19 research outputs found
La formazione nel rapporto di lavoro e nei contratti formativi
This research has been developed in three different parts, which are necessary to entirely cover the issue of professional teaching and formation through the analysis of its multiple functions, context and objective. Within business relationships, human capital formation can be either technical or technological, on the basis of the classical statement: “theory means being able to do something”. Main objective of active politics is adaptation or creation of specific capacities. Human capital formation is mainly represented by either a basic or a high level training, which can be realized both at school and in the respective business place, according to specific typologies.
Employability and valorization of professional capabilities are becoming more and more important, making involvement of each single person, choice of specific training path and companies able to recognize the value of workers.
Such a training vocation of companies, underlined by the latest legislative and interpretative developments of classical business employment relationships, is particularly relevant when it goes to apprenticeship. Link between educational system and employment world is strong enough to make each company becoming a source of notions, both basic and transversal, capable of supporting the growth of the working citizen, and particularly, of the young student, assisting somehow public structures.
Basically, we can say that companies are more and more asked to become a “training centre” and, somehow, to support (or entirely replace) the State, particularly when it goes to the first kind of apprenticeship, to the realization of the right/duty of training and to the kind of high level training. Anyway asking enterprises system to assume the trainer role, means risking to adapt training to their specific needs: companies will invest in both continuous and basic trainings, aligned (qualitative and quantitative) to the economical return of investment. This latest trend confirming the “public” function of a private company, increases doubts in the effective realization of employability and its real professional and private elevation.La ricerca che si è portata avanti si articola in tre parti per affrontare la formazione professionale nelle sue molteplici funzioni a seconda del contesto in cui è posta e della finalità. All’interno dei rapporti di lavoro, essa diventa formazione tecnica o tecnologica, incardinata sulla tradizionale dicotomia competenze – saper fare. Nelle politiche attive l’obiettivo principale è poi la riconversione di conoscenze, l’adattamento o la creazione di capacità. La formazione dell’individuo è rappresentata principalmente da una preparazione di base o di più alto livello, compiuta nel sistema scolastico o nel lavoro, secondo determinate tipologie. Emerge sempre più la valorizzazione della capacità professionale e dell’employability, che rinvia in qualche modo al coinvolgimento dei singoli, nella scelta dei propri percorsi, e delle imprese per la valorizzazione della personalità dei lavoratori. L’idea di questa vocazione formativa dell’impresa, su cui insistono gli ultimi sviluppi legislativi ed interpretativi nel normale rapporto di lavoro, si fa più evidente nell’apprendistato. Qui è forte il legame tra sistema formativo e mondo produttivo che si è creato fa emergere l’impresa come dispensatrice di nozioni, di base e trasversali, di crescita del cittadino-lavoratore e, nella specie, del giovane studente – funzione questa appartenente più alle strutture pubbliche. In altri termini, si richiede sempre più all’impresa di diventare “centro formativo” e, per alcuni aspetti, di affiancare (se non sostituirsi) allo Stato-apparato soprattutto nel primo tipo di apprendistato, di espletamento del diritto-dovere di istruzione e formazione, ed il terzo tipo di alta formazione. Lasciare al sistema delle imprese un ruolo formativo significa però rischiare che la formazione si pieghi alle esigenze di esse: il soggetto economico investirà in formazione continua ed in formazione di base, come nella crescita della persona del lavoratore, in misura (qualitativamente e quantitativamente) proporzionale alla sua ricaduta produttiva. La più recente spinta nel confermare la funzione pubblicistica del privato aumenta i dubbi sulla reale attuazione dell’elevazione professionale (ed umana) e dell’employability
THE PROTECTION OF WORKERS EXPOSED TONANOPARTICLES: REFLECTIONS ON EUROPEAN AND ITALIANSOFT AND BINDING REGULATIONS
il saggio esamina, quali possono essere gli obblighi dei datori di lavoro per la tutela della salute dei dipendenti esposti a nanomateriali. E' assente, sia nella legislazione italiana che in quella europea, una normativa che introduca obblighi specifici volti alla tutela della salute dei lavoratori esposti. L’atteggiamento dell’Unione, anche in questo campo, sembra ancora preferire un approccio promozionale e partecipativo piuttosto impositivo, attraverso tecniche di soft law volte a incentivare la ricerca e a coordinare le politiche nazionali e a promuovere una maggiore attenzione ai nuovi rischi determinati dall’uso di nuove sostanze. Tuttavia, sia la direttiva 89/391/CEE sia, per quanto riguarda il nostro ordinamento, i principi generali contenuti nella prima parte del d. lgs. n. 81/2008 e nell’art. 2087 del codice civile impongono una tutela della salute dei lavoratori anche di fronte a rischi incerti o non sufficientemente specificati. Per la loro natura di possibile specificazione dei principi generali, anche le soft law possono avere caratteristiche o effetti decisamente rilevanti per la determinazione degli obblighi gravanti sui datori di lavoro e per la relativa responsabilità nei confronti dei dipendent
Nanotechnology, uncertainty and regulation. A guest editorial
Nanotechnology has been established as a priority research and policy focus, cutting across several R&D fields from pharmaceutics, food and electronics. The raise of nanotechnologies has been accompanied by an enduring uncertainty characterising the developments of the scientific knowledge related to this field, as well as the social trajectories of technological applications. Such a condition inevitably affects regulatory responses to such technologies, their development and their uses. This special issue addresses this junction between uncertainty and regulation. With no ambition of providing a comprehensive assessment of such a complex issue, this collection of articles examines three relevant dimensions for understanding uncertainty in nanotechnology regulation, which can be useful entry points for further reflection and discussion: scientific uncertainty, regulatory fragmentation, social actors’ opinions about and attitudes to nanotechnology and regulation
Responsabilità sociale dell'impresa e sicurezza del lavoro
Se è vero che l’impresa non può prescindere dal contesto in cui si colloca - con il quale deve continuamente relazionarsi per costruire, conservare ed accrescere una presenza virtuosa con tutti gli attori che si trovano direttamente o indirettamente ad operare all’interno della struttura sociale – è altrettanto vero che l’impresa deve essere socialmente responsabile? Pur se auspicabile, è realistico immaginare che l’impresa si occupi di cose ulteriori e diverse dal suo core business?
Alla domanda circa cosa spinge un’impresa a conformare le proprie iniziative a regole che non sono né giuridiche né economiche, ma direttamente attinte dalla sfera etica, va forse risposto che l’atteggiamento e l’azione etica si propongono come una necessità: assistiamo ad un cambiamento dello scenario che sembra imporre agli imprenditori, ai manager, più in generale agli operatori economici, di prendere in considerazione fattori e variabili prima forse trascurate e trascurabili.
L’etica è certamente riferita all’agire individuale ed al suo relazionarsi con gli altri, mentre la RSI riguarda più propriamente l’agire dell’impresa all’esterno, ma entrambe vanno contestualizzate e lette in relazione alle dimensioni, alla territorialità dell’impresa nonché tenendo conto dei diversi rapporti tra proprietà e governo della stessa.
Se è vero che l’inizio di un’attività imprenditoriale non è soggetto a limitazioni particolari e quindi l’etica d’impresa rimane confinata nell’ambito soggettivo, va capito se nello svolgimento della loro attività i manager/imprenditori possano essere “obbligati” ad avere un comportamento socialmente responsabile sulla base di norme giuridiche esistenti. In relazione ai requisiti che i manager devono possedere per poter assumere la loro carica, esistono alcuni strumenti a disposizione dell’impresa per provare ad incidere sulla RSI, i quali, pur presentando comunque carattere “volontario”, consentirebbero di selezionare a monte i soggetti gestori dell’impresa facendo riferimento a criteri diversi ed ulteriori rispetto al profilo strettamente lavorativo.
Ci si chiede quindi se sono davvero utili continue “sovrastrutture” volte a stimolare le buone prassi o se invece è ipotizzabile incidere sulla “qualità” della classe manageriale, sia ex ante - scegliendo manager “etici” sulla base di precisi requisiti fissati nello stesso contratto di società - sia ex post, attraverso azioni di responsabilità “serie”, che eventualmente comportino sanzioni e pene altrettanto “serie”
Ethical Advice, Governance Models and Human Enhancement. Report on Models to Incorporate Ethical Advice in the Governance of Human Enhancement
The report is an output of the following FP7 Research Project:
Ethics in Public Policy Making: The Case of Human Enhancement (EPOCH) . Grant agreement no: 266660
The report (i) gives an outline of the main features in EU legal approach to the field of human enhancement broadly understood, trying to underline advantage, shortcomings and challenges in the law already in force; (ii) sums up some outcomes of the inquiry on the characteristics of ethical advice and on its both de facto and desirable role with regard to the governance challenges in the field of HE; iii) devises some starting points for a suitable model of governance
