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    Tradizione manoscritta e ricezione delle "Mythologiae" di Fabio Planciade Fulgenzio tra i secc. IX-XIV

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    Il saggio analizza lo stato della recensio codicum delle Mythologiae di Fulgenzio aggiungendo alcuni nuovi testimoni e dimostrando l’antichità e l’ampiezza della diffusione del testo (soprattutto in relazione alla circolazione nell’Italia medievale e dantesca). Attraverso l’analisi dei codici miscellanei si giunge a delineare una significativa presenza del testo fulgenziano entro manoscritti di materia teologica/filosofico-morale e grammaticale. Il ricorso ad alcuni cataloghi di antiche biblioteche (X-XI sec.) consente di dimostrare ulteriormente la ricezione di Fulgenzio in veste di “grammaticus”.This paper analyses the status of the recensio codicum of Fulgentius’ Mythologiae, adding some new items to the corpus and emphasising the wide and ancient spreading of this text (especially in late Medieval Italy). The analysis of miscellanies reveals a substantial presence of the Mythologiae in manuscripts of theological, philosophical and grammatical texts. Moreover, a survey of some ancient library catalogue helps demonstrate the Medieval reception of Fulgentius’ text as a grammatical work

    Le emendazioni alla terza decade di Livio proposte dall'umanista Bartolomeo Fonzio

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    L’articolo integra la pubblicazione parziale, curata oltre un secolo fa da Concetto Marchesi, delle emendazioni di Bartolomeo Fonzio alla terza decade di Livio, offrendo l’edizione integrale degli interventi proposti dal Fonzio nel ms. Riccardiano 1172 1. Si forniscono inoltre alcuni spunti di riflessione sulla prassi filologica del Quattrocento, per poi soffermarsi sulla pratica di lavoro di Fonzio stesso, suggerendo la presenza, sulla sua scrivania, delle «Emendationes» di Valla.This article completes Concetto Marchesi’s partial pubblication of Bartolomeo Fonzio’s emendations to Livy’s third decade, providing the complete edition of Fonzio’s corrections noticed in ms. Riccardiano 1172 1. It also supplies some observations about the filological production of Fiftienth century, reflecting on Fonzio’s method and supposing his knowledge of Valla’s «Emendationes»

    Sotto il manto delle favole. La ricezione di Fulgenzio nelle opere di Dante e negli antichi commenti alla «Commedia»

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    Rispetto alle precedenti opere di Dante, nella Commedia la mitologia classica è prepotentemente presente. Che tale patrimonio di miti e personaggi sia giunto a Dante principalmente attraverso la lettura dei poeti classici è fuor di dubbio; tuttavia, esso avrebbe potuto essere mediato efficacemente anche da opere specialistiche, come quelle di Fulgenzio, erudito tardo-antico cui si devono un commento allegorico all’Eneide (Expositio Virgilianae continentiae) e una raccolta di miti antichi (Mitologiarum libri tres), anch’essi interpretati allegoricamente: testi ampiamente circolanti nel Medioevo, e che autori come Boccaccio e Petrarca sicuramente possedevano nelle proprie biblioteche. Stabilire se Dante ‒ che non cita mai Fulgenzio ‒ fosse a conoscenza di tali opere e se queste l’abbiano in qualche modo influenzato è una vexata quaestio, che il presente volume intende nuovamente indagare a partire dall’esame della tradizione manoscritta, perimetrando gli ambiti e i contesti di maggiore diffusione di quegli importanti testi. Il saggio analizza alcuni luoghi del Convivio (IV.xxiv-xxvi) e della Commedia (Inf. I, IX, XXV) in cui la possibile influenza di Fulgenzio diviene non solo plausibile, ma tangibile, allo stesso tempo verificando se ci fossero altri testi in grado di mediare fino a Dante citazioni tratte dalle opere fulgenziane, in particolare il commento all’Eneide di Bernardo Silvestre e quello alla Consolatio boeziana di Guglielmo di Conches. È attraverso questo costante confronto con i possibili intermediari ‒ condotto soprattutto attraverso i riferimenti a Fulgenzio reperibili nei commenti alla Commedia realizzati tra il Trecento e i primissimi anni del Quattrocento ‒ che si giunge a ipotizzare la penetrazione di porzioni dei Mitologiarum libri entro alcuni dei commenti che corredavano i classici, in particolare le Metamorfosi di Ovidio, e che si arriva a ridimensionare l’importanza, in ottica dantesca, di testi come il commento di Bernardo Silvestre, finora ritenuto ben più popolare

    Echi danteschi in Pirandello poeta e narratore

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    L’articolo propone una rassegna dei dantismi presenti nella produzione poetica giovanile di Luigi Pirandello, analizzandone il rapporto con la fonte. Si tratta soprattutto di echi provenienti dalla prima cantica della Commedia, segnatamente dai canti I, V, IX, XIII e XXVI. Limitatamente al quinto canto, si segnalano anche alcune reminiscenze nella narrativa pirandelliana (nel romanzo L’Esclusa, nelle novelle Nel gorgo e La signora Speranza), di cui si contestualizza l’impiego anche alla luce della notevole fortuna che arrise, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, all’episodio di Paolo e Francesca, proponendo alcuni possibili precedenti dell’impiego pirandelliano nell’opera di Giovanni Verga (nel romanzo Il marito di Elena e nella novella Né mai né sempre).This paper investigates Dante’s echoes in Luigi Pirandello’s early lyrical works, by analyzing their relationship with the source. Echoes are mainly derived from the first cantica of the Commedia, and the most part of them come from canti I, V, IX, XIII and XXVI. With regard to Inf. V, some quotes in Pirandello’s narrative works – such as the novelle L’Esclusa, Nel gorgo e La signora Speranza) are also analyzed within the context of the late Eighteenth- early Nineteenth Century’s fame of the episode of Paolo and Francesca. Some analogous examples in the works by Giovanni Verga (the novel Il marito di Elena and the novella Né mai né sempre) are pointed out as possible precedents to Pirandello’s treatment of the famous episode

    Le metafore dantesche della cecità mentale e dell'enfiagione di avari e superbi

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    In questo breve contributo si propone un percorso tematico attraverso la Commedia, condotto sul filo di una ripetuta immagine metaforica, quella della cecità mentale attribuita agli avari e ai superbi, mostrandone ‒ almeno per quanto riguarda l’avarizia ‒ la parziale genesi nella produzione lirica dantesca. Si metterà in luce la rilevanza di questi due peccati nel sistema morale di Dante, giunto a piena maturazione nel poema, laddove avarizia e superbia si sovrappongono parzialmente, attraverso la metafora dell’enfiagione, nella figura del demonio-guardiano Pluto. L’indagine consente di cogliere uno dei meccanismi dell’invenzione metaforica dantesca che, pur attingendo a dati tradizionali, riesce a generare immagini nuove e inattese attraverso abili scomposizioni e traslazioni di dettagli rivelatori.The article examines the metaphor of mental blindness related to the covetous and the proud, showing its origin in Dantean lyric. The study then illustrates the importance of Covetousness and Pride in Dante’s moral system, and their partial overlapping in the Commedia through the use of the metaphor of inflation applied to Pluto. The analysis allows to understand the inner working of Dantean metaphoric invention, able to combine novelty and tradition
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