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    Roma Antica Dell' Abbate Giuseppe Antonio Guattani

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    ROMA ANTICA DELL' ABBATE GIUSEPPE ANTONIO GUATTANI Roma Antica Dell' Abbate Giuseppe Antonio Guattani Roma Antica Dell' Abbate Giuseppe Antonio Guattani ; Volume Secondo (Vol. 2) (1

    Roma Antica Dell' Abbate Giuseppe Antonio Guattani ; Volume Primo

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    ROMA ANTICA DELL' ABBATE GIUSEPPE ANTONIO GUATTANI ; VOLUME PRIMO Roma Antica Dell' Abbate Giuseppe Antonio Guattani (-) Roma Antica Dell' Abbate Giuseppe Antonio Guattani ; Volume Primo (Vol. 1) (1) Cover (1) Frontispiz (11) Titelblatt (12) Eccellenza. (14) Indice De' Capi Del Volume I. (16) Vidit (17) Al Cortese Lettore. (18) Capo I. (20) Capo II. (44) Capo III. (80) Capo IV. (110) Capo V. (135

    Roma Antica Dell' Abbate Giuseppe Antonio Guattani ; Volume Secondo

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    ROMA ANTICA DELL' ABBATE GIUSEPPE ANTONIO GUATTANI ; VOLUME SECONDO Roma Antica Dell' Abbate Giuseppe Antonio Guattani (-) Roma Antica Dell' Abbate Giuseppe Antonio Guattani ; Volume Secondo (Vol. 2) (1) Titelblatt (1) Indice De' Capi Del Volume II. (3) Capo VI. (5) Capo VII. (52) Capo VIII. (106) Capo IX. (125) Capo X. e XI. (161) Capo XII. (171) Indice Delle Cose Notabili. (190) Vidit (193) Fotodokumentation (203

    Le trasformazioni urbane di Agrigento dai primi decenni del XX secolo agli anni della speculazione edilizia

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    Come mostra una lunga tradizione di studi di storia urbana, i Catasti storici di un tipo geometrico descrittivo sono oggi proposti come rappresentazioni affidabili di una reale condizione dei luoghi in un determinato momento storico. Nel caso della città di Agrigento, lo studio del Catasto redatto nei primi anni trenta del Novecento, opportunamente supportato dall'aiuto di altre fonti, è la linea di partenza di un itinerario ricostruttivo delle trasformazioni più rilevanti del periodo post-bellico che modificheranno pesantemente la struttura urbana della città, facendo di Agrigento un caso di studio emblematico di quella che era, più in generale, la grave situazione urbanistica dell'intero PaeseAs a long tradition of urban history studies show, historical Cadastres of a descriptive geometric type are proposed today as reliable representations of the real condition of places in a determinate historical moment. In the case of the city of Agrigento, the study of the Cadastre drawn up in the early thirties of the Twentieth century, appropriately supported by the help of other sources, is the starting line of a reconstructive itinerary of those post-war period transformations that will heavily modify the urban structure of the city, making Agrigento an emblematic case study of what was, more generally, the serious urban situation of the whole Country

    Città post-pandemiche tra ricerca della giustizia spaziale e nuove forme di disuguaglianza

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    Le necessarie misure adottate dal Governo italiano per fronteggiare la pandemia, soprattutto nella prima fase di lockdown, con la chiusura delle attività produttive, commerciali e culturali, hanno amplificato le contraddizioni già presenti nelle città e nei territori del nostro Paese evidenziandone le fragilità. L’acuirsi di nuove forme di disuguaglianza si sta riverberando sullo status di sofferenza socio-economica in cui già si trovavano le fasce più vulnerabili della popolazione in condizione di marginalità o a rischio di povertà. Tale circostanza conferma come i luoghi in cui viviamo costituiscano, in termini di giustizia spaziale, la prova delle concrete disparità sotto il profilo dell’accessibilità ai beni primari, agli spazi e ai servizi pubblici per l’esercizio dei diritti, mettendo in discussione quel “diritto alla città” che dovrebbe invece essere sempre garantito. A fronte delle carenze dei sistemi pubblici di welfare a supporto delle fasce più deboli della popolazione, durante il periodo di lockdown, in particolare in alcuni contesti “periferici” delle nostre città (coincidenti non soltanto con quartieri di edilizia pubblica ma anche con porzioni delle città storiche, soprattutto del Mezzogiorno), sono emerse forme di reazione all’isolamento che si sono tradotte in micro-reti autorganizzate di assistenza tra gruppi sociali e attori del terzo settore, attraverso le quali sono state attivate azioni solidali e programmi di natura partecipativa che hanno supplito al mancato o tardivo intervento delle istituzioni.The necessary measures taken by the Italian government to tackle the pandemic, especially in the first phase of the lockdown, with the closure of productive, commercial and cultural activities, have amplified the contradictions already present in the cities and territories of our country highlighting their fragility. The worsening of new forms of inequality is reverberating to the status of socio-economic suffering in which the most vulnerable sections of the population were already at risk of marginalisation or poverty. This circumstance confirms that the places in which we live constitute, in terms of spatial justice, the proof of the concrete inequalities in terms of accessibility to primary goods, spaces and public services for the exercise of rights, questioning that "right to the city" which should always be guaranteed. In the face of the deficiencies of public welfare systems to support the weaker sections of the population, during the lockdown period, in particular in some "peripheral" contexts of our cities (coinciding not only with social housing neighbourhoods but also with portions of the historic cities, especially of the South), have emerged forms of reaction to isolation that have resulted in self-organized micro-networks of assistance between social groups and third-sector actors, through which solidarity actions and participatory programmes have been activated, which have compensated for the failure or late intervention of the institutions

    Giustizia spaziale e nuove diseguaglianze

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    The necessary measures taken by the Italian government to tackle the pandemic, especially in the first phase of the lockdown, with the closure of productive, commercial and cultural activities, have amplified the contradictions already present in the cities and territories of our country highlighting their fragility. The worsening of new forms of inequality is reverberating to the status of socio-economic suffering in which the most vulnerable sections of the population were already at risk of marginalisation or poverty. This circumstance confirms that the places in which we live constitute, in terms of spatial justice, the proof of the concrete inequalities in terms of accessibility to primary goods, spaces and public services for the exercise of rights, questioning that "right to the city" which should always be guaranteed. In the face of the deficiencies of public welfare systems to support the weaker sections of the population, during the lockdown period, in particular in some "peripheral" contexts of our cities (coinciding not only with social housing neighbourhoods but also with portions of the historic cities, especially of the South), have emerged forms of reaction to isolation that have resulted in self-organized micro-networks of assistance between social groups and third-sector actors, through which solidarity actions and participatory programmes have been activated, which have compensated for the failure or late intervention of the institutions

    I paesaggi urbani "generati" dalle politiche attuate ad Agrigento in seguito alla frana del 1966

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    After more than fifty years after the landslide of 19 July 1966 which involved most of the historical centre of Agrigento, the paper aims to reflect on the results of the policies implemented by the national government as a result of this dramatic event and on the effect that such policies have had on urban landscape. In particular, the paper focuses on the degradation conditions that characterize both the historical neighbourhood of Rabato-Santa Croce, which was partially abandoned by the inhabitants following the landslide, and the new district of public housing "Villaseta", built outside of the Agrigento city, where the inhabitants - who had lost their homes - were transferred

    Verso una dimensione internazionale. Processi di riuso del patrimonio edilizio storico nella Sicilia Sud-orientale

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    Le lunghe e complesse vicende storiche caratterizzate dall’intrecciarsi di culture millenarie hanno prodotto nel Mezzogiorno, forse più che altrove, una straordinaria concentrazione di beni culturali e un susseguirsi di paesaggi antropizzati unici, un capitale territoriale di eccezionale rilevanza che, adeguatamente gestito e valorizzato, potrebbe fare da volano per uno sviluppo sostenibile. Nonostante le difficoltà del contesto di riferimento in alcune aree del Mezzogiorno, alle tendenze regressive si stanno affiancando energie nuove che alimentano un’imprenditorialità in settori legati alle risorse locali nelle sue molteplici declinazioni. In particolare, nei territori della Sicilia Sud-orientale i processi di trasformazione in atto sembrano guidati da nuove prospettive di sostenibilità, sviluppo locale e good governance. Dall’inizio degli anni duemila, per un insieme di fattori legati alle qualità storico-artistiche, paesaggistiche, climatiche e relazionali, che rendono particolarmente attrattiva questa parte dell’Isola, si comincia a registrare un aumento dei flussi turistici e l’interesse sia di italiani provenienti da altre regioni, sia di stranieri non soltanto europei, in entrambi i casi di status socio-economico elevato, a investire nell’acquisto di immobili di pregio nei centri storici e nelle aree agricole dell’hinterland ibleo trasformandoli in residenze non soltanto stagionali ma anche stabili. Tale fenomeno in pochi anni sta invertendo la tendenza allo spopolamento dei centri storici ricadenti nell’area Sud-orientale della Sicilia, innescando insperati processi di rivitalizzazione economica

    Quali politiche per la rigenerazione del quartiere Albergheria-Ballarò nel centro storico di Palermo

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    Gli esiti delle sempre più numerose esperienze innovative di rigenerazione urbana dimostrano che il termine “rigenerazione” non si abbina ad una formula preconfezionata in grado di risolvere le problematiche urbane emergenti ma che, al contrario, sottintende una diversa concezione dell’intervento urbano attraverso l’introduzione di nuove e sempre diverse (secondo le realtà urbane) modalità di approccio: nella costruzione di reti di attori, di azioni istituzionali, di pratiche dal “basso”; nell’intendere in maniera innovativa l’abitare, l’uso degli spazi pubblici, la dotazione e l’offerta di servizi; nel ridisegnare la mobilità pubblica e privata, carrabile e pedonale; ecc. Se il percorso verso la rigenerazione di un determinato ambito urbano non è poi così scontata quali sono le politiche che un’amministrazione dovrebbe mettere in campo per assicurarsi il successo dell’iniziativa? Quanto affermato trova riscontro nel caso di Palermo dove recentemente l’amministrazione comunale ha deciso di intraprendere azioni mirate alla rigenerazione urbana di specifici ambiti del centro storico. Tra questi, l’ambito urbano coincidente con il quartiere Albergheria-Ballarò, ricadente all’interno del Mandamento Palazzo Reale, appare di notevole interesse, da una parte per la particolarità del suo tessuto urbano costituito dalla sovrapposizione di due strutture morfologiche differenti, la prima medievale/cinquecentesca e la seconda novecentesca derivante dalla parziale realizzazione del Piano di risanamento Giarrusso e del piano particolareggiato Albergheria-Ballarò (approvato nel 1993 contestualmente al PPE); dall’altra per la particolarità del suo tessuto sociale caratterizzato dalla sempre più consistente presenza di immigrati di diverse etnie che progressivamente hanno occupato in forme non sempre legali edifici abbandonati dai proprietari perché degradati e inagibili. La presenza dei nuovi abitanti stranieri ha comunque comportato, sia pure in termini di provvisorietà, l’apertura di diverse attività commerciali legate alla vendita di prodotti alimentari e artigianali etnici, innescando nuove forme di rivitalizzazione che, peraltro, hanno contribuito a far sopravvivere lo storico mercato di Ballarò. L’approfondimento del caso di studio proposto diventa occasione per interrogarsi sulla concretezza delle politiche che l’amministrazione comunale di Palermo ha intrapreso o intende intraprendere per la rigenerazione del quartiere Albergheria-Ballarò e, più in generale, per riflettere sulle multiformi criticità che i contesti storici delle città meridionali oggi presentano. I centri storici possono e devono essere terreni di innovazione delle modalità di pianificazione e gestione delle trasformazioni, perché solo a partire da una prospettiva nuova, capace di coglierne appieno, criticità, potenzialità e opportunità, si potrà avviare un efficace processo di rigenerazione in cui affiancare agli interventi di recupero dell’edilizia storica e di riqualificazione degli spazi aperti, un complesso di azioni integrate che, per essere vincenti, devono essere sostenute da una forte determinazione degli attori pubblici, assumere caratteri di continuità nel tempo e ispirarsi a principi di sostenibilità culturale, ambientale, economica e sociale

    Centri storici meridionali: verso quale futuro?

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    Il contributo prende le mosse da una domanda di fondo, e cioè se i centri storici delle grandi e medie città meridionali, interessati da processi di recupero e di riqualificazione, possano sfuggire a un destino settoriale basato prevalentemente sull’eccellenza del patrimonio, sul turismo e sulle attività culturali o possano continuare a svolgere il ruolo di strutture urbane vitali, dotate di un mix di attività ordinarie e di funzioni, prima fra tutte, quella residenziale. L’intervento sui centri storici richiede un’ottica multidisciplinare integrata, che dalla visione complessiva dei problemi faccia discendere strategie per la conservazione e la rivitalizzazione urbana.The contribution starts from a basic question, namely whether the historical centres of large and medium-sized cities southern Italy, where recovery and redevelopment processes are underway, can escape a sectorial destiny, based only on the excellence of heritage, tourism and cultural activities or can continue to play the role of vital urban structures, equipped with a mix of ordinary activities and functions, first of all, the residential one. The intervention on the historical centres requires an integrated multidisciplinary perspective, able to put in place, starting from a general vision of the issues, strategies for urban preservation and revitalization
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