1,721,032 research outputs found

    The historical phenomenon of musical instruments forgery: a chronology.

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    The most ancient known cases of faking parctices were recorded in Germany in the middle of the 16th century, when the mark of the Neuschel builders was counterfeited and illegally put on low quality brass instruments. The most recent one was set in the United States of America, where at the beginning of the new millennium the New Jersey Symphony Orchestra purchased thirty strings instruments including five unauthentic baroque works at least. Yet musical instruments’ forgery has never ceased in the last five hundred years and other several examples can be mentioned: in 1685 a false Amati violin was sold to the Italian player Tommaso Antonio Vitali; faking harpsichords of the Ruckers/Couchet workshop was a common practice in France during the 18th century; builders as Wolfgang Küss or firm as Rudall&Rose reported the thriving market of faked woodwind instruments in the first half of the 19th century; in 1910 the famous antique dealer Leopoldo Franciolini was sentenced guilty of fraud by selling forged specimens and in 1999 a counterfeited ancient Spanish harpsichord was unmasked by John Koster, curator of keyboard instruments at the National Music Museum in Vermillion

    Organari nella Milano del 18. secolo dalle fonti d'archivio

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    Lo studio dei documenti conservati presso la Veneranda Fabbrica del Duomo, la fonte archivistica principale per quantità di informazioni reperibili, ha permesso di fornire un primo complessivo quadro della situazione degli organari attivi a Milano nel corso del XVIII secolo, situazione poi precisata dalle notizie provenienti dagli archivi di ulteriori chiese cittadine. Innanzitutto si è potuta censire oltre una dozzina di costruttori: tutti italiani – a differenza di quanto è accaduto nei secoli precedenti – e di area lombarda, spesso legati reciprocamente da rapporti di parentela o del tipo maestro-allievo. In secondo luogo si sono identificati gli strumenti su cui sono intervenuti gli organari individuati, tanto all’interno quanto all’esterno della città di Milano. Ma soprattutto è stato possibile comprendere diversi aspetti della vita lavorativa concreta: dalle tipologie di incarichi affidati, semplice pulizie delle canne o costruzione integrale di un organo, alle procedure di appalto dei lavori di manutenzione, quasi sempre legate ad una candidatura diretta degli organari; dai costi del materiale ai salari, agli obblighi contrattuali, fino ad alcune minute ma non per questo insignificanti vicende familiari

    Museo degli Strumenti Musicali del Castello Sforzesco

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    Questa guida alla collezione del Museo degli Strumenti Musicali del Castello Sforzesco a Milano comprende: due testi introduttivi sulla storia della raccolta e sul suo attuale assetto espositivo; quaranta schede dedicate ad altrettanti esemplari dal XVI al XX secolo e d'interesse etnografico; una bibliografia specifica

    Piano Forte

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    Il cembalaro del re alla sbarra? Pascal Taskin e i falsi Ruckers.

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    La falsificazione di clavicembali Ruckers e Couchet ammodernati era praticata molto diffusamente nell’Europa del XVIII secolo, soprattutto in Francia. Almeno cinque esemplari tuttora esistenti di tali sofisticazioni, conservati a Bruxelles, Lisbona, Edimburgo, Amburgo e Milano, sono passati sorprendentemente per le mani di Pascal Taskin, il più famoso cembalaro parigino del Settecento nonché fornitore della casa reale francese. Al momento la natura fraudolenta del suo operato non è dimostrabile con certezza assoluta, tuttavia diversi indizi fanno sorgere il sospetto che Taskin abbia assecondato a proprio vantaggio contraffazioni realizzate da altri o che ne sia stato il responsabile diretto. Gli strumenti Ruckers/Couchet debitamente aggiornati da Taskin erano prodotti «molto preziosi» per i contemporanei, secondo quanto affermato dall’Encyclopédie Méthodique nel 1785, così come lo erano già stati anni prima quelli rimodernati dal costruttore di cui Taskin ha ereditato direttamente la bottega, François Blanchet. E guarda caso un ulteriore inautentico cembalo Ruckers, oggi alla Yale University di New Haven, è passato per le mani proprio di Blanchet. Insomma, un classico movente economico e un precedente ingombrante che di certo aiutano ad addensare le ombre sulla figura del celebre "facteur de clavecins et garde des instruments de musique du roi"

    Le "Considerazioni sulla musica" del conte Tadini e la figura del maestro Stefano Pavesi

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    Le "Considerazioni sulla musica" del conte Luigi Tadini, pubblicate nel 1818 come premessa all’edizione dei propri Salmi Cantici ed Inni Cristiani, testimoniano con chiarezza quel gusto tipico di inizio Ottocento per l’evidenza della melodia, per i grandi modelli italiani del XVIII secolo ed ancora per l’idealità del ‘bel canto’; un gusto neoclassico largamente condiviso e sintetizzato esemplarmente nelle riflessioni del suo esponente più noto, Giuseppe Carpani. In sintonia con Luigi Tadini si può certamente considerare il pensiero musicale del maestro Stefano Pavesi (1779-1850), operista cremasco di grande successo cui il conte si è rivolto per musicare alcuni originali componimenti poetici. Tuttavia non mancano in Pavesi tratti di novità che lo avvicinano alla nascente sensibilità romantica. Proprio questa ambivalenza fa di lui un esponente rappresentativo del trentennio d’apertura del XIX secolo, quell’età rossiniana nella quale la musica, tanto nel gusto quanto nel linguaggio, vive contemporaneamente la continuità col passato ed un graduale mutamento
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