orizzonte a partire dal quale prende forma il volume, aperto e orientato da questo saggio, è identificato da un’idea di reciprocità come forma propria della relazione interpersonale, qualificata da un vincolo partecipativo irriducibile al principio contrattuale dello scambio. A partire da tale nucleo tematico, ha preso corpo questo progetto, che ne rappresenta un approfondimento e uno sviluppo, costruito nei temi e nel metodo attraverso un’esperienza realmente condivisa di ricerca comune. L’obiettivo da cui si è lasciata guidare la ricerca tende ad inserire la reciprocità in una prospettiva più ampia, in cui l’orizzontalità delle forme storiche della convivenza s’intreccia con la verticalità del bene comune, a partire da una dinamica di partecipazione, che rende possibile la correlazione dei due livelli. Con il lessico del condividere ci vogliamo appunto riferire all’intero volume di questo movimento partecipativo, che può essere fattualmente esperito entro una concreta dinamica storica, ma anche esplorato nelle sue condizioni trascendentali di possibilità
Il dislivello dell’azione. Linee di orientamento
L’emergenza del “pratico” nel pensiero contemporaneo introduce al cuore dell'esperienza morale a partire da un vero e proprio “enigma della differenza”. Correlare azione e persona significa interrogarsi intorno alle radici di una fondamentale “anomalia antropologica”, costantemente in bilico tra il peso mortificante del patire e il coraggio instancabile dell’agire. E’ precisamente attraverso l’azione che la persona umana può rovesciare il saldo passivo, in cui si esprime la logica entropica della causalità naturale, affidando al coraggio dell’iniziativa e alla gratuità della speranza il compito di coniugare la forma attiva della storia
Il "noi" come origine e come compito
Il contributo apre il volume e definisce le linee di fondo che ne orientano tutti gli interventi. Un modo diverso di articolare la reciprocità è quello che preferisce al modello binario io-tu un modello ternario, costantemente aperto all’inclusione del terzo e che per questo pensa la relazione interpersonale assumendo il “noi” come origine e come compito. La reciprocità intercetta una modalità costitutiva della vita personale, che gli esseri umani sperimentano nella forma di un’ambivalenza irriducibile tra il piano “strutturale” della vocazione antropologica e quello “congiunturale” del vissuto storico. Questo scarto tra essere ed esistere si può mediare solo in virtù di un appello, libero e responsabile, alla vita morale: in questo senso la reciprocità come origine, riconosciuta nella forma di una costituzione che attraversa e intenziona la nostra finitezza, si trasforma nella reciprocità come compito. A un’ontologia aperta, continuamente in bilico tra l’appello del bene e la seduzione del male, non può che corrispondere una forma, fragile e preziosa, di “supplenza morale”. In questa prospettiva viene riaffermata la natura assolutamente sui generis della relazione interpersonale, che discende appunto dalla sua doppia articolazione, ontologica ed etica: la relazione tra persone non è, per principio, riducibile ad una relazione logica. Non si possono omologare le idee e le persone e, in modo corrispettivo, conoscere ed essere. Di conseguenza non è possibile accreditare il vincolo unificante della prossimità, fondato sul riconoscimento di un legame partecipativo, senza saldare il recupero di un’istanza trascendentale con un orizzonte ontologico, entro il quale interpretare la dinamica intersoggettiva. L’idea di reciprocità asimmetrica può offrire il luogo tematico che consente questo raccordo. Se infatti si può ravvisare nella reciprocità la condizione trascendentale che rende possibile ogni dinamica interumana, diversamente sagomata nella mobilità dei ruoli e nella fattualità empirica delle esperienze, tale reciprocità trascende il modello stilizzato di una relazione duale, intesa come un rapporto diretto e volontario, in cui l’io e l’altro s’incontrano, si riconoscono e raggiungono un livellamento perfettamente bilanciato dalla parità simmetrica dei ruoli. Un autentico paradigma relazionale deve invece poter ospitare, nella forma di una piena reciprocità inclusiva, ancorché asimmetrica, la prima, la seconda e la terza persona, da cui dipende la piena mutualità del “noi”
Dieci anni di "Dialoghi"
Prendendo lo spunto del decimo anniversario della rivista “Dialoghi”, l’Autore (che è stato anche ideatore e primo direttore della rivista) traccia un bilancio di tale attività editoriale, secondo alcuni ambiti tematici fondamentali: nuovi scenari e nuove sfide; il dono della fede e il cammino della vita; luci e ombre della politica; la religione nello spazio pubblic
Pescara. Forma, identità e memoria della città fra XIX e XX secolo / a city's move into the twentieth century: form, identity, recollections
Il volume è frutto di una ricerca congiunta tra i due autori sulla storia urbana di Pescara attraverso le fonti archivistiche e le collezioni fotografiche del Novecento. Antonello Alici ha firmato il saggio 'Le vite della città' e composto l'album fotografico con lo stesso titolo
The Alici spinal system in the surgical treatment of scoliosis.
The Alici spinal system is an instrumentation used for correction and fixation of various deformities of the spine. Idiopathic scoliosis is the most important indication. Scoliosis is a complex deformity in the frontal, sagittal and axial planes, and this system provides perfect correction in all three planes. Furthermore, it permits stable fixation and can be used for both anterior and posterior spinal fusions. The indications for the anterior Alici spinal system are: mature thoracolumbar or lumbar curves of more than 40 degrees, progressive immature thoracolumbar or lumbar curves of more than 35 degrees, painful mature lumbar curves, paralytic or congenital lumbar or thoracolumbar curves, and mature lumbar curves of more than 40 degrees in thoracolumbar double curves. The indications for the posterior Alici spinal system are: immature thoracic curves of more than 40 degrees, progressive thoracic or thoracolumbar curves of more than 35 degrees, and paralytic and congenital curves. During the last two years, 92 scoliosis patients underwent spinal fusion with Alici spinal instrumentation. Scoliosis was idiopathic in 58, congenital in 20, paralytic in 12, and 2 cases were caused by neurofibromatosis. Twenty-four of the patients underwent 2-stage anterior and posterior fusions. In the remaining 68 patients only posterior fusion was performed. The mean follow-up was 14 months (range, 6-24 months). Preoperatively, the mean curves of the idiopathic, congenital, and paralytic groups were 54.7 degrees, 57.8 degrees, and 83 degrees, respectively. In the idiopathic group the mean correction was 93% with anterior instrumentation, and 74.4% with posterior instrumentation.(ABSTRACT TRUNCATED AT 250 WORDS
Invito alla lettura
Posta dinanzi all’esperienza di una sproporzione umanamente irriducibile fra la felicità e il dolore, la riflessione filosofica ha scoperto che c’è molto di più che una smodata insaziabilità o una insoddisfazione cronica dentro questo avvertimento; siamo dinanzi ad una vera e propria anomalia antropologica, che può riassumersi nel paradosso di una felicità infelice, nel quale finito e infinito si toccano. Un paradosso indecifrabile e insieme irrinunciabile per la dignità stessa dell’umano; il prezzo per la riduzione dello scarto appare sempre troppo alto: equivale a mortificare la proiezione infinita del desiderio e, con questo, a depotenziare quell’istanza di appagamento totale in cui consiste il valore aggiunto della felicità rispetto al lessico circoscritto e umano-troppo-umano del piacere, della gioia, della soddisfazione, che si accontentano di riciclare al ribasso di tre parametri kantiani dell’extensive, dell’intensive e del protensive. Per restare fedele alla sua vocazione anomala alla felicità, l’umano deve costantemente mantenersi all’altezza di una promessa che la felicità stessa, tuttavia, non può mantener
Riduzionismo e complessità. Ritrovare l'umano, umanizzare la cura
Il volume tematizza la questione della cura attraverso una discussione critica del riduzionismo e propone nuovi modelli etici ed epistemologici capaci di comprendere, e non solo spiegare, la complessità. Contributi di: A. Da Re; M. Buzzoni; C. Danani; L. Tesio; F. Giunta, I. BIlleri; E. Adrario; M. Marinelli; D. Pagliacci; R. Mancini; E. Pulcini; G. Giglioni; M.-T. Russo; S. Pierosara; prefazione di M. Mercati; invito alla lettura di L. Alici, S. Pierosara
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