127,374 research outputs found

    Dai rapporti manipolativi ai rapporti inclusivi, equi, sostenibili

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    È certamente raccapricciante dover constatare che, sebbene in questi ultimi tempi si stia registrando a livello planetario, una disponibilità di mezzi, di beni e risorse di cui l’umanità non aveva mai goduto in passato, si continuino a registrare, accanto a conflitti che appaiono spesso insanabili, tassi elevati di incertezze e timori a proposito di ciò che il futuro sembra riservare a fasce sempre più estese della popolazione mondiale e, persino, all’interno di quei Paesi che, tradizionalmente, non venivano considerati svantaggiati. Sebbene dal 1981 sia stata dedicata una giornata internazionale alla pace e alla non violenza (il 21 settembre), la presenza di guerre, di conflitti e di minacce di terrorismo, continuano a interessare, di fatto, ogni continente1; sebbene mai come oggi esista una libera circolazione di informazioni, di mezzi e prodotti, i tassi di disoccupazione e di precarietà, di emigrazione e immigrazione, anche da noi, continuano a essere crescenti così come l’elevata eterogeneità sociale, la competizione e le disuguaglianze che, in quanto fenomeni spesso interconnessi e interagenti, provocano impatti significativi anche carico della salute e del benessere di tante persone, gruppi e comunità. (Nota, Soresi, 2017; Milanovic, 2017)

    Nota Oosterschelde

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    Nota van de Minister van Verkeer & Waterstaat tot instelling van de Commissie Oosterschelde (Commissie Klaasesz) om te onderzoeken of de Oosterschelde wel volgens de oorspronkelijke plannen afgesloten moet wordenDeltawerken, Oosterscheld

    About Charters, Manifestos, and Declarations

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    Issues on human rights, on inclusion, and on interventions and supports necessary to guarantee everyone a decent satisfactory life can be found in a number of proclamations, official documents, declarations, charters and manifestos. Some of these have tried for several decades to focus attention on ‘universal’ questions, for example the very famous Universal Declaration of Human Rights of 10th December 1948 (http://www.un.org/en/ universal-declaration-human-rights), others on more specific themes concerning, for instance, education or the difficulties and needs of specific groups of individuals (e.g., with disabilities; with hearing, visual and motor impairments, of children, youths, older persons, immigrants, etc.1). All of that has driven us to work for a Manifesto on Inclusion that could help us identify the changes that contexts need to make in order to allow everybody a life of quality. Inclusion is an original non-standardized way of living together in the conviction that diversities are opportunities not to be missed, authentic resources in a community for which they represent its own capital. From this viewpoint, inclusion has no boundaries: it will have to make its way dynamically in and out of schools and universities; it will affect studying, working, and leisure time; it is a path, a goal, a challenge, a dream that will never be realized once and for all but will always be in the making

    Insegnare a scegliere e decidere.

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    Nella nostra società occidentale si considera importante che gli adolescenti siano in grado di compiere delle decisioni in modo autonomo e a vantaggio del loro sviluppo adattivo, personale e professionale. Di fatto gli adolescenti sono chiamati a compiere delle scelte non sempre facili, come quelle relative al curriculum di studi da intraprendere, all’ambito professionale in cui inserirsi, alle amicizie da coltivare e ai comportamenti sessuali da assumere, che una volta prese possono influenzare in modo significativo la loro vita presente e futura. Alcune decisioni che si trovano ad affrontare gli adolescenti sono sicuramente impegnative ed importanti, e questo è anche il caso della scelta circa il proprio futuro. Le opzioni professionali che possono essere intraprese dai giovani sono numerose, così come sono numerosi i percorsi formativi che possono essere svolti. In Italia, come ben sappiamo, gli studenti di scuola media devono scegliere fra numerose scuole superiori, almeno una quindicina (istituti tecnici industriali, istituti tecnici per geometri, istituti professionali per diventare periti elettrici, elettronici, meccanici, istituti magistrali per diventare insegnanti; licei linguistici, scientifici, classici, ecc.), e quelli di scuola superiore, analogamente, si trovano ‘di fronte’ una gamma ampia e diversificata di possibilità. Non a caso il fenomeno dell’indecisione e la percezione di difficoltà di fronte al compito di scelta circa il futuro sono consistenti sia a livello di scuola media inferiore che superiore (Nota, 2000; Nota e Soresi, 2004). Per altro, per quanto riguarda le scelte scolastico-professionali, a partire dagli anni 70 i cambiamenti lavorativi sono diventati sempre più frequenti e fenomeni come la globalizzazione, il rapido avanzamento tecnologico, la minor definibilità e prevedibilità delle attività professionali, e la diffusione della percezione della ‘instabilità del lavoro’, caratterizzano sempre più il mondo del lavoro. Queste condizioni richiedono alle persone di costruire in modo più attivo la loro vita professionale (Ascione e Ferrari, 2007; Ascione, 2011) e l’adattabilità professionale, ovvero la propensione a gestire in modo adattivo i cambiamenti nel mondo del lavoro, con versatilità, flessibilità e capacità di operare efficacemente (Savickas, Nota, et al., 2009), acquista un valore essenziale, soprattutto per le persone che per condizione sociale, culturale o personale sono maggiormente a rischio di incontrare difficoltà professionali. Sono necessarie competenze decisionali, capacità di problem solving e capacità di pianificazione professionale. Va inoltre ricordato che la presenza di scarse competenze decisionali e la propensione ad utilizzare modalità di gestione di situazioni difficili meno efficaci si associano ad elevati livelli di disagio psicologico e all’attuazione di comportamenti a rischio (Soresi, Nota e Ferrari, 2005; Ferrari, Nota e Soresi, 2010). Nell’ambito della psicologia dell’orientamento gli approcci che considerano importanti le capacità decisionali sono le teorie e modelli che si occupano di decision making, dei processi di risoluzione di situazioni difficili, dei processi di gestione delle situazioni sociali, dei processi di pianificazione professionale e di autodeterminazione. Considerando i diversi approcci, si può constatare che la letteratura è oramai molto ricca di indicazioni a proposito delle variabili che dovrebbero essere oggetto di attenzione se si è interessati ai processi decisionali degli adolescenti e a possibili azioni che a riguardo possono essere realizzate da parte degli operatori di orientamento. Particolarmente auspicata è la loro realizzazione nel contesto scolastico, da parte di insegnanti esperti di questi processi. Di fatto una delle condizioni per una buona riuscita di questi interventi riguarda il fatto che gli operatori intraprendano specifiche attività di formazione. Essi devono conoscere le teorie e i modelli più sopra descritti, devono saper analizzare le problematiche di scelta circa il futuro dei loro studenti grazie al ricorso alle procedure di assessment che vengono suggerite, in modo da poter mettere in evidenza le specifiche necessità e decidere interventi personalizzati che tengano conto di ciò che le persone hanno effettivamente bisogno (Brown e Rector, 2008; Nota e Soresi, 2010). E’ necessaria la conoscenza dei basilari principi dei processi di insegnamento-apprendimento, affinché sia possibile effettuare degli adattamenti, e scegliere e utilizzare correttamente i supporti e le tecniche maggiormente efficaci. In tutto ciò, inoltre e certamente di non secondaria importanza, è il costante ricorso a procedure di monitoraggio e di valutazione dell’efficacia degli interventi di insegnamento ricorrendo a procedure sia normative che criteriali, quantitative e qualitative. La presentazione, dopo una breve introduzione, finalizzata a richiamare questi principi di riferimento, si prefigge di descrivere le azioni realizzate da insegnanti divenuti esperti di orientamento tramite la frequenza di Master e Corsi di Perfezionamento organizzati dal Laboratorio Larios dell’Università di Padova (Soresi e Nota, 2007)

    Autoregolazione e apprendimento: una proposta di intervento

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    Gli attuali processi di globalizzazione e di trasformazione del mercato del lavoro richiedono l'aggiornamento continuo delle competenze e conoscenze professionali, da realizzare attraverso investimenti formativi continui e individualizzati. Per evitare la disoccupazione e l'obsolescenza, i lavoratori dovrebbero beneficiare di processi di formazione di elevata qualità e manifestare iniziativa personale, perseveranza, flessibilità e abilità di autoapprendimento. Saper organizzare autonomamente la propria formazione è di fondamentale importanza nell'ambiente lavorativo, dove gli aiuti e i supporti alla gestione delle attività formative sono sicuramente meno presenti che nella scuola dell'obbligo. A questo riguardo, un obiettivo fondamentale che l'educazione dovrebbe raggiungere è quello di favorire nello studente la costruzione di competenze di autoregolazione, che hanno un ruolo cruciale non solo nel facilitare l'apprendimento durante gli anni di scuola, ma anche per sostenere la formazione al termine dell'obbligo scolastico. Anche lo studio universitario richiede la capacità di autogestire l'apprendimento in modo più consistente di quanto accade nella realtà scolastica. L'ambiente universitario presuppone che sia lo studente a pianificare la propria attività di studio in sintonia con le attività didattiche, a modulare il proprio metodo di studio in funzione di obiettivi, tempi, programmi e richieste di esami differenti e a sostenere il proprio impegno accademico prevedendo obiettivi a breve termine, quali la quantità di studio quotidiano e settimanale, a medio termine, come il supelamento di un esame, e a lungo termine, ad esempio il conseguimento della laurea (Albanese, Farina, Fiorilli e Minosse, 2007; Bembenutty, 2007; Boekaerts, 1996; Nota e Soresi, 2000; Nota, Soresi e Zimmerman, 2004; Zimmerman, 2002a)

    Family involvement in the treatment of individuals with intellectual disability

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    The importance of parents in facilitating children’s cognitive and social development is unquestionable, although only over the last few decades have parents been recognized as having a considerable role in the prevention of their children’s personal and social adjustment problems. This is far more significant if the parents have children with a disability, and must be taken into account by disability professionals and services in carrying out treatments (Glidewell, 1971; Patterson, 1986; Shriver et 31., 1995; Cusinato and Framba, 1988; Cusinato, 1988; Cusinato and Tessarolo, 1993; Nota and Soresi, 1997; Soresi, 1998). In connection With this, a number of parent education and parent training ‘projects’ were set up at the end of the 1960s with the explicit aims of: 1. Increasing parental abilities in dealing with the daily problems of bringing up children with disabilities 2. Diminishing the probability of making educational ‘errors’ such as, for instance, strengthening problem behaviours and ignoring adequate ones, resorting excessively to punishments, following educational inconsistency, and so on 3. Increasing parents’ abilities to collaborate with habilitation and rehabilitation operators The need I look systematically after the family members of individuals with disabilities is described in the literature. There are clear and irrefutable ‘objective’ and ‘subjective’ indicators of the difficulties they are likely to encounter. Among the objective indicators is the significant reduction in the extra-family activities they actually carry out, the time devoted to their job and to leisure activities, and the decrease in social relationships (Farbcr, 1960; Helm and Kozloff, 1986). Among the subjective indicators there is an increased stress level, and decreased conjugal satisfaction and psychological Well-being (Gallagher et 21., 1985; Friedrich and Friedrìch, 1981). Having a child With a disability actually involves giving care and attention as well as meeting ‘unusual and additional’ needs (Beckman and Pokorni, 1988)

    Vocational guidance for persons with intellectual disability

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    Counselors who work in vocational guidance and school and work inclusion tend to consider their task complete when they have managed to help realize their educational and career choice. However, we believe that counselors should also provide follow-up operations, which, on the one hand, help disabled people adapt satisfactorily to a job, and, on the other, help them deal with job insecurity and job market flexibility and, eventually, with retirement, i.e. the experience of ending work. Regarding work adaptation, we must consider, as McMahon proposed 20 years ago (1979), a vast array of worker attributes, which are crucial for obtaining and maintaining a job. Among these are: a) behavior skills; b) social-personal skills; work readiness skills. Obviously, McMahon ‘s model, but also the more recent ones of Hershenson (1981) and Dawis and Lofquist (1984) place special emphasis on analyzing interactions between workers and their work environments. Thus a research trend is evoked, which in recent years has begun highlighting the importance of the quality and quantity of relationship that disabled person establish with their co-workers in competitive, as well as supportive, work environments (Chadsey-Rush, 1992; Nota and Soresi, 1997; Soresi and Nota, 200; Rondal et al., 2003)

    WHY A NEW MANIFESTO ON INCLUSION?

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    Working in favor of inclusion in various contexts –educational, work, social, etc. – professionals are often asked to express in a clear way, indeed to manifest, their feelings, beliefs, values, but they are also asked to express the competences, aspirations, hopes, purposes, commitments they are manifestly ready to adopt. !ose who work in favor of inclusion, but also those that focus only on researching it, often have to clearly state their likings, their scientific bases and values in order to stimulate active participation in their projects and allow the ‘intersubjective’ control of their appropriate acting. In other words, the need is often felt to plan and make available a sort of checklist that can allow the appraisal of the quality of the interventions underway and checking to what extent, the aims that are set, chosen and defined in the name of inclusion have been reached

    Counselling: uno, nessuno, centomila

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    Quella che stiamo vivendo è un’epoca di marcato cambiamento che sta accadendo così velocemente che è sempre più difficile averne una chiara consapevolezza e modulare su di essa i ritmi della nostra esistenza. Le frequenti ‘transizioni’ personali e sociali che questo provoca richiedono alle persone strategie sofisticate di fronteggiamento in quanto ciò che è a rischio, accanto al lavoro e alle prospettive future, è il loro stesso benessere e la qualità della loro vita (Nota, Soresi, Ferrari & Ginevra, 2014; Soresi, Nota, Ferrari & Sgaramella, 2013). Uno dei protagonisti più significativi del nostro tempo è sicuramente il cambiamento. Se, da un lato, esso ha da sempre caratterizzato la storia degli esseri umani, dall’altro, ora sta avvenendo così rapidamente da comportare nuovi modi di pensare alle società, al benessere, al futuro, al lavoro. La rapidità e spesso l’imprevedibilità delle trasformazioni necessitano di modalità di gestione diverse da quelle che in passato si sono dimostrate efficaci (Nota, Soresi, Ferrari & Ginevra, 2014). Nello stesso tempo ci troviamo inseriti in una società complessa, dove non è più possibile pensare, come si credeva fino a poco tempo fa, che la scienza possa, grazie ad analisi pazienti e sistematiche, evidenziare sistemi semplici e altamente comprensibili che stanno dietro a questa complessità e confusione. Ci si sta rendendo conto che la realtà è fatta per lo più da sistemi articolati, opposti a quelli semplici, caratterizzati da un elevato numero di elementi che si influenzano fra loro, che, tramite le microinfluenze, possono anche dare vita a conseguenze difficilmente prevedibili (Parisi, 2013). La loro gestione richiede modalità conoscitive e abilità diverse da quelle del passato, che devono essere esse stesse in costante evoluzione (Savickas, Nota, et al., 2009). Possiamo sicuramente affermare che le relazioni lineari che generalmente sono state utilizzate per avanzare le nostre previsioni non ci aiutano ad anticipare il futuro e si sono già dimostrate superficiali e inesatte. Nel pensare a come fronteggiare le condizioni che caratterizzano i nostri tempi, la dipendenza dal passato da parte di studiosi e professionisti si caratterizza come una strategia perdente. Per evitare una sorta di fallimento, in particolare per quanto qui ci riguarda più da vicino, di ciò che viene realizzato a sostegno di coloro che sperimentano le maggiori difficoltà, è necessario continuare ad innovarsi, prevedere un uso intensivo del capitale umano, della creatività e dell’ingegno, la propensione a superare vecchi schemi operativi, e una mentalità aperta ai cambiamenti. Le condizioni menzionate richiedono che si dia avvio a quello che gli economisti chiamano ‘tipping point’ o ‘punto di svolta’, una situazione in cui si dà slancio all’innovazione, ci si concentra su di essa, e si crea un nuovo equilibrio finalizzato all’evoluzione e alla crescita, che tende ad autoalimentarsi. Esso si contrappone a quella che invece viene definita la ‘path dependency’, o la dipendenza dal cammino svolto, dal proprio passato, che purtroppo ci impedisce, come abbiamo accennato, di migliorare. Nell’ambito del Laboratorio Larios e del Centro di Ateneo di Servizi e Ricerca per la Disabilità, la Riabilitazione e l’Integrazione, in seno al Network Universitario per il Counselling, stiamo studiando questi cambiamenti e i sentimenti di disagio e insicurezza presenti in fasce sempre più ampie della popolazione, così come stiamo cercando di affrontare le numerose sfide poste alla costruzione e alla realizzazione professionale (Savickas, Nota, et al, 2009; Nota e Soresi, 2010; Soresi e Nota, 2010; Nota e Rossier, 2015). A nostro avviso il couselling può diventare uno strumento significativo nel XXI° secolo per dare impulso a nuove forze e nuove energie e per facilitare una sorta di rinnovamento sociale che tragga vantaggio dai cambiamenti in corso per migliorare le condizioni sociali e umane. Affinché però il counseling possa assolvere pienamente ad un tale compito sono, a nostro avviso, necessarie azioni coraggiose da parte di chi lo studia e di chi lo pratica. È importante a nostro avviso rinnovare il counseling. Siamo convinti che sia necessario dare vita a nuove azioni di counseling, che esso va inteso come una funzione professionale, da erogarsi in differenti contesti (ambiti scolastici, comunitari o lavorativi, ad esempio) e per differenti categorie di utenti, con linguaggi, strumenti e strategie multidisciplinari diversificate (vedasi il lavoro del Network Uni.Co: http://larios.psy.unipd.it/). Nel corso del capitolo cercheremo così di mettere in evidenza le riflessioni che ci hanno condotto a pensarla così, a cominciare dalla constatazione che il counseling viene studiato da discipline molto diverse fra loro
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