1,721,022 research outputs found

    Lo sviluppo dell'alimentazione nel bambino. Breve rassegna delle evidenze scientifiche.

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    Questo volume raccoglie i contributi del blog del progetto di ricerca SPOON (Svezzamento e SviluPO cOgnitivo http://www.progettospoon.com/blog), nato nel 2020 con l’obiettivo di diffondere tra i genitori delle bambine e dei bambini partecipanti al progetto, e a un più ampio pubblico di genitori e professionisti dell’infanzia, conoscenze basate sull’evidenza scientifica relativamente allo sviluppo di una corretta alimentazione infantile. A questo scopo, sono qui riportati i testi di 30 post di blog che trattano i più importanti fattori alla base dello sviluppo del comportamento alimentare, le principali strategie di intervento per promuovere una corretta alimentazione fin dalla più tenera età e i comportamenti disfunzionali potenzialmente più dannosi quando si è a tavola. Divulgare informazioni basate sulle più recenti evidenze scientifiche è fondamentale per promuovere un corretto sviluppo del comportamento alimentare sin dalla prima infanzia, che getta le fondamenta per il raggiungimento e il mantenimento di una condizione di benessere della persona lungo l’intero arco di vita

    TEORIA DELLA MENTE E TEMPERAMENTO: UNO STUDIO ESPLORATIVO IN BAMBINI DI ETÀ PRESCOLARE

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    Introduzione Sebbene la Teoria della Mente (ToM) sia stata oggetto di numerose indagini in ambito evolutivo, pochi studi hanno indagato la relazione tra ToM e temperamento. Da queste ricerche emergono interessanti relazioni tra ToM e alcune dimensioni temperamentali, come aggressività e timidezza, per cui bambini descritti come meno aggressivi e più timidi sono maggiormente capaci di comprendere gli stati emotivi propri e altrui. Inoltre, bambini con più alti livelli di ToM mostrano anche maggiore empatia e autocontrollo. Obiettivo del presente studio è indagare la relazione tra ToM e temperamento ipotizzando relazioni positive tra ToM e aspetti internalizzanti del temperamento, come la timidezza, e relazioni negative con aspetti esternalizzanti, come aggressività e rabbia. Ci aspettiamo relazioni positive anche con le dimensioni dell’empatia e dell’autocontrollo. Nonostante il temperamento abbia basi biologiche e rimanga relativamente stabile nel tempo, alcuni studi rilevano che solo il temperamento predice la ToM e non viceversa. Ulteriore obiettivo di questo studio è quindi testare l’ipotesi inversa. Metodo Sono state condotte due fasi di raccolta dati. Nella prima fase, una prova di falsa credenza (“Smarties task”) è stata somministrata a 101 bambini di 3 e 4 anni di età (M = 41.12, DS = 5.94). Alla seconda fase hanno partecipato 69 bambini del campione iniziale, all’età di 5 e 6 anni (M = 65.14, DS = 5.88). In questa fase, è stato chiesto ai genitori di compilare un questionario sul temperamento del bambino (Children’s Behaviour Questionnaire) ed un questionario su aspetti dell’iperattività/impulsività (SDAG). Sono state condotte analisi della varianza, correlazioni e regressioni gerarchiche. Risultati I risultati mostrano relazioni negative tra ToM e Rabbia/Frustrazione (p<.05) e le dimensioni che implicano una minore regolazione comportamentale, quali Attivazione Motoria (p<.01) e Piacere ad Alta Intensità (p<.05). Al contrario, relazioni positive emergono con le dimensioni legate all’autocontrollo, ovvero Attenzione Focalizzata (p=.053) e Sensibilità Percettiva (p<.05) e con l’Empatia (p<.05). Nessuna relazione significativa emerge con la timidezza e l’aggressività. Infine, una relazione negativa emerge tra la ToM e la scala dell’Iperattività dello SDAG (p<.05), mentre non vi è relazione significativa con la scala dell’attenzione. Conclusioni Questi risultati mostrano che la ToM si associa in modi differenti con le varie dimensioni del temperamento e indicano che bambini maggiormente capaci di comprendere credenze proprie e altrui presentano una minore attivazione motoria e più alti livelli di empatia nella vita quotidiana. Riteniamo che ulteriori indagini siano particolarmente utili per la relazione con il controllo attentivo, per cui è stata trovata una relazione solo marginale o non significativa, e per le relazioni con timidezza e aggressività, non significative nel nostro studio, al contrario di quanto rilevato da precedenti ricerche

    Attività di spostamento e interiorizzazione di un divieto in bambini in età prescolare durante un compito di ritardo della gratificazione

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    Aim of the study: This study was aimed at investigating whether displacement activities had an effect on preschool children’s internalization of a rule, that is, on the ability to comply with an adult’s demands even without surveillance. Displacement activities are commonly recognized as behavioral patterns, mostly including self-directed actions (e.g. scratching, self-touching), which often occur in situations involving conflicting motivational tendencies. In ethology, several researchers have suggested that displacement activities could facilitate individuals in dealing with the stress experienced in a frustrating context. In child developmental research, some authors have assessed whether distraction strategies could help children to inhibit a dominant response during delay of gratification tasks (i.e., tasks in which they need to postpone a pleasant activity). However, little is known about the role played by the displacement activities displayed by young children in such situations, especially when children are required to comply with an adult’s request without surveillance. In this study, we hypothesized that displacement activities would have helped children to cope with the stress experienced during the delay to play with an attractive stimulus, thus functioning as regulators of their emotional state and facilitating children to wait longer in the task. We also hypothesized that playing with an alternative toy would have functioned as distractor and led children to be better able to tolerate the delay. Method: To this end, we administered 143 2-to- 4-year-olds with a delay maintenance task and related their performance with the displacement activities they showed during the delay and with different types of actions (i.e., literal, conventional, and symbolic actions) produced with an alternative object (i.e., four rubber ducks). Results: Children’s latency to touch the musical box (i.e., indicator of internalization) was positively related with the rate of displacement activities. However, the rate of displacement activities increased progressively as long as children were able to inhibit the interaction with the musical box. In addition, the rate of displacement activities during the first minute of test did not predict the ability of children to inhibit the interaction with the box. Furthermore, none of the different types of action with the rubber ducks had an effect on children’s delay tolerance. Conclusion: These results suggest that displacement activities represented a functionless by-product of motivational conflict rather than a strategy that children used to inhibit a response toward an attractive stimulus in a delay maintenance task without adult’s surveillance. Moreover, distraction with an alternative object did not help children to perform better in the task

    Do tufted capuchin monkeys play the odds? Flexible risk preferences in Sapajus spp

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    As humans, several non-human animal species avoid risk, defined as ‘‘variability in rate of gain’’. However, non-human primate studies revealed a more complicated picture, with different species ranging from risk aversion to risk proneness. Within an ecological rationality framework, a species’ feeding ecology should influence its risk preferences, as it has been shown in bonobos and chimpanzees. Although the feeding ecology hypothesis is promising, it has not been yet verified in species other than apes. Here, we aimed to assess whether this hypothesis holds true in tufted capuchin monkeys (Sapajus spp.). Ten capuchins were presented with choices between a ‘‘safe’’ option and a ‘‘risky’’ option in three conditions differing for the probability of receiving the larger reward when selecting the risky option. Similarly to chimpanzees, capuchins were risk prone. However, capuchins’ behaviour was not the result of a bias towards the choice of the risky option, since - when facing options with different probabilities of obtaining the larger outcome - they were able to flexibly modify their preferences. Capuchins’ decision-making under risk mirrors their risk-prone behaviour in the wild, where they often rely on unpredictable and/or hazardous food sources, thus satisfying the feeding ecology hypothesis

    Affari tuoi! Studio comparato della propensione all’azzardo nel cebo dai cornetti, un primate sudamericano e nei bambini in età prescolare.

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    Nell’ormai famosissimo gioco televisivo “Affari tuoi” i concorrenti devono individuare la scatola contenente il premio più elevato, generalmente di 500.000 €, scegliendo casualmente da un set iniziale di 20 scatole di cui non si conosce il contenuto. Quasi alla fine del gioco il concorrente si ritrova a dover scegliere tra due sole scatole, una che contiene ad esempio 100.000 € e l’altra che contiene 0 €. A questo punto interviene il conduttore che offre al concorrente la cifra di 50.000€ per fermare il gioco. Situazioni di questo tipo, in cui la probabilità di ottenere un certo guadagno è esplicita, vengono chiamate situazioni rischiose (Knight, 1921; Platt & Huettel 2008). Cosa dovrebbe scegliere quindi il concorrente? Secondo i modelli normativi dell’economia classica, un decisore razionale dovrebbe essere indifferente nello scegliere tra un’opzione sicura e una rischiosa che hanno lo stesso valore atteso (EV = grandezza del guadagno* probabilità di ottenerlo) (vonNeumann & Morgenstern, 1947). Nel caso del concorrente, l’opzione sicura (ovverosia scegliere di accettare i 50.000 € e di fermare il gioco) ha un valore atteso di 50.000 € e l’opzione rischiosa ha ugualmente un valore atteso di 50.000 € dato che la probabilità di vincere i 100.000 € è del 50% (EV =100.000€*0.5 + 0€* 0.5 = 50.000€). Tuttavia, le scelte osservate in situazioni reali si discostano dalle previsioni dei modelli matematici. Esperimenti condotti in laboratorio hanno dimostrato che soggetti umani adulti posti in situazioni simili a quella del concorrente del gioco sono generalmente avversi al rischio, nonostante nella vita reale mostrino spesso un comportamento completamente diverso. Infatti, nei paesi occidentali il gioco d’azzardo patologico riguarda lo 0.2-5.3% della popolazione adulta (Bastiani et al., 2013). Le differenze comportamentali riscontrate tra vita reale e laboratorio potrebbero essere dovute al fatto che, mentre nella vita reale i soggetti sperimentano le conseguenze delle proprie scelte, in laboratorio questo generalmente non avviene. Soggetti umani adulti testati in compiti esperienziali, in cui scelgono tra opzioni reali e posso-no ottenere le proprie vincite durante l’esperimento, sono infatti molto più propensi al rischio rispetto a soggetti testati in compiti descrittivi, ovverosia con questionari che presentano scelte tra opzioni ipotetiche di cui general-mente ne viene corrisposta solo una a fine esperimento (Hayden & Platt 2009; Hertwig et al. 2004; Rosati et al. 2015). Per di più, soggetti umani adulti testati in compiti esperienziali si mostrano propensi al rischio in misura simile ad alcune specie di primati non umani testate con procedure simili (Rosati et al. 2015; De Petrillo, In preparazione). Numerosi studi hanno inoltre riscontrato che la propensione al rischio negli esseri umani cambia nel corso dello sviluppo, per cui bambini e adolescenti sono più propensi al rischio degli adulti (Harbaugh et al. 2002, Levin & Hart 2003, Levin et al. 2007). In particolare, nei bambini in età prescolare, in cui è stato utilizzato principalmente il Children’s Gambling Task (Kerr & Zelazo 2004; Bunch et al. 2007), un paradigma adattato a partire dall’Iowa Gambling Task (Bechara et al. 2005), è stato osservato che la prestazione varia notevolmente in funzione dell’età e della complessità del compito. Pertanto, per chiarire quali siano le basi psicobiologiche del gioco d’azzardo patologico, una dipendenza che interessa una percentuale sempre crescente della popolazione adulta e adolescenziale, è importante chiarire quali siano le radici evolutive, le basi cognitive e lo sviluppo del comportamento di presa di decisione in condizioni di rischio. Con questo scopo, nel presente studio è stato comparato il comportamento di scelta probabilistica di bambini in età prescolare e di una specie di primate non umano, il cebo dai cornetti (Sapajus spp.). Il cebo dai cornetti è un primate sudamericano la cui linea evolutiva si è separata da quella umana circa 40 milioni di anni fa; ciononostante, questa specie mostra interessanti convergenze comportamentali e cognitive con la specie umana, come ad esempio l’uso di strumenti litici, l’utilizzo e la comprensione di stimoli simbolici la capacità di ragionare per analogia (Visalberghi et al. 2009; Truppa et al. 2011; Addessi et al. 2007). Dieci cebi dai cornetti e 70 bambini di 4, 5 e 6 anni sono stati testati con la stessa metodologia, anche allo scopo di individuare un compito alternativo e possibilmente più semplice rispetto al Children’s Gambling Task. Sia ai cebi sia ai bambini sono state presentate su un vassoio 10 scelte binarie tra un’opzione “sicura” (una ciotola capovolta che copriva sempre 4 unità di cibo) e un’opzione “rischiosa” (una diversa ciotola capovolta che copriva 1 o di 7 unità di cibo con il 50% di probabilità), separate da un intervallo di 15 secondi. Pertanto, le due opzioni avevano entrambe lo stesso valore atteso. I bambini sono stati testati in un’unica sessione, mentre i cebi sono stati testati in 10 sessioni consecutive. Inoltre, allo scopo di valutare la flessibilità del comportamento di propensione al rischio dei cebi, tutti i soggetti sono stati testati - con un disegno entro soggetti - in due ulteriori condizioni con la stessa metodologia ma con la differenza che il valore atteso dell’opzione rischiosa poteva essere superiore (66% di probabilità, condizione Vantaggiosa) o inferiore (33% di probabilità, condizione Svantaggiosa) rispetto al valore atteso dell’opzione sicura. Quando entrambe le opzioni, sicura e rischiosa, avevano lo stesso valore atteso, quasi tutti i cebi dai cornetti si sono mostrati propensi al rischio, al contrario dei bambini che non hanno mostrato una preferenza per nessuna delle due opzioni e nessuna variazione significativa legata all’età. Inoltre, quando il valore atteso dell’opzione rischiosa era superiore rispetto a quello dell’opzione sicura (condizione Vantaggiosa), tutti i cebi si sono mostrati propensi al rischio, mentre quando il valore atteso dell’opzione rischiosa era inferiore rispetto a quello dell’opzione sicura (condizione Svantaggiosa), si sono dimostrati indifferenti tra le due opzioni. I cebi possono essere quindi definiti una specie propensa al rischio e questo risultato riflette il loro comportamento in natura, dove spesso devono fare affidamento su fonti di cibo imprevedibili e/o pericolose, cacciano vertebrati, e fanno uso di strumenti sul terreno dove il potenziale rischio di essere predati è alto (Visalberghi and Fragaszy 2013). I bambini, invece, si comportano come decisori perfettamente razionali. Tuttavia non è possibile stabilire se il loro comportamento sia realmente razionale o sia dovuto ad una scarsa comprensione del compito o alle loro ancora non ben sviluppate capacità di ragionare in termini probabilistici (Weller et al., 2011). Ricerche future dovrebbero indagare (i) come bambini più grandi si comportano nello stesso compito e (ii) come bambini, sia più piccoli sia più grandi, si comportano in condizioni in cui il valore atteso dell’opzione rischiosa è superiore o inferiore rispetto a quello dell’opzione sicura

    How reward representation affect the ability to wait: a comparative study in capuchin monkeys and human children

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    Introduction The Delay choice task, in which subjects choose between a smaller sooner option (SS) and a larger later option (LL), is frequently used to evaluate delay tolerance. However, when the options consist of visible food amounts, the preference for LL might be due to a difficulty to inhibit a response towards the quantity rather than to a sustained delay tolerance. To clarify this issue, we tested 10 capuchin monkeys and 101 preschool children in a delay choice task with food, low symbolic tokens and high symbolic tokens. Moreover, to assess whether children improve their performances in the delay choice task over development, we tested a sample of the same children two years later. Since in young children and in non-human primates the symbolic representation of the reward helps to direct the attention away from its salient features, we expected the subjects to choose less LL with symbolic tokens than with food, according to the idea that the preference for LL might be due to a failure at inhibiting an impulsive response to the larger quantity. Methods In the first phase of the research, 10 capuchin monkeys and 101 children (51 three-year-olds and 50 four-year-olds) were individually tested in three experimental conditions: Food Delay (FD), Low Symbolic Token Delay (LSTD), High symbolic token delay (HSTD), in which the subject chose between a SS option and a LL option, and in two control conditions: Food Control (FC), High Symbolic Token Control (HSTC), in which both options were immediately available. We employed a within-subject design with capuchins and a between-subject design with children. Two years later, 58 children (28 five-year-olds and 30 six-year-olds) were tested again in one of the four following conditions: FD, HSTD, FC, or HSTC. Results Both capuchins and preschool children chose LL less in HSTD than in FD, although they chose LL to a similar extent in HSTC and FC. Capuchins, but not children, also chose LL less in LSTD than in FD. Considering children longitudinal data, LL was chosen more in HSTC than in HSTD and more in FD than in HSTD; moreover, there was a significant interaction between age and time of the research, with younger children choosing LL more in Phase 2 than in Phase 1. Discussion In capuchins and preschool children, high-symbolic stimuli reduce prepotent responses towards the larger quantity. These findings suggest that in the visible-food version of the Delay choice task, the choice of LL partly depends on an impulsive preference of quantity, and invite to use caution to interpret the results obtained in this kind of task as a measure of delay tolerance. This effect decreases over development, with older children’s behavior becoming more similar to that of adult humans

    Executive Function

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    not applicable (no abstract was produced for this chapter)

    PROPENSIONE AL RISCHIO IN BAMBINI DI ETÀ PRESCOLARE: UN NUOVO APPROCCIO SPERIMENTALE

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    Introduzione Secondo i modelli economici normativi, un decisore razionale dovrebbe scegliere indifferentemente tra un’opzione sicura e una rischiosa (la cui probabilità è nota) con lo stesso valore atteso (grandezza del guadagno*probabilità di ottenerlo). Tuttavia, sebbene in laboratorio i partecipanti siano generalmente avversi al rischio, nella vita reale il gioco d’azzardo patologico interessa lo 0.2-5.3% della popolazione adulta nei paesi occidentali ed è in espansione tra gli adolescenti. È pertanto fondamentale indagare questo costrutto fin dalla prima infanzia così da identificare i soggetti inclini a comportamenti potenzialmente rischiosi. A questo scopo, il presente studio si propone di valutare la propensione al rischio in bambini in età prescolare utilizzando un nuovo approccio sperimentale. Metodo 69 bambini hanno partecipato a due esperimenti: (1) 48 bambini di 4 e 5 anni hanno ricevuto una serie di scelte tra un’opzione sicura, associata a 4 ricompense, e un’opzione rischiosa, associata a 1 o 7 ricompense con il 50% di probabilità (le due opzioni avevano lo stesso valore atteso; condizione Neutra); (2) 21 bambini di 4, 5 e 6 anni sono stati testati in un disegno entro soggetti in condizione Neutra e in due ulteriori condizioni in cui, in caso di scelta dell’opzione rischiosa, la probabilità di ottenere la ricompensa grande era 70%(condizione Vantaggiosa) o 30% (condizione Svantaggiosa). E’ stata valutata la consapevolezza della prova tramite due domande di controllo riguardanti le caratteristiche delle opzioni presentate. Sono stati inoltre somministrati il BIN 4-6 per la valutazione dell’intelligenza numerica e il test di vocabolario ricettivo PPVT-R. Risultati I bambini non hanno preferito una delle due opzioni né nel primo esperimento, , né nel secondo esperimento. Nel primo esperimento non sono emersi effetti significativi dell’età né relazioni significative tra propensione al rischio e consapevolezza degli aspetti salienti della prova e prestazione nel BIN 4-6, rispettivamente. Nel secondo esperimento sono emerse correlazioni significative tra propensione al rischio in condizione Neutra e Vantaggiosa e consapevolezza della prova e tra propensione al rischio in condizione Vantaggiosa e prestazione nel BIN 4-6, rispettivamente. Inoltre è emersa una correlazione positiva tra età e propensione al rischio nelle condizioni Vantaggiosa e Svantaggiosa. Non sono emerse relazioni con il PPVT-R. Conclusioni Quando le due opzioni hanno lo stesso valore atteso i bambini sembrano comportarsi come decisori perfettamente razionali; tuttavia, nel secondo esperimento non modificano la propria strategia a seconda della probabilità di vincita associata all’opzione rischiosa. Studi futuri dovranno utilizzare una procedura between-subject, proponendo a diversi gruppi di bambini le tre condizioni sperimentali, e indagare come si comportano bambini in età scolar

    Do shyness and impulsivity differently relate to delay tolerance in early childhood?

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    Inhibitory control represents the ability to inhibit a dominant response while achieving some goals (e.g., Rothbart & Bates, 2006). Precocious signs of inhibitory control occur early, around 6 and 12 months of age, even though important improvements emerge later, between 3 and 6 years of age (Kochanska et al., 2001). In their model, Rothbart and colleagues distinguished between two temperamental aspects of control: a) inhibitory control refers to voluntary regulation of behaviour, whereas b) reactive approach (e.g., impulsivity) and reactive inhibition (e.g., shyness) refer to involuntary control of behaviour. Extent research has found negative relations between children’s inhibitory control and reactive approach. More unclear is the relation between inhibitory control and reactive inhibition, with someone finding a positive relation, in contrast to others who found a negative association (see Aksan & Kochanska, 2004; Eisenberg et al., 2010). Delay tolerance, defined as the ability to postpone gratification, is considered a good indicator of children’s inhibitory control. In this study, we aimed to investigate the relation between children’s reactive approach and reactive inhibition and delay tolerance in two different age groups. Sample 1 included 74 children (M = 35.05, SD = 3.57; 30 boys) and Sample 2 included 69 children (M = 65.14, SD = 6.24; 37 boys). For both samples, parents completed some subscales (Shyness, Fear, Impulsivity, and Anger/Frustration) of the Children’s Behavior Questionnaire (CBQ), and children were tested in a delay task (i.e., one different task for each sample). Hierarchical regressions, with CBQ’s subscales as IVs and scores in delay tasks as DVs, showed that, only for younger children (Sample 1), shyness and impulsivity were differently related to delay tolerance. Children’s shyness was positively associated with delay tolerance even controlling for fear, age, and gender (β = .43, p < .01). In contrast, controlling for anger/frustration, age, and gender, impulsivity was negatively related to delay tolerance (β = -.47, p < .01). No significant relations were found in older children (Sample 2). Overall, shyness seems to facilitate younger children to wait longer to obtain a gratification. This may be particularly important for children’s transition to preschool, which includes specific delay activities (e.g., getting in line to go outside). For older children, when inhibitory control should be better developed, delay tolerance may benefit from the acquisition of other important abilities, such as internalization of a rule (i.e., the ability to comply with adults’ demands without surveillance; Kochanska et al., 2010)

    Dealing with uncertainty: risk preference in tufted capuchin monkeys and human children

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    Introduction: Individuals must constantly make decisions among multiple options, judging and balancing their costs and benefits, and often they do not know what consequences will follow from their choices. This “lack of knowledge” is called uncertainty, but some researchers, especially economist, have distinguished between ambiguity and risk. Ambiguity occurs when individuals do not know the well-defined probabilities associated with each choice, whereas risk applies only when individuals know the precise probabilities involved, as for example when betting on a coin toss. According to normative economic models, rational decision makers should be indifferent when choosing between a safe option and a risky option leading on average to the same payoff. However, in laboratory experiments, humans are generally risk averse for gains, although outside of the laboratory they often show a very different behaviour and pathological gambling affects 0.2–5.3 % of adults in western societies. Moreover, risk propensity in human changes with age and adolescents are more risk seeking than adults. Thus, it is important to elucidate what are the psychobiological bases of this behavior - by investigating risk preferences in non-human primates, our closest relatives - and how decision-making under risk changes in the course of human development. Methods: We tested 10 capuchin monkeys, and 40 children with the same methodology. Both capuchins and children were presented with a series of choices between a “safe” option (yielding always 4 food items) and a “risky” option (yielding either 1 or 7 food items with 50% of probability). Only for capuchins, in order to evaluate the flexibility of their risk preferences, we tested the same subjects in two additional conditions in which the average payoff of the risky option was either higher or lower than that of the safe option. Results: When the safe and the risky option yielded on average the same payoff, capuchins were risk prone whereas children did not show a preference for either option. Moreover, when the average payoff of the risky option was higher than that of the safe option, all capuchins were again risk prone, but when the average payoff of the risky option was lower than that of the safe option, they became indifferent between the options. Conclusions: Capuchins’ decision-making under risk mirrors their risk-prone behaviour in the wild, where they often rely on unpredictable and/or hazardous food sources, they hunt vertebrates that can strike back, process and eat cashew nut despite its caustic protection, and use tools on the ground where the potential risk of being predated is high. Human children, instead, behave like rational decision makers, although our results are too preliminary to draw definitive conclusions. Future research should investigate (i) how older children behave in the same task and (ii) how younger and older children behave in conditions in which the average payoff of the risky option is either higher or lower than that of the safe option
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