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Casale di Altamura. Una storia dimenticata
La storia di Casale di Altamura è stata per
troppo tempo dimenticata. È la storia di
centinaia di soldati austro-ungarici (molti
della Legione romena) morti nel campo di
prigionia durante la Prima Guerra Mondiale.
I saggi contenuti in questo volume (in parte
sono gli atti del Convegno internazionale
tenutosi ad Altamura il 25 novembre 2018
per il centenario della fine della Grande
Guerra) hanno un particolare valore
scientifico e culturale. Contribuiscono
innanzitutto a colmare il vuoto di studi nella
storiografia nazionale e internazionale sui
luoghi concentrazionari nel Meridione
d’Italia. Alcune note storiche del 1996
proprio su Casale di Altamura sono
sicuramente tra i primi studi dedicati ai
campi di prigionia lontani dai fronti
dell’Isonzo e del Piave. C’è, però, anche un
significato più ampio. La guerra vista dal
Sud, infatti, ne mette ancora più in luce il
senso tragico universale. Anche il fante
contadino meridionale, come osserva
Tommaso Fiore, è un povero «Cristo»
sbattuto in trincea per uccidere un nemico
che non odiava, in un conflitto di cui
neppure capiva il significato
Sguardi trinitari sul sociale. Per un nuovo pensiero agente nel territorio
Le tesi di Klaus Hemmerle nel breve saggio Thesen zu einer trinitarischen Ontologie (1976) non solo sono al centro di
molta parte della teologia post-conciliare, ma spingono tutti i saperi ad affrontare le grandi sfide dell’umanità alla luce della Rivelazione del Dio Uno e Trino, per essere all’altezza del «Tempo dell’Essere» [Zeit des Seins]. Sono proprio tali tesi il senso profondo del Manifesto che
presentiamo in questo volume partendo dallo storico Convegno del 15 settembre 2022, «Manifesto per una riforma del pensare», organizzato dal Centro di Cultura per lo Sviluppo «Giuseppe Lazzati» di Taranto. Qual è l’idea? E perché darebbe vita a un pensiero in
grado di rifondare la realtà sociale? Si potrebbe dire così: io sono ciò che sono finché mi faccio carico dell’Alterità. L’Altro non è mai estraneo, perché io non sarei nulla senza l’Altro. È un’idea decisiva sia per l’etica, sia per gli statuti epistemologici di tutte le scienze che si misurano con la complessità del mondo contemporaneo.
Le ricerche sul territorio di Taranto costituiscono un vero laboratorio in cui il pensiero sperimenta la sua
verità più rivoluzionaria
Potere e libertà al tempo delle emergenze/Power and Freedom in the Time of Emergencies
The current health emergency has profoundly changed social reality, putting democratic systems in crisis on the most important front of personal freedoms. Indeed, there is the risk of decision-making models that imitate the naked power la Schmitt without having any norms behind them. The book focuses attention on the Covid-19 pandemic, but also significantly looks at other emergencies of our time with the same fundamental questions
Moralità procedurale e "intenzionalità" del diritto in Lon L. Fuller
Il concetto di diritto non è estraneo all’esperienza giuridica, né è irrelato alla metodologia in cui l’esperienza è il senso ed il significato essenziale dell’attività pratica del giurista. Non vi è, però, solo la fatticità [Faktizität] del reale a connotare il fenomeno. Anche la normatività [Normativität] ha il suo peso per la ragione giuridica, al di là di ogni visione formalistica che ignora la complessità dell’oggetto di cui si occupa. A cogliere tale basilare aspetto vi è l’approccio procedurale del filosofo texano Lon Luvois Fuller (1902–1978). La sua opera è senza dubbio al centro del pensiero contemporaneo che non si rassegna alla dicotomia profonda tra fatti e valori tra essere e dover essere. La tesi è particolarmente interessante: le procedure rappresentano condizioni significativamente deontiche dell’esperienza giuridica. La metodologia fulleriana, tuttavia, pur non partendo da un’idea sostanzialistica ed esterna del bene, non conduce ad una idea formalistica del concetto di diritto. La ricerca, pertanto, intende innanzitutto illustrare la speculazione del filosofo americano attraverso l’analisi della sua vasta produzione per gran parte sottovalutata dai suoi critici, mostrandone la fecondità ed attualità
«Ricerca della verità e poteri istruttori del giudice dibattimentale», in AA.VV., Verità e processo penale, Quaderni del Dipartimento di Diritto Penale, di Diritto Processuale Penale e di Filosofia del Diritto, a cura di V. Garofoli–A. Incampo, Milano, Giuffrè, 2012, pp. 7–27
L'uomo "untore" e il distanziamento sociale: distopia o cura?
The state of health emergency caused by the Sars-Cov-2 virus has raised unprecedented ethical and legal questions. In the dystopia of a pandemic world, in order to slow down the spread of the virus, governments have suspended a large part of fundamental rights. This paper questions the “biopolitical” outcomes of social distancing prescriptions, which have identified a sort of new relational ethos. Faced with the new state of nature of homo homini unctor, however, not all the “care” [Fürsorge] strategies adopted by institutions seem authentic and illegitimately risk transforming the recipient into “dependent and dominated”
Brevi considerazioni sul tema della conoscenza nel processo penale: notizie di reato e contesti investigativi complessi
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Il Mar Piccolo di Taranto: un esempio storico di bene comune
The economic history of the city of Taranto has developed over the centuries thanks to fishing and maritime trade, thanks to a heritage of environmental sustainability rules aimed at the protection of fish resources which would have been handed down over the centuries, at least until the city decided to turn its back on its glorious fishing tradition
to hand over its destiny to the military and steel industry, thus abandoning a thousand-year-old vocation which should constitute the starting point for a new rebirth
Casale ritrovato. Un viaggio fra archeologia e storia nel paesaggio degli estremi
In un ipotetico viaggio che ci porti da Bari verso Altamura, Gravina e Matera, potremmo facilmente convincerci di star conducendo un percorso a ritroso nel tempo che, attraverso la grande periferia industriale del capoluogo, rapidamente ci proietta in un paesaggio sempre meno antropizzato, in cui ai segni della presenza umana si sovrappongono e infine sostituiscono pascoli, ampie distese di mandorli e ulivi, lembi di bosco, solo in minima parte interrotti da cave, capannoni e altri edifici moderni, alcuni in funzione, altri ridotti a rovine, che sembrano messi lì a bella posta a disturbare la continuità di un paesaggio incontaminato
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