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    Il mercurio nei sedimenti costieri del Nord Adriatico: dal Golfo di Trieste alla Laguna di Marano e Grado

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    L’area costiera del Friuli-Venezia Giulia evidenzia una significativa anomalia nelle concentrazioni di mercurio (Hg) nei sedimenti associata a due principali fonti di contaminazione accertate. La prima è legata al fiume Isonzo, che sfocia nel Golfo di Trieste; la seconda è rappresentata dal sistema fluviale Aussa-Corno, che sfocia all’interno della Laguna di Marano e Grado. Gli apporti dell’Isonzo sono ricchi di Hg proveniente dai terreni contaminati della zona mineraria di Idria, nella Slovenia occidentale. La miniera, considerata la seconda più grande al mondo per produzione di Hg, ha operato per circa 500 anni, fino alla sua chiusura definitiva nel 1996. Sono state estratte oltre 5 milioni di tonnellate di roccia mineralizzata (principalmente cinabro, α-HgS, ma anche Hg nativo). Gran parte del metallo presente nei suoli, nei sedimenti superficiali dell’Isonzo e dell’Idrijca, è Hg rimobilizzato dall’attività mineraria attraverso i condotti di ventilazione della miniera e i camini dell’impianto di “arrostimento” della roccia estratta. Nei sedimenti dell’Idrijca, le concentrazioni di Hg rilevate sono variabili tra 100 e 300 μg/g, con picchi superiori a 1000 μg/g in prossimità di Idrija (Gosar et al., 1997). L’impatto dell’attività estrattiva è evidente nel Golfo di Trieste, a circa 120 km dalla sorgente: alla foce dell’Isonzo, le concentrazioni di Hg sono prossime a 30 μg/g, due ordini di grandezza superiori al background naturale locale (0.13 μg/g, Covelli et al., 2006). Questi valori diminuiscono esponenzialmente allontanandosi dalla foce verso il mare aperto (Covelli et al., 2001). L’evoluzione storica della contaminazione da Hg è registrata in alcune carote di sedimento del Golfo e risulta ben correlata alla produzione di Hg a partire dal 1800, quando l'attività estrattiva ha iniziato a crescere in modo esponenziale (Covelli et al., 2006). I tassi di accumulo di Hg recenti nel Golfo di Trieste sono da uno a due ordini di grandezza superiori a quelli del fiume Po, la principale fonte di sedimenti nell’Alto Adriatico. L'inventario cumulativo di Hg ha permesso di stimare approssimativamente la quantità di metallo sepolto nei sedimenti del Golfo così come nell’adiacente Laguna di Marano e Grado. Le stime per difetto indicano che solo una quantità limitata (circa 1500 t.) del Hg estratto e rilasciato nell'ambiente è stato accumulato nei sedimenti costieri, suggerendo che una notevole quantità di Hg possa essere ancora presente nel bacino idrografico dell’Isonzo, in alveo così come nei suoli alluvionali potenzialmente soggetti ad erosione. Il particellato in sospensione fluviale rappresenta tuttora il più importante vettore di Hg nel Golfo e nell'adiacente Laguna durante gli eventi di piena quando la plume fluviale isontina, deviata verso SW dal vento di Bora (ENE), con la complicità del flusso di marea che agisce come un nastro trasportatore, permette al Hg associato alle particelle siltoso-argillose, di entrare in Laguna ed accumularsi nelle piane di marea e nelle barene (Covelli et al., 2007). Questo meccanismo ha determinato la presenza di un gradiente di concentrazione nei sedimenti superficiali della Laguna con un decremento progressivo di Hg est-ovest, da 12 a 1 μg/g (Acquavita et al., 2012), solo parzialmente influenzato dallo sversamento di Hg di provenienza industriale nel fiume Aussa, immissario della Laguna, riconducibile all’impianto soda-cloro del complesso industriale di Torviscosa (UD) operativo in epoca più recente (1949-1984). Gli spessori di sedimento lagunare contaminato variano in relazione alla vicinanza con la sorgente principale di Hg, fino a 50-100 cm nel settore orientale e 20-30 cm nel settore occidentale del bacino (Covelli et al., 2012). Le analisi sulla speciazione del Hg, ovvero le diverse forme chimiche con cui il metallo è presente nei sedimenti attraverso tecniche di estrazione sequenziale selettiva o desorbimento termico, hanno evidenziato che il metallo è presente in forma detritica (α-HgS) nei sedimenti siltoso-sabbiosi in prossimità della foce fluviale isontina e nei lidi costieri ad essa adiacenti (Biester et al., 2000). Più distante dalla foce, il Hg è, invece, parzialmente associato a specie più mobili e potenzialmente bioaccessibili rispetto all’α-HgS, adsorbito sulla superficie dei minerali argillosi e/o parzialmente complessato dai colloidi e dalla sostanza organica senza escludere la presenza di α-FeOOH-Hg o β-HgS (Petranich et al., 2022). La presenza del metil-Hg nei sedimenti del Golfo è stata riscontrata in percentuali normali per gli ambienti marini costieri (< 1% del Hg totale), evidenziando un incremento della concentrazione all’aumentare della distanza dalla foce del fiume Isonzo in relazione ad un maggiore contenuto della componente fine nei sedimenti di fondo. Ciò suggerisce che le aree costiere dove potenzialmente si verifica la metilazione nei sedimenti di fondo non sono necessariamente quelle con le più alte concentrazioni di Hg totale nella zona litorale. Attualmente, sebbene l’attività estrattiva della miniera di Idria si sia arrestata e nonostante una tendenza al graduale decremento sia indicata in particolare dai profili all’interno della sequenza sedimentaria del Golfo, a causa del protrarsi e dell’estensione della contaminazione nell’intero bacino fluviale isontino, non è ipotizzabile, almeno a breve termine, una drastica riduzione degli apporti di Hg negli ambienti costieri della regione

    Unveiling the creative self in midlife: A qualitative study of Italian women’s psychosocial transformation journeys

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    : This qualitative study explores the psychosocial experiences of midlife Italian women, focusing on the evolution of their creative self. Using Interpretative Phenomenological Analysis, we examined narratives from eight women aged 51-62, capturing their spontaneous perception of the changes characterizing this phase of their life, with a particular focus on the subject of creativity. Three major themes emerged from the interviews: (1) Personal Growth, highlighting increased self-awareness, resilience in the face of adverse events and a deeper connection with their bodies; (2) Relationships with Others, underscoring shifts in friendships, family dynamics, and how relationships foster creativity; and (3) The Creative Self, which explores the redefinition of creativity in midlife as part of a broader transformative process. The study offers new insights into how midlife can serve as a fertile period for personal and creative development, challenging the dominant focus on loss often associated with ageing. This work contributes to the literature by highlighting the underexplored positive transformations occurring during this phase, particularly in the Italian socio-cultural context

    Natural background values for heavy metals in the sediments of a contaminated Northern Adriatic lagoon environment: a geochemical perspective

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    Major and trace elements were determined in 14 sediment cores collected from the Marano and Grado Lagoon (northern Adriatic sea). The lagoon is contaminated by several harmful priority substances, heavy metals included, and it has also been declared a “polluted site of national interest” (SIN) mainly due to high Hg concentrations in sediments. Based on a normalization procedure involving predicted linear relationships for “metal vs Al” obtained from the core subsamples, background values for each metal were evaluated on a regional scale and according to the grain-size variability. Compared to Environmental Quality Standards reported in the Italian laws and regulations, the estimated background ranges show that bottom sediments are naturally “enriched” in some metals, such as Cr, Ni and Cd especially in sediments with a high percentage of the fine component. A correct evaluation on sediment quality status should be made on the basis of regional background values for each metal, taking into account local geochemical characteristics, i.e. mineralogical composition and grain-size variability of sediments

    Mercury in the water column of the Gulf of Trieste is still an environmental issue: the legacy of the Idrija mine twentyfive years after its closure

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    Mercury (Hg) contamination in the Gulf of Trieste (GT, northern Adriatic Sea) is due to historical mining activity in Idrija (Slovenia) and still represents an environmental issue of great concern (Covelli et al., 2001; Covelli et al., 2021). Indeed, the freshwater inputs from the Isonzo/Soča River have been identified as the main source of Hg into the GT. At the river mouth, the element was found to be mainly associated with the suspended particulate matter, especially following periods of medium-high river discharge and river plume events in the GT (Covelli et al., 2006; 2007). The primary aim of this research is to evaluate the occurrence and distribution of both dissolved (DHg) and particulate (PHg) Hg along the water column in the northernmost sector of the GT, a shallow and sheltered embayment suitable for the accumulation of fine sediments and contaminants. In order to achieve this objective, sediment and water samples were collected at six sites which were representative of different targets, such as mussel farming and tourism activities. Moreover, different environmental conditions including unperturbed and perturbed hydrological conditions, induced by both natural and anthropogenic factors, were taken into account. The amount of Hg in the surface sediments (0.77–6.39 μg g-1) as well as the relationship between the Hg concentration and the percentage of the 2-16 μm grain size fraction from this study were found to be consistent with previous research focused on the whole Gulf, thus testifying the common origin of the sediment. Results showed a notable variability of DHg (0.07–149 ng L-1) and PHg (0.39–12.5 ng L-1) depending on the interaction between riverine and meteo-marine hydrological conditions at the time of sampling. Mercury was found to be mainly partitioned in the suspended particles and elevated values of PHg were observed following periods of high discharge from the Isonzo/Soča River confirming that the river discharge may represent an important factor in regulating the amount of PHg in the GT

    Processi di rimobilizzazione e trasformazione del mercurio nei sedimenti e possibili strategie di mitigazione

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    La presenza e il destino del mercurio (Hg) nell’ambiente rappresentano una problematica di rilevanza globale, a causa della sua tossicità e della biodisponibilità della sua forma più tossica, il metilmercurio (MeHg) (Ullrich et al., 2001). La maggior parte del Hg rilasciato nell’ambiente da fonti naturali e antropiche tende ad accumularsi nei sedimenti, impattando negativamente sulla qualità ambientale dei sistemi acquatici. La Laguna di Marano e Grado (Alto Adriatico) costituisce un esempio di un ambiente soggetto a contaminazione da Hg, dovuta principalmente a due fonti: il trasporto di particellato da parte del fiume Isonzo, il cui bacino idrografico è influenzato dall’attività mineraria storica della miniera di Idria (Slovenia), e gli scarichi di un impianto cloro-soda, attualmente dismesso (Covelli et al., 2009, 2012). In questo contesto, i sedimenti contaminati da Hg (fino a circa 10 μg/g, Acquavita et al., 2012) rappresentano una fonte secondaria di contaminazione per la colonna d’acqua a seguito di processi biogeochimici che possono favorire la metilazione ed il rilascio di Hg e MeHg all’interfaccia acqua-sedimento, specialmente in condizioni di anossia. Allo scopo di valutare il comportamento biogeochimico del Hg all’interfaccia acqua-sedimento in diverse condizioni ambientali riscontrabili in laguna, in passato sono stati realizzati esperimenti in situ con camere bentiche sia in aree lagunari naturali (Covelli, 2012; Emili et al., 2012; Faganeli et al., 2012) sia in ambienti più confinati e potenzialmente vulnerabili agli effetti della contaminazione, nello specifico una delle più produttive valli da pesca della Laguna di Grado (Val Noghera, Petranich et al., 2018). I risultati hanno evidenziato flussi bentici più elevati in estate, legati alla degradazione batterica della sostanza organica e a processi di metilazione più efficienti. Nel settore orientale della laguna, i flussi di MeHg possono raggiungere valori fino a tre ordini di grandezza superiori rispetto ad altre aree, sebbene la forma predominante di Hg sia il cinabro, scarsamente biodisponibile. Tra le zone maggiormente interessate, la Val Noghera mostra i rilasci più elevati, in estate, con flussi massimi di Hg pari a 153 μg m−2 d−1 e di MeHg fino a 46,2 μg m−2 d−1 (Petranich et al., 2018). Esperimenti di incubazione in laboratorio hanno confermato che l’assenza di ossigeno e l’instaurarsi di condizioni di solfato-riduzione favoriscono la rimobilizzazione del Hg dai sedimenti (Covelli et al., 2008; Emili et al., 2011), con flussi durante le fasi anossiche fino a circa 700 e 500 ng m−2 d−1 di Hg e MeHg, rispettivamente. Il rilascio di Hg e MeHg all’interfaccia acqua-sedimento può favorire il bioaccumulo lungo la rete trofica (Bettoso et al., 2023), con potenziale rischio per la fauna marina e la salute umana rendendo necessari interventi di mitigazione. La bonifica dei siti contaminati da Hg può essere attuata attraverso diverse strategie. Tra queste, l’uso di ammendanti ecosostenibili si è affermato come un approccio a basso costo e basso impatto. Tra questi, il biochar è altamente poroso, dotato di numerosi gruppi funzionali e, sebbene non consenta la rimozione del Hg dall’ambiente, ne favorisce l’adsorbimento, riducendone la mobilità e la disponibilità ad essere coinvolto in processi di metilazione (Yang et al., 2021). Sulla base dei dati pregressi relativamente all’interfaccia acqua-sedimento, è stato realizzato un esperimento di incubazione per valutare l’efficacia del biochar nel mitigare la mobilità di Hg e MeHg dal sedimento alla colonna d’acqua. L’esperimento ha previsto l’utilizzo di due camere bentiche, confrontando un sedimento ammendato con biochar e un sedimento non trattato (campionato in Val Noghera), e monitorando nel tempo le variazioni dei parametri chimico-fisici, Hg, MeHg, Fe, Mn, H2S e nutrienti durante una transizione ossico-anossica e nella successiva fase di riossigenazione (Pavoni et al., 2025). Nella fase iniziale dell’esperimento è stato osservato un rapido consumo dell’ossigeno disciolto, più marcato nel sistema non trattato, accompagnato da un aumento di ammonio, fosfati, Fe e Mn, a causa della remineralizzazione della sostanza organica e della riduzione degli ossi-idrossidi di Fe e Mn. Nel mesocosmo non trattato, in condizioni anossiche, sono stati riscontrati i valori massimi di Hg (64,3 ng L−1) e MeHg (53,1 ng L−1) in fase disciolta. Al contrario, nel sistema ammendato le concentrazioni sono rimaste significativamente più basse, con concentrazioni medie di Hg pari a 12,7 ± 3,8 ng L−1 e di MeHg pari a 4,26 ± 1,26 ng L−1, corrispondenti a una riduzione media rispettivamente del 75 e del 90% (Fig. 1b). I risultati suggeriscono che il biochar ha efficacemente mitigato il rilascio di Hg e MeHg all’interfaccia acqua-sedimento, riducendo il potenziale di metilazione, limitando lo sviluppo di condizioni anossiche e favorendo il rapido ripristino di un ambiente ossico. A seguito dei risultati emersi, sviluppi futuri si concentreranno sulla realizzazione di un esperimento in situ, per verificare l’efficacia del biochar in condizioni ambientali reali. Questo approccio permetterà di valutare al meglio l’applicabilità di tale strategia in contesti lagunari contaminati da Hg

    Frankie Covelli and Young Stuhley (left)

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    This record was harvested from a previous catalogue system and will be withdrawn in 2025. Information in this record may be superseded or incomplete. Visit this record in UMA's new catalogue at: https://archives.library.unimelb.edu.au/nodes/view/261502345971 Item: [1987.0094.00210] "Frankie Covelli and Young Stuhley (left)

    Storia de' fenomeni del Vesuvio avvenuti negli anni 1821, 1822 e parte de 1823 <dt.>

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    Teodoro Monticelli e. N[icole] Covelli. A. d. Ital. übers. v. N. Nöggerath u. J. P. Paul

    Lettera inedita di Nicola Covelli a Teodoro Monticelli con riferimenti al << Prodromo della mineralogia vesuviana>>

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    La missiva di Nicola Covelli a Teodoro Monticelli fa parte del materiale raccolto negli anni del prof. Antonio Parascandola in possesso del nipote Pasquale che gentilmente mi ha omaggiato...Published63-77OS: Terza mission

    Occurrence and speciation of mercury in the recent sediments of the western coastal area of the Gulf of Trieste (northern Adriatic Sea): is the legacy of historical mining still present?

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    Mercury (Hg) contamination in the northern Adriatic Sea (Italy) is still an issue of environmental concern due to historical mining at Idrija (Slovenia) which was the second largest Hg mine worldwide (Covelli et al., 2001). The Isonzo/Soča River inputs continue to convey mercury-enriched particles into the coastal area where the element was accumulated in the sediment compartment and transported longshore towards the nearby Marano and Grado Lagoon (Covelli et al., 2007). This study is focused on the surface sediments from the coastal area in front of the eastern sector of the Marano and Grado Lagoon, where a nearshore depositional system made up of relict and active migrating sandbanks extends up to 2 km seawards from the beachfront (Bezzi et al., 2021). The primary aim of this research is to evaluate the occurrence and distribution of Hg in the surface sediments, their grain size composition and potential relationships between Hg concentrations and the prevalence of distinct grain size fractions. Since sediments may also act as a secondary source of contamination due to biogeochemical processes at the sediment-water interface and resuspension events induced by both natural and anthropogenic factors, Hg speciation through thermal desorption technique (Petranich et al., 2022) was also performed to identify the main Hg compounds. A total amount of 122 surface sediment samples was collected and analysed for grain size composition and total Hg (THg). Mercury (Hg) speciation analysis was applied as well on a subgroup of samples which were selected following both statistical and geographical criteria. Sand is the most common mean grain size in the central sector of the investigated area whereas the eastern and western ends are dominated by the silty fraction. The concentration of THg in the sediments varies widely, ranging overall from 0.16 to 59.1 μg g-1. Overall, the highest concentrations of THg were observed in the sediments showing a prevalent very fine sand fraction, most likely due to the occurrence of detrital form of Hg (cinnabar particles). This evidence was confirmed by the speciation analyses which identified cinnabar (α-HgS) and metacinnabar (β-HgS) as the main Hg species in sediments thus testifying to a generally scarce mobility of the element present as a sulphide. This evidence supports the hypothesis that the effects of a resuspension event would be negligible in terms of increase of dissolved Hg in the water column and we could expect a rapid settling back of Hg to the sea bottom in association with the sediment particles
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