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    Tra rito e norma. La legalità prima della legge

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    Il saggio esplora l’emersione delle formule e dei principi della legalità penale – nulla poena, nullum crimen sine lege – in contesti ancora lontani dall’orizzonte post-rivoluzionario e ottocentesco, che affermava ormai chiaramente il monopolio statale delle leggi, intese come comandi ufficiali, conoscibili e sanzionati. Che senso allora assumevano quei principi, pur talora riaffermati dalla dottrina, in contesti i cui il termine legge poteva confondersi con la consuetudine, ed in ogni caso non rappresentava la fonte normativa egemonica, escludente tutte le altre? Nel rispondere a questa domanda, il lavoro sottolinea la necessità di collegare i limiti del potere di indagare e di punire, e gli spazi di garanzia, piuttosto che al terreno della legislazione, a quello della jurisdictio e del rispetto delle procedure: con una esemplificazione forse eccessiva ma efficace, si potrebbe dire che la formula più adatta a tempi premoderni è piuttosto quella nulla poena sine judicio. Assai prima del costituzionalismo americano e francese, fu la rivoluzione inglese, con il positivismo garantista di Th. Hobbes, e con i suoi esiti “costituzionali” – Habeas Corpus Act e Bill of Rights - ad affermare un legame stretto tra struttura della legge e tutela dei diritti, sottraendo l’una e gli altri all’arbitrium dei magistrati

    Il soggetto e l'ordine. Percorsi dell'individualismo nell'Europa moderna.

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    Il volume attraversa il tema complesso dell’individualismo giuridico lungo tre “lezioni”, e tre diverse, specifiche chiavi di lettura: la costruzione formale del soggetto unico di diritto negli ordinamenti ottocenteschi e contemporanei; l’emergere di una diversa percezione della sfera privata e dei sentimenti nell’età moderna; la dialettica tra individuo e famiglia nella società “notabilare” dell’Ottocento. Nella prima lezione vengono così esaminate le radici giusnaturaliste e rivoluzionarie del “chiunque” che scandisce ancora il lessico dei nostri codici, il suo senso nell’ordinamento contemporaneo, le critiche talora corrosive che la cultura post-moderna rivolge alla disincarnata generalità ed astrattezza del soggetto unico e dei suoi diritti fondamentali. Queste ultime vengono esaminate attraverso la polemica Habermas-Taylor; i Critical Studies americani; le posizioni femministe e di gender. Particolare rilievo viene dato alle posizioni di Marta Nussbaum ed alle sue critiche al multiculturalismo radicale, cui l’autore aderisce. La seconda lezione sceglie due diversi fili conduttori: l’emergere del tema proprietario – tra seconda scolastica e rivoluzione inglese - nella particolare accezione del dominio di sè, sfera intangibile di ciscun essere umano; l’affermazione della lettura solitaria (anche attraverso la circolazione della forma romanzo) come luogo dell’introspezione e, dunque, dell’elaborazione dell’identità personale. Gli effetti delle riforme religiose per gli sviluppi dell’individialismo – classico tema weberiano – vengono ridiscussi, particolarmente per l’area cattolica, attraverso contributi fondamentali della recente storiografia italiana, quali quelli di P. Prodi, G. Fragnito, A. Prosperi. La terza lezione esamina il rapporto tra individuo e famiglia nella sistemazione napoleonica ed in quella, in larga misura adesiva, del codice Pisanelli, nonchè le tensioni tra il nuovo Stato italiano e la Chiesa in materia. Uno spazio adeguato viene riservato a posizioni antiindividualiste, che contestano la visione liberale del rapporto Stato-società: Charles Fourier e Max Stirner in particolare. Il saggio si chiude su una prospettiva ancora tutta aperta, “antiumanistica” ed inquietante: quella cioè che sembra sovrapporre all’individualismo come espressione di una irriducibile identità personale una volontaristica, artificiale costruzione del sè: nella continua invenzione del corpo (body art); nella scelta della vita, della morte, della procreazione
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