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Pericle e i sofisti
Cap. 1 Introduzione:
Tucidide è una delle fonti più attendibili per gli ultimi anni della vita di Pericle. A Tucidide però è bene affiancare alcune testimonianze dovute a frammenti di poeti comici, che evidenziano alcune caratteristiche del potere pericleo e della loro percezione da parte del pubblico ateniese, lasciate altrimenti in secondo piano. Il dissenso interno e alcuni aspetti discutibili della politica di Pericle, soprattutto in occasione dello scoppio della guerra del Peloponneso, emergono in tutta la loro importanza (1.1). Tali testimonianze comiche sono poi riprese da Plutarco, che le ha trasmesse, assieme ad altre provenienti da storici e polemisti successivi. Spesso Plutarco è stato considerato meno attendibile di Tucidide, anche per tale eterogeneità di fonti e per la difficoltà di conciliarle in un quadro coerente. In realtà, soprattutto negli studi recenti, si è ribadito l’apporto per noi insostituibile di Plutarco per ricostruire la figura di Pericle e il contesto in cui si è trovato ad operare. Plutarco è anche debitore di alcuni passi platonici relativi a Pericle, della cui impostazione risente ma senza subirla passivamente. Plutarco anzi riesce a fornire un quadro originale e complessivamente coerente contemperando fonti di impostazioni opposte tra loro, quali Tucidide e Platone (1.2). Pericle si sarebbe circondato di una serie di personalità, appartenenti a vari ambiti. Alla cosiddetta “cerchia periclea” sarebbero appartenuti anche Gorgia, Zenone e Aspasia. Il loro eventuale contributo non può essere verificato per insufficienza o inattendibilità di informazioni (1.3.1). Un nucleo di pensatori il cui rapporto con Pericle può essere approfondito è costituito da Anassagora, Protagora e Damone. I frammenti di Anassagora sono scarsi ma è possibile ricostruire la vasta influenza che ebbe sulla cultura greca contemporanea attraverso i testi di Platone e Tucidide. Per Protagora ci si può avvalere delle testimonianze platoniche contenute nel Protagora e nel Teeteto, con le cautele dovute ad una rielaborazione polemica. Per Damone le informazioni sono molto frammentarie; la musica antica inoltre è un ambito scarsamente noto, ricostruibile per lo più attraverso trattazioni teoriche tarde. La parte relativa a Damone sarà dunque necessariamente sintetica (1.3.2). Il “movimento sofistico” è una nozione sfuggente e comprende una serie di personalità eterogenee. Tale nozione verrà utilizzata per praticità espositiva. Il contesto di riferimento sarà il cosiddetto “Illuminismo greco”, il periodo di rinnovamento culturale corrispondente in parte, forse non a caso, con la parabola politica periclea (1.4).
Cap. 2 Anassagora, Platone e Plutarco
Isocrate e Platone attestano che Anassagora è stato maestro di Pericle (2.2). Platone in particolare nel Fedro ricorda che Pericle ha migliorato le proprie capacità oratorie grazie all’influenza di Anassagora. In apparenza sembra difficile comprendere in che modo Anassagora abbia potuto contribuire in tal senso, dal momento che non si è mai interessato di oratoria né di alcuna attività civile o politica ma in primo luogo di meteorologia (2.3). In realtà la meteorologia ha importanti ricadute in ambito retorico. Ciò risulta evidente ad esempio dal teatro contemporaneo: nelle Nuvole di Aristofane si mettono in scena i meteorosofisti, seguaci di Socrate, impegnati in ricerche di carattere meteorologico e contestualmente in dispute per prevalere sull’opinione altrui. La stessa contiguità tra meteorologia e retorica emerge anche in altri testi teatrali frammentari (2.4). Un altro esempio contemporaneo è nella figura di Gorgia, pure impegnato su entrambi i fronti. Gorgia infatti è celebre per le orazioni epidittiche ma era anche annoverato tra i filosofi naturali. In modo simile a Gorgia, Pericle può aver operato lo spostamento delle ricerche meteorologiche sul piano retorico o meglio la valorizzazione di un elemento retorico già esistente nelle ricerche meteorologiche. In tal modo Pericle può aver tratto frutto dall’insegnamento di Anassagora, applicandolo in prima persona a un contesto politico (2.5). L’influenza della meteorologia e di Anassagora si può cogliere in vari aspetti della vita pubblica e privata di Pericle (2.6; 2.7). Due casi particolari riguardano un aneddoto riferito da Tucidide di Melesia e un frammento dell’orazione tenuta da Pericle per i caduti nella guerra contro Samo. In entrambi i casi emergono attitudini intellettuali che rimandano all’ambito filosofico anassagoreo e protagoreo (2.8). E’ necessario distinguere la filosofia naturale dalla mantica, come avviene ad esempio nel confronto tra Anassagora e l’indovino Lampone. E’ una distinzione che anche Pericle aveva ben chiara, prediligendo l’indagine filosofico-scientifica e respingendo la superstizione religiosa (2.9). Eschilo ha collaborato col giovane Pericle ed è stato certamente influenzato dalle teorie di Anassagora. Nell’Orestea in particolare emergono aspetti problematici della contiguità tra meteorologia e oratoria (2.10).
Cap. 3 Anassagora e Tucidide
Tucidide ricorre al metodo congetturale per la propria ricerca storica. Esso è stato enunciato da Anassagora in maniera paradigmatica; lo si ritrova in diverse discipline contemporanee, tra cui la medicina e l’indagine giudiziaria. Anche Pericle ricorre allo stesso metodo per la propria attività politica. Tucidide e Pericle inoltre condividono con Anassagora una teoria del progresso storico (3.2). Lo svolgimento passato e futuro delle guerre ricade per lo più nell’oscurità (ἀδηλότης). Grazie al metodo congetturale Pericle può proporre una previsione di eventi futuri, Tucidide una ricostruzione di eventi passati. Entrambi possono aver perfezionato tali capacità attraverso il ricorso all’insegnamento di Anassagora. Il precedente di Temistocle è significativo, come precursore di Pericle e presunto allievo di Anassagora (3.3). Si danno esempi da cui emerge il metodo congetturale di Tucidide, applicato anzitutto al passato remoto trattato nell’”Archeologia”. Ne emerge anche la prudenza con cui ricorre a tale metodo, in particolare nella considerazione delle evidenze archeologiche (3.4). Anche Pericle condivide alcuni aspetti del metodo congetturale, soprattutto nell’Epitafio, il discorso funebre tenuto per i caduti del primo anno della guerra del Peloponneso. Il suo stesso discorso è un’evidenza paragonabile a un monumento, che contribuisce a rendere chiara ai posteri la gloria ateniese che altrimenti sarebbe potuta rimanere maggiormente all’oscuro (3.5). Elementi ricorrenti nella ricerca storica tucididea e nella visione politica periclea sono la potenza e la paura, a loro volta determinate da flotta e finanze. Il dominio sul mare e la disponibilità di risorse economiche determinano dunque la supremazia politico-militare e le vicende degli imperi. Così è accaduto dai tempi di Minosse e Agamennone fino al conflitto in corso tra Atene e Sparta coi rispettivi alleati (3.6). La polarità tra intelletto e materia è caratteristica sia della ricerca storica tucididea sia della prassi politica periclea. Si tratta sempre infatti di un elemento cognitivo-volitivo, γνώμη, e di un elemento materiale, χρήματα. Tale polarità ha un precedente nel binomio νοῦς ¬– χρήματα tipicamente anassagoreo. Sia Pericle sia Tucidide dunque possono aver trovato nel pensiero di Anassagora un modello di interpretazione del cosmo, applicabile ad altri contesti, quale quello storico-politico (3.7). In Ecateo di Mileto si trova un precursore di Pericle, Tucidide e Anassagora. Di area ionica e con alcuni interessi scientifici vicini a quelli di Anassagora, Ecateo ha anticipato la condotta politica di Pericle, fondata sul ricorso a flotta e finanze, in occasione dell’avanzata persiana. Ecateo inoltre ha composto un’opera storica che ha certo costituito un precedente importante per Tucidide. In questa singolare figura dunque si trovano riuniti alcuni aspetti fin qui trattati, a riprova della loro contiguità e coerenza (3.8).
Cap. 4 Protagora
Le filosofie di Anassagora e Protagora mostrano elementi di continuità tra loro. In particolare l’incipit della Verità di Protagora tiene conto dell’incipit del libro di Anassagora. Inoltre in entrambi i pensatori emergono una possibile tendenza al relativismo gnoseologico e soprattutto una adesione alla teoria del progresso (4.2). Nel mito di Prometeo del Protagora si esprime una visione politica basata sulla teoria del progresso (4.3). Tale visione è precisata e approfondita nella cosiddetta “apologia di Protagora” nel Teeteto. Si tratta di una democrazia piuttosto aristocratica, per così dire, in cui a ciascun individuo sono offerte pari opportunità; si afferma però una gradualità dei singoli contributi ben precisa, in base alle capacità degli individui (4.4). La democrazia periclea non appare molto diversa dal modello proposto da Protagora nel Protagora e nel Teeteto. Si tratta, secondo il noto giudizio tucidideo, di una democrazia di nome, essendo di fatto il governo di uno solo, Pericle, “il più capace di parlare e di agire”. La definizione di Pericle da parte di Tucidide coincide con la descrizione del programma educativo di Protagora (4.5). Alcuni esempi nella prassi politica periclea confermano il quadro appena delineato. In particolare le modalità di elezione di Pericle alla strategia e la concessione della cittadinanza al figlio naturale, Pericle il Giovane, inducono a considerare la condotta di Pericle non integerrima, come forse voleva apparire, dal punto di vista democratico, rafforzando invece l’idea di un accentramento di potere e la definizione di uno spazio di privilegio personale. Democratica solo a parole all’interno, l’Atene periclea è apertamente tirannica con gli alleati, imperialista con gli avversari. Pericle mantiene saldamente il potere soprattutto grazie alla propria abilità oratoria, una capacità incantatoria che ricorda l’oratoria di alcuni sofisti, quali Gorgia, Protagora e Trasimaco, poi criticati da Platone (4.6). In Plutarco emergono, più chiaramente che in Tucidide, il dissenso politico e i limiti del potere esercitato da Pericle (4.7). A Pericle sono perfino attribuite capacità taumaturgiche, sempre assimilate alle ben note capacità oratorie, secondo la tradizionale associazione tra oratoria e medicina (4.8). Pericle si accompagnava a Protagora anche per perfezionarsi sulle antilogie (4.9). Di tale prassi rimane per noi una traccia attraverso le Tetralogie di Antifonte. La seconda tetralogia di Antifonte infatti è molto simile a un caso dibattuto tra Protagora e Pericle. Antifonte può aver generalizzato l’evento specifico ed averlo reso paradigmatico, ad uso degli specialisti e degli studenti di retorica (4.10). Nel frammento a noi pervenuto dell’orazione samia, Pericle riprende principi di Anassagora e Protagora. Non gli era difficile conciliare il pensiero dei due filosofi, tra loro legati da alcuni elementi condivisi, come si è visto all’inizio di questo capitolo. Anche il comportamento di Pericle in occasione della morte di Paralo, il suo ultimo figlio legittimo, dimostra familiarità con entrambi i pensatori. Pericle però nell’orazione samia dimostra grande originalità di pensiero, riuscendo a ricorrere al metodo congetturale, enunciato da Anassagora, per esprimersi in modo personale sull’esistenza e l’immortalità degli dèi, come aveva fatto Protagora nella sua opera Sugli dèi. Pericle, diversamente da Protagora, non rimane agnostico; al contrario si esprime in favore dell’esistenza e dell’immortalità divine. Pericle anzi pone tale affermazione come premessa per sostenere che anche i caduti per la patria siano divenuti immortali. Nell’orazione samia si ha un esempio evidente di come Pericle ricorresse agli strumenti concettuali perfezionati dai pensatori contemporanei, di come riuscisse a conciliarli tra loro e riproporli in maniera originale, soprattutto di come li rendesse funzionali alle proprie necessità politiche. Nel caso specifico, l’affermazione sugli dèi mira a celebrare i caduti per la patria, ormai pari agli immortali, e la vittoria contro Samo, di cui Pericle era stato artefice. Pericle dunque ricorre abilmente al pensiero di alcuni pensatori, di cui amava circondarsi, per favorire la propria affermazione retorico-politica. (4.11).
Cap. 5 Damone
Isocrate e Platone testimoniano che il musico Damone è stato assieme ad Anassagora un collaboratore di Pericle. La notizia risale almeno al quinto secolo, grazie a un frammento comico. Plutarco riprende tale tradizione, precisando che Damone è stato non un musico ma soprattutto un sofista accanto a Pericle. La presudoaristotelica Costituzione degli Ateniesi attribuisce a Damone la maggior parte dei provvedimenti di Pericle e conferma la notizia fornita da Plutarco, secondo cui Damone è stato ostracizzato. Un passo della Repubblica platonica riguardante Damone permette di iniziare a contestualizzare il rapporto tra musica e politica (5.2). Il rapporto tra musica e politica è piuttosto stringente nella cultura antica, specie di matrice pitagorica, e avviene all’insegna della persuasione. La musica infatti influenza gli stati d’animo e dunque le opinioni. La politica agisce sullo stesso principio, tendendo a conquistare il consenso proprio attraverso l’influenza delle opinioni. Il punto d’incontro tra i due ambiti avviene nel passaggio decisivo dalla parola cantata, accompagnata da musica, alla parola in sé, dalla poesia lirica in senso lato alla prosa dell’oratoria. Un personaggio centrale in tale passaggio risulta essere Gorgia, le cui ricerche sembrano essere parallele a quelle contemporanee di Damone. Quest’ultimo in particolare si concentrava sui modi musicali, che erano collegati a specifici stati d’animo. Damone accanto a Pericle quindi appare essere non solo un musico ma soprattutto uno specialista della comunicazione, in grado di consigliare Pericle in merito al conseguimento del consenso. Non a caso dunque a Damone risalirebbero i principali provvedimenti presi da Pericle; Damone può aver consigliato Pericle su quali decisioni prendere, in base all’effetto che esse avrebbero suscitato nell’opinione pubblica. Non è corretto dunque dissociare l’attività di musico da quella di sofista o perfino negare che Damone sia stato un sofista. Proprio in virtù delle sue competenze musicali, Damone è stato un consigliere politico accanto a Pericle. Per questo peraltro è stato ostracizzato (5.3).
Cap. 6 Conclusioni
Pericle è stato certamente un promotore culturale, un catalizzatore di talenti molteplici e vari per provenienza e interessi. Non è un caso che ingegni quali quelli di Anassagora e Protagora, non meno che Erodoto e Ippodamo, si siano ritrovati presso di lui, in modi e tempi diversi. Pericle però è stato anche un uomo di cultura in prima persona, si è formato presso alcuni di queste grandi personalità, ha improntato il proprio modo di pensare e i propri comportamenti su alcuni dei loro insegnamenti, ha orientato la propria attività politico-militare, in primo luogo oratoria, sulla base degli apprendimenti da lui assimilati. Si può dire dunque che Pericle sia stato in prima persona un rappresentante insigne del cosiddetto “Illuminismo greco”, che non a caso corrisponde in massima parte con il trentennio del suo dominio sulla scena politica ateniese. In Pericle ritroviamo insegnamenti di Anassagora, Protagora e Damone – i più riconoscibili per noi – calati nella realtà storico-politica contemporanea. Pericle realizza aspetti delle teorie politiche di Protagora, adotta il metodo congetturale e lo schema bipartito di Anassagora, ricorre all’esperienza di Damone in funzione propagandistica, insomma traduce in azione ciò che l’avanguardia culturale contemporanea stava elaborando al suo fianco. Anche per questo dunque andrebbe ricordato e valutato, non solo come un accentratore ma anche come un produttore di saperi in atto
Fedeltà senza dogmatismo. L'epistemologia di Lucrezio
Il presente studio intende offrire una via d’accesso alla vexata quaestio concernete la relazione dottrinaria che intercorre tra Lucrezio ed Epicuro a partire dal terreno dell’epistemologia. A scapito dell’esistenza di diversi, piuttosto recenti, studi dedicati all’indagine di singoli aspetti della gnoseologia epicurea in cui viene dedicato spazio alla valutazione del rapporto tra quanto emerge dai versi di Lucrezio e gli scritti superstiti di Epicuro, si avverte la mancanza, nel panorama della letteratura critica, di un lavoro monografico interamente dedicato al vaglio dei molteplici aspetti dell’epistemologia epicurea racchiusi nel De rerum natura (DRN). Lucrezio, ancor più del Maestro, viveva e scriveva in un’epoca in cui i problemi epistemologici erano all’ordine del giorno, e la convinzione che guida la dissertazione è che l’opera del poeta e filosofo latino, pur mantenendosi fedele agli insegnamenti cardine della dottrina epicurea (di cui fu sostenitrice e promotorice), non costituisca affatto una mera traduzione in versi latini dei (primi quindici?) libri del Περὶ φύσεως di Epicuro, quanto, piuttosto, una loro riproposizione almeno in parte critica e meditata, sulla base di un attento e strategico confronto con posizioni, istanze e problematiche filosofiche (dagli Stoici agli Scettici academici, dai Cirenaici alla letteratura paradossografica) che eccedono l’orizzonte (e, dunque, gli scritti) del maestro. Il lavoro risulta diviso in tre macro-parti, ognuna dedicata a un diverso aspetto della gnoseologia sviluppata nell’ambito della scuola di Epicuro. La Parte Prima, “La canonica”, è ripartita, a propria volta, in due capitoli: nel primo (Canonica, cap. I) è posto a tema il corrispettivo lucreziano della αἴσθησις, il sensus, il cui statuto è indagato in particolare a partire dalla questione della polemica antiscettica e dell’attendibilità dei sensi contenuta nel IV libro del DRN; il secondo (Canonica, cap. II) si concentra invece sulle affezioni (uoluptas e dolor), la prolessi (notitia/notities) e gli “slanci” dell’animo (animi iactus/iniectus), criteri rispetto ai quali Lucrezio, pur non abdicando alla maniera peculiarità con cui li concepiva il maestro, non indugia ad andare oltre il dettato dello stesso (come accade per il ruolo epistemologico che uoluptas e dolor vengono a ricoprire indipendentemente dall’intervento dell’animus), allinenadosi non di rado (come nel caso dell’inclusione dell’animi iactus/iniectus tra i criteri del vero) alle posizioni di altri Epicurei seriori. La Parte Seconda, “Il metodo delle molteplici spiegazioni”, si sofferma, da un lato, agli aspetti più teorici del πλεοναχὸς τρόπος (DRN V 526-533, VI 703-711), rispetto ai quali vengono posti in luce gli elementi della ricezione lucreziana del metodo difficilmente sovrapponibili alla formulazione offerta da Epicuro (in Hrdt. 78-80, Pyth., e Nat. XI), tra i quali l’insistenza sul darsi di una sola causa vera tra le molte possibili. Dall’altro, viene considerata la trattazione meteorologica lucreziana relativa allo studio di alcuni fenomeni specifici, allo scopo di apprezzare, al di là della teoria, come il poeta applichi il metodo delle spiegazioni molteplici e al fine di rintracciare eventuali polemiche (specialmente antistoiche) sottese ai suoi versi che non sembra di poter ricavare dai testi del maestro, non perlomeno da quelli di cui ad oggi disponiamo. Fondamentale, in relazione ai fenomeni atmosferici e terrestri indagati nel VI libro, il ruolo (plausibilmente) svolto tanto dalla Meteorologia siriaco-araba (i cui contenuti sono generalmente ascritti a Teofrasto, ma la cui paternità risulta in realtà assai controversa), quanto dalla letteratura paradossografica, il confronto con la quale costringe a chiedersi se Lucrezio non avalli una “estensione” del metodo delle molteplici spiegazioni a una classe di fenomeni di cui Epicuro, forse, non dovette occuparsi. La Parte Terza, “La semiotica”, infine, è riservata a un’indagine delle strategie lucreziane volte a «vedere l’invisibile». In essa si argomenta come il continuo porre dinnanzi allo sguardo del suo lettore l’evidenza fenomenica, che richiama, per certi versi, la tecnica “terapeutica” filodemea del «portare davanti agli occhi» (cfr. τιθέναι πρὸ ὀμμάτων, De ira, col. 1, l. 23 Armstrong-McOsker) richieda, per essere compresa appieno, che si tenga conto tanto delle leggi e dei precetti insegnati dal maestro (spec. in alcuni paragrafi di Hrdt. e Pyth., e in alcune colonne di Nat. XXXIV), quanto degli esiti conseguiti dalle ricerche degli Epicurei seriori in tema di semiotica e inferenza analogica, di cui fonte per eccellenza è il trattato De signis di Filodemo
Unicità delle persone, risorsa e forza dei sistemi inclusivi
«La diversità, nella profonda unicità di manifestazione di ciascuna
esistenza, è essenziale fattore di libertà e pienezza di ogni esperienza umana. Alla varietà dei profili umani, alla varietà di pensiero, azione, credo e orientamento degli individui, si lega la forza dei sistemi ai quali gli individui appartengono. Si tratta di una forza intesa come capacità di resistenza a fattori anche traumatici di cambiamento, come capacità di resilienza ed evoluzione» (p. 7)
Strategie di coping e sviluppo dell’identità scolastica in adolescenza
The aim of this study was to investigate the relation between coping strategies and educational identity in adolescence, with a focus on gender and age differences. 298 adolescents (42.6% males and 57.4% females) participated in this study. A self-report questionnaire was used to collect data. Analyses of variance revealed that males reported higher educational commitment than females. Furthermore, females used more often social support as an useful coping strategy, whereas males adopted more often the strategy of control. Correlations and regression analyses indicated that active coping strategies (i.e., control and seeking social support) were significantly related to commitment and exploration in depth, that are processes which underpin the formation of a stable educational identity. Moreover, the avoidance of problems was related to reconsideration of educational commitment, but only in the older adolescent sub-group
Che ne è degli adolescenti che abbandonano la scuola? Percorsi identitari e ansia in adolescenti lavoratori e studenti
Lo scopo di questo studio consiste nel far luce sulla condizione degli adolescenti che abbandonano precocemente il proprio percorso formativo, prestando particolare attenzione ai processi di formazione dell’identità e al rapporto che hanno con la manifestazione di forme di disagio emotivo. Hanno partecipato alla ricerca 1524 adolescenti (46.9% maschi) di età compresa tra i 14 e i 19 anni. Nello specifico, 435 adolescenti che hanno abbandonato precocemente la scuola e hanno iniziato a lavorare sono stati confrontati con 1089 coetanei iscritti ai vari ordini di scuole. I partecipanti hanno completato un questionario self-report finalizzato a misurare l’identità riferita agli ambiti formativo/lavorativo e relazionale e l’ansia. I risultati hanno mostrato che i partecipanti possono essere classificati in cinque stati dell’identità: acquisizione, chiusura, searching moratorium, moratorium e diffusione. È emerso che mentre tra i maschi lo stato di acquisizione è più diffuso tra i lavoratori, tra le femmine accade il contrario. Dall’analisi degli specifici ambiti identitari è risultato che per le ragazze lavoratrici è molto difficile identificarsi con il proprio impegno lavorativo. Inoltre, i lavoratori e le ragazze riportano livelli più alti di ansia. Infine, mentre nel caso degli studenti la percezione di ansia è associata sia all’identità formativa sia a quella relazionale, nel caso dei lavoratori è associata solo all’identità lavorativa
“To choose or not to choose?” An experience of action-research with adolescents
The concept of action-research was initially developed by Kurt Lewin (1952) as a comparative research method on the conditions and effects of the several forms of social action, and it was aimed at promoting social action itself. The principles proposed by Lewin were applied in an action-research project carried out with students of a secondary school in the context of the broader EQUAL project “The value of the difference”, aimed at promoting and supporting women entrepreneurs. The relevance of this action-research arose from the awareness that, among the several developmental tasks adolescents have to deal with, the formation of their educational/vocational identity is the most important. Consequently, this implies that adolescents should be capable of making a reasoned choice that originates from the analysis of their personal characteristics as well as from the evaluation of the opportunities offered by the context where they live. Therefore, it is particularly important that adolescents can choose their future goals without being influenced by stereotypes, such as gender stereotypes, that can draw them into predefined routes, subsequently experienced as suffocating prisons. Specifically, the purpose of this action-research was to investigate the adolescents’ future plans and to understand if they could be affected by gender stereotypes. The action-phase was based on the results of the research and was aimed at helping these pupils to make their own choices, without being influenced by gender stereotypes
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