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Epeo, mitologia di un artigiano. Economie della montagna, economia del legno nella Grecia antica
Le economie della montagna e l’economia del legno caratterizzano anche per il mondo greco contesti ‘aperti’, i più difficili da ricostruire, se si considerano la marginalità e la deperibilità della specifica cultura materiale, e i più gravati da schemi ideologici e pregiudizi condizionanti: le rappresentazioni mitiche e tipologiche, quasi mai autorappresentazioni, restano l’unica via per provare a definirne un sia pur minimo profilo storico. Questo libro rilegge con questo obiettivo e in una nuova prospettiva la vicenda mitica di Epeo, noto ora come eponimo di un popolo di montagna dell’Elide, gli Epei, ora come costruttore del cavallo di Troia, incapace di usare le armi, ma abile artigiano del legno e prim’ancora esperto nella ricerca della materia. La funzione di hylotomos, boscaiolo, prima ancora di quella di tekton, carpentiere, lega strettamente la sua figura agli ambienti montani in cui si colloca il suo mito – l’Elide confinante con i monti dell’Acaia e dell’Arcadia, la Focide, l’entroterra montano e collinare dell’arco ionico –, ne rivela il suo ambiente originario, ne spiega i tanti pregiudizi che gravano sulla sua figura e la sua fortuna, a partire da Omero
Un demioergos a Pithecusa? Usi e non usi di Omero nell’interpretazione della t. 678
Eccezionale resta nel contesto pithecusano della necropoli di San Montano il ritrovamento della ‘tomba del Carpentiere’ (t. 678), avvenuto durante la prima campagna di scavi (1952-1961) condotta a Ischia da Giorgio Buchner. La tomba (TGII), infatti, restituendo insieme al corpo di un giovane inumato di circa 21 anni un completo set in ferro da carpenteria, costituisce un unicum nell’archeologia funeraria dell’Italia ‘greca’ di VIII-VII secolo a.C. Il contributo si propone di passare in rassegna le diverse interpretazioni avanzate dagli studiosi circa l’identità, lo statuto e la funzione sociale del sepolto, dalla scoperta buchneriana ad oggi, e di mettere in evidenza come, a fronte dell’assenza di un modello ‘archeologico’ greco di riferimento, l’epica omerica sia stata a vario titolo chiamata in causa per la decodificazione dell’‘anomalia’ pithecusana
Epeo
L'intervento prende in esame l'intera tradizione letteraria relativa alla figura mitica di Epeo, articolata fra Grecia (Focide) e Italia (Lagaria, Metaponto, Pisa), con l'obiettivo di riconsiderare le dinamiche di localizzazione del mito in Italia meridionale
Oracoli su Pausania. Osservazioni su P.-W. 114
Nel primo libro della sua opera, Tucidide ricorda due ordini rivolti dall’oracolo di Delfi agli Spartani dopo la morte di Pausania il reggente: trasferire la tomba proprio lì dove era morto e consegnare due corpi in cambio di uno ad Atena Calcieca (Thuc. I 134.4). I due prostagmata sono considerati espressione di un unico oracolo, in forma doppia (P.-W. 114; Q174 Fontenrose). Tuttavia, i due ordini sembrano contrastare fra di loro, con differenti valutazioni sulla morte di Pausania. Questo contributo prende in considerazione la possibilità di ritenere Tucidide testimone di due differenti oracoli
«Invitati sulla terra infinita». Fortuna e derive moderne del demiurgo omerico
In due luoghi dell’Odissea (17.381-387; 19.134-135) Omero definisce con il termine demioergoi, letteralmente “public workers”, i primi specialisti del mondo greco chiamati in casa dai basilees: l’indovino, il medico, il poeta, l’araldo, il carpentiere. La moderna storiografia ha interpretato queste figure in modo vario, secondo diverse prospettive: étrangers, outsiders, stateless, ouvriers errants, Proletariat, free workers. Ambigua rimane la condizione di tali figure: lavoratori pubblici, ma al servizio di committenze private; stranieri e itineranti, ma stabili presso i basilees; di statuto libero, ma legati da stretti rapporti di fiducia ai basilees-committenti; in possesso di esclusive technai, ma dipendenti, per i mezzi di produzione, dai basilees destinatari dei prodotti. Questo articolo riconsidera la posizione dei demioergoi attraverso l’analisi del Production Context, precisamente delle Consumer-Producer Relations: la loro opera e il loro impiego evidenziano i tratti di un’attached production, legata agli interessi di una élite, che esercita un forte controllo su di essa
La Stoa Poikile tra auto-rappresentazione e propaganda. Un esempio di ‘riscrittura’ della storia greca attraverso le immagini
L’immagine, particolarmente nel periodo cimoniano, risulta tra i mezzi più incisivi e funzionali alla codificazione e alla circolazione del nuovo profilo identitario di Atene, che non resti limitato a
livello locale ma, secondo l’intensa politica estera di Cimone, valichi i confini della città stessa e assuma una visibilità internazionale.
Emblematica di questo processo di strumentalizzazione delle Guerre Persiane e del ruolo che Atene avrebbe avuto in queste è la Stoa Poikile, di cui restano problematiche non solo l’identificazione topografica e la datazione, ma anche la committenza, che negli studi si riconosce, non senza problemi, alla figura di Cimone
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